Zucca in brodo giapponese.

La lettura del New York Times può portare piacevoli scoperte anche culinarie…

Rivisitata, al solito.

Una piccola zucca: a pezzi. Con alcuni tipi di zucca, se vi va, potete anche lasciare la pelle.

Intanto preparate il brodo: due strisce da 2 cm di larghezza di alga kombu, in 4 tazze di acqua fredda; portate a ebollizione; lasciate in infusione per 10 minuti; togliete l’alga (potreste volerla usare alla fine, tenetela da parte); aggiungete una manciata di fiocchi di bonito; lasciate in infusione un paio di minuti; togliete i fiocchi di bonito (potete buttarli o riutilizzarli per un altro brodo ancora).

Mettete la zucca in una padella un po’ profonda. Io ne ho una per quando faccio dosi industriali di ragù che è perfetta. Aggiungete il brodo. Portate a ebollizione. Quando la zucca è quasi tenera, aggiungete 4 cucchiai di salsa di soia, 3 cucchiai di mirin, 2 cucchiai di aceto di riso. Quando la zucca è tenera, in una ciotolona. Fate bollire il brodo.

Una bella bistecca, un po’ mista: a fettine. Cuocetene un po’ alla volta nel brodo, poi mettetele sulla zucca.

Decorate con tre scalogni a fettine, se vi va anche l’alga kombu; versateci sopra il brodo.

Con un buon riso giapponese (il nuovo microonde ha anche un programma per far cuocere il riso che è una meraviglia) in una ciotolona è perfetto.

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Torta al fenugreek.

Ricetta da Jerusalem di Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi. Pochissimo rivisitata, la segno qui così ce l’ho anche in assenza del mega-tomo…

2 cucchiaini di semi di fenugreek: a mollo in 500ml di acqua fredda; portare a ebollizione, lasciar sobbollire per 25 minuti.

Intanto: 500g di farina di semola, 75g di farina bianca, 75g di pinoli tritati grossolanamente: mescolare; aggiungerci 40g di burro fuso, 80ml di olio di girasole e 80ml di olio d’oliva.

Unire al composto farine/grassi i semi di fenugreek cotti, 1/2 cucchiaino di sale, 1/2 cucchiaino di lievito “da dolci” (bicarbonato e cremor tartaro, insomma, se dovete farvelo da voi), 1 cucchiaino e 1/2 di lievito di birra, 180ml dell’acqua calda in cui avete cotto il fenugreek. Mescolare e impastare bene. Mettere in una tortiera da 24cm di diametro ricoperta di carta da forno; disegnare dei rombi sulla superficie; mettete una mandorla al centro di ciascun rombo (io me le sono dimenticate, questa volta – faremo senza).

A riposare un’ora! Verso la fine dell’ora accendere il forno a 220º (200º se ventilato)…

Infornare la torta per 20 minuti, poi abbassare di 20º il forno e cuocere per altri 15-20 minuti.

Verso la fine (5-10 minuti) della cottura della torta, lo sciroppo: 100ml d’acqua, 300g di zucchero superfino. Quando bolle, aggiungere 2 cucchiai di succo di limone, cuocere 4 minuti, spegnere. Dopo due minuti aggiungere 1 cucchiaio e mezzo di acqua di fiori d’arancio e 1 cucchiaio e mezzo di acqua di rose.

Appena la torta esce dal forno, versarci su tutto lo sciroppo, uniformemente.

Si mangia il giorno dopo.

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Kimchi/2.

Ho riprovato a fare il kimchi. Questa volta le dosi sono:

2 piccoli cavoli cinesi: a bagno 12 ore in acqua (8 tazze) e sale (mezza tazza).

Mezza tazza di peperoncino coreano in fiocchi, 6 cipollotti a rondelle, 3cm di zenzero fresco grattato, 7 spicchi d’aglio spremuti, una manciata di fiocchi di pesce giapponesi sbriciolati: mescolati in un ciotolone.

Comporre le due parti nel ciotolone (strizzando un po’ il cavolo).

A fermentare in un vasetto da 1 pinta, nel post più freddo della cucina (accanto alla portafinestra che ha un po’ di spiffero).

Dovrebbe essere pronto tra qualche giorno.

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Habemus.

Jerusalem, di Yotam Ottolenghi.

Ho appena provato una torta – domani la si mangia, deve riposare una notte. Sono anni che non faccio una torta, speriamo in bene…

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Scossa.

Incredibilmente, c’è voluta una somma di malanni fisici (non ancora passati, in via di risoluzione: prima influenza/raffreddore/tosse, poi, mentre il raffreddore era in via di risoluzione, gastroenterite fulminante) per scuotermi un po’ dalla bambagia nera della depressione. Vedi un po’ te…

[Credo abbia aiutato aver finito The Casual Vacancy della Rowling. Che è bello - ripensandoci, probabilmente regge e rende anche di più a una seconda lettura! - ma è di una cupezza e di una malinconia infinite. E anche essere passata da Il Padrino1 a Il mio vicino Totoro come film di intrattenimento per la malata può aver contribuito.]

  1. parte 1 e 2, non so di altre parti. []
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I due dell’oca grassa.

Alla fine siamo andati, dopo due mesi e mezzo di attesa.

Spoiler: è stato al di sopra di ogni aspettativa.

Detto questo, un po’ di dettagli. Per quanto si riesca a dire solo con parole di un’esperienza che coinvolgeva tutti i sensi e qualcosa di più…

Dunque. La cena. Tutte e 14 le portate. Più o meno piccole, ma sommate mi hanno fatto uscire soddisfatta (tanto che non abbiamo preso il formaggio).

Iniziamo con un macaron di barbabietola ripieno di una crema di rafano e panna, mentre beviamo champagne. Io sono scettica sulla fama dei macaron, ma questo è una pallottola di croccante-dolce (la barbabietola) che si scioglie per farti arrivare al morbido-ma-con-kick (la crema). Olé.

Poi arriva il menu vero e proprio…

  • NITRO POACHED APERITIFS (una scelta tra Vodka and Lime Sour, Gin and Tonic, Campari Soda) – siamo andati di Campari Soda. Un cucchiaio di spuma cotta “in camicia” nell’azoto liquido. Da mangiare in fretta, per non doversene poco cerimoniosamente leccare metà dalle mani (indovinate? indovinato!) – mentre dell’essenza di limone viene spruzzata davanti a noi (essendo tra i primi della serata, questa operazione richiede un paio di tentativi).
  • RED CABBAGE GAZPACHO, Pommery Grain Mustard Ice Cream – Un piattino anche questo, con un po’ di deliziosa crema acidula di cavolo rosso, cubettini di cetriolo per il marito e di daikon per me (un piacere scoprire che come nella mia cucina anche in un ristorante così blasonato si pensi che il sostituto ideale del cetriolo, la mia nemesi, sia il rapanellone). Sopra, da mangiare insieme, un gelato salato. Che sorprendentemente funziona – e soprattutto funziona con la crema suddetta.
  • JELLY OF QUAIL, CRAYFISH CREAM, Chicken Liver Parfait, Oak Moss and Truffle Toast – In che senso, “oak moss”? Nel senso che inizi con una impalpabile strisciolina (una cosa quasi clinica!) al sapore di muschio e mangi davanti a una cassettina di muschio, i cui effluvi ti spediscono nella foresta, insieme al toasticino al tartufo nero e al resto del piatto.
  • SNAIL PORRIDGE, Iberico Bellota Ham, Shaved Fennel - Il marito non mangia le lumache. Il marito ha mangiato le lumache. Detto tutto.
  • ROAST FOIE GRAS, Barberry, Braised Kombu and Crab Biscuit – La moglie mangia il foie gras, invece. La moglie ha apprezzato, molto. Il crab biscuit era praticamente una sfoglia di caramello, il cui dolce si mescolava al grasso del fegato con effetti di delizia totale.
  • MAD HATTER’S TEA PARTY (c.1850): Mock Turtle Soup, Pocket Watch and Toast Sandwich – Arriva un cartoncino con la storia della zuppa di finta tartaruga. Se non l’avete mai sentita1, eccola: nel 1800 andava la zuppa di tartaruga. Nel 1800 (e pure oggi) non tutti potevano procurarsi una tartaruga da brodo, ché siam mica Babette Hersant. Quindi c’era una ricetta di zuppa che assomigliava a quella di tartaruga, ma non era di tartaruga bensì di vitello e altri animali più comuni, presa anche per i fondelli da Carroll in Alice (disegno di Tenniel del personaggio della Finta Tartaruga). Quanto al pocket watch: sapete come il Cappellaio Matto di Alice intinse il suo orologio nella teiera? (Ecco, ora lo sapete.) Noi faremo lo stesso: ci vengono dati due “orologi” da intingere e far sciogliere in una teiera di acqua bollente (son praticamente delle bustine da té / dado coperte di oro alimentare). Accanto, due minimi toast al formaggio (il mio senza cetriolo2, quello del marito con). La zuppa è la cosa più umami che abbia mai assaggiato, e risveglia il palato (non so come dire altrimenti). Il toast è morbido fuori (pane a cassetta) e croccantissimo dentro (formaggio fuso), una delizia.  
  • “SOUND OF THE SEA” - OK, questo è il mio piatto preferito della cena, probabilmente. Arriva una conchiglia con degli auricolari che ne escono. Dentro c’è un iPod mini (il marito subito curiosava). Ce li mettiamo. Ecco il suono del mare – io sento le sirene delle navi, il marito dei ragazzini che giocano. Arriva il piatto, che è un giardino zen coperto da un vetro. Sul vetro, da un lato della spuma a – non saprei, mare ma con un tocco di limone e non troppo salato. Dall’altro, la sabbia (ci racconteranno essere acciughe fritte tritate e tapioca) su cui, tra un po’ di samphire e alghe, ci sono dei piccoli tranci di pesce tanto fresco che è croccante. Il contrasto tra la spuma morbida (in consistenza; pungente in sapore) e “sabbia” croccante (viceversa) da solo sarebbe geniale; con quel pesce è esplosivo. Ah, insieme ci beviamo un saké spettacolare.
  • SALMON POACHED IN A LIQUORICE GEL: Artichokes, Vanilla Mayonnaise and Golden Trout Roe – Un misto di salato e dolce e di consistenze che funziona, anche se a vederlo scritto non ci crederesti. Non oso pensare ai tentativi andati a male per mettere a punto questa ricetta, se ci fosse solo un attimo di più di vaniglia o di liquerizia andrebbe tutto a quel paese, e invece. Invece.
  • SADDLE OF VENISON: Beetroot Soubise, Risotto of Spelt and Umbles – Il sommelier, franscesissimo, ci dice “con questo piatto, un vino australiano, che purtroppo è molto buono”. Ridendo, constatiamo che lo è. La sella di cervo si potrebbe tagliare con la forchetta; il risotto di spelta è morbido come si deve – ma ricoperto da una specie di caramello su cui poggia della spelta soffiata, di nuovo una intersezione di consistenze deliziosa. La crema che accompagna il tutto, sapore all’ennesima.
  • HOT AND ICED TEA - Un bicchiere di té per metà freddo e per metà caldo. Anche le consistenze paiono diverse, o forse è solo un inganno del tuo cervello. Così, per ripulire il palato e farti provare una nuova esperienza…
  • BOTRYTIS CINEREA - Ossia, la muffa che rende dolce il vino dolce. Sul piatto, un grappolo d’uva. Ogni acino è di diversa consistenza, dal quasi-liquido al croccantissimo. Ogni acino è lievemente diverso di sapore, ma tutti sanno – appunto – di vino dolce. Io amo i vini dolci, me lo divoro. Insieme: un passito siciliano.
  • THE “BFG”: Black Forest Gateau – Non ci sono bisogno di presentazioni, vero? Un parallelepipedo di cioccolato fondentissimo e croccantissimo, ciliegia e panna spumosa, una crema da mangiare insieme, una ciliegia candita favolosa e “vera” (non di plastica, intendo). Wow.
  • WHISK(E)Y WINE GUMS - Caramelle! Ai whisk(e)y! Alcuni dei quali possono prendere la patente! Presentate su una cartina della Scozia (+ USA) che illustra l’origine.
  • “LIKE A KID IN A SWEET SHOP” – Iniziamo con un cioccolatino “aerato” (come tutto il buon cioccolato, è croccante: ma ha insieme una consistenza spumosa) con una gelatina al mandarino dentro. Buono. Poi, cocco. Infuso al tabacco (e in una confezione uguale a quella del tabacco sfuso, il che mi fa molto ridere). Ottimo. Caramella mou alla mela, con incarto edibile: meglio ancora. E poi, il gran finale: la Regina di Cuori. Una piccola carta da gioco (nella sua busta) è un cioccolatino bianco… ripieno di composta di mele cotogne. Genio.

Ecco. Siamo tornati in albergo dopo quattro ore. Felici. Io avevo anche un po’ di tachicardia (i dolci, come sempre), ma ne è valsa la pena.

Lo rifarei.

  1. se non avete mai letto l’Annotated Alice di Carroll / Gardner, il che è un peccato. []
  2. c’è un minimo disguido e mi arriva un toast con cetriolo! l’errore è rettificato subito con mille scuse. []
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Sospesa.

Sto cercando di rimettermi insieme. Spero di tornare presto.

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Shortbread alle spezie.

Una ricetta natalizia, perfetta per il té, dal sito di Abel&Cole.

Forno a 170 gradi.

Tagliate a cubettini 150 grammi di burro, lasciarlo ammorbidire.

Mescolare 75 grammi di zucchero superfino con la scorza grattata di due clementine, mezzo cucchiaino di cannella, una punta di cucchiaino di chiodi di garofano polverizzati, una punta di cucchiaino di zenzero in polvere.

Mescolare il burro con lo zucchero, usando una forchetta.

Ciotolotta: 150 grammi di farina, 75 grammi di fecola. Un pizzico di sale.

Mescolare il burro+zucchero con la farina. Usare le mani per far entrare la farina nel burro, ci metterete un po’, abbiate fede anche quando sembra che sia solo farina.

Formate un biscottone spesso un centimetro, o tanti biscottini (a me ne son venuti otto) spessi lo stesso; magari decorateli con la forchetta.

In forno 20 minuti. Ai 10 minuti potete metter su il té.

Lasciate riposare 10 minuti.

Intanto il té è bevibile.

Buon té con i biscottini.

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Pancia di maiale arrosto.

(Da una ricetta di Jamie Oliver che ho trovato online, al solito riveduta in corsa.)

Prendete un chilo di pork belly. Non ho mai visto il taglio in Italia (è più spesso della cotenna della cassoeula), ma spero di non aver visto bene o che le cose siano cambiate, perché è molto gustoso; qui in UK si trova, invece, con relativa facilità (io me lo son fatto mandare dai soliti Abel&Cole).

Comunque: prendete la vostra pancia di maiale, mettetela piatta su un tagliere (no, non la volete arrotolata) e incidete la cotenna con un coltello molto affilato (e una certa forza, ma non troppa perché non volete tagliar la carne, solo la cotenna e al limite un po’ di grasso). Salate con del sale grosso che fate entrare nei tagli. Salate e pepate il sotto. Sbattete in forno caldissimo a 220 gradi per 40 minuti in una pirofila lievemente oliata; intanto preparate le verdure per la gravy! Tre carote tagliate a metà o in quarti per il lungo e anche a metà per il corto, tre gambi di sedano tagliati a metà, una testa d’aglio rotta in spicchi a cui non avete tolto la buccia, due cipolle tagliate in quarti. Allo scadere dei 40 minuti, o quando il sopra della pancetta è bello cresciuto, abbassate il forno a 180 gradi (se non avete un forno preciso: più verso i 160 che i 200) e lasciate cuocere un’ora. (Intanto preparate i contorni da cuocere, no?) Allo scadere dell’ora, togliete la pancetta dalla pirofila. Ci dovrebbe essere tanto bel grassetto e sughino: rimestateci dentro le verdure, mettete sopra la pancetta, cuocete un’altra ora. Togliete la pancetta, se vi convince la croccantezza della cotenna mettete in caldo/tiepido (se non vi convince, vedi sotto); trasferite verdure e sughino (meno il grasso, se potete) in una pentolina, fate andare qualche minuto e poi filtrate schiacciando bene le verdurine in una ciotola. Se non eravate convinti della croccantezza della cotenna, potete sempre usare questi minuti per rimettere la pancetta nella pirofila e in forno a 220 gradi.

In tre l’abbiam spazzolata tutta, ecco.

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Peperoni ripieni!

Ricetta degli spacciatori di verdura bio. Sentitevi liberi di modificarla (io l’ho già fatto).

Tre peperoni: tagliati a metà, puliti.

Un etto e qualcosa di riso (io ho usato quello misto basmati integrale/selvaggio; saranno state una tazza e qualcosa da crudo): cotto (nella vaporiera da microonde ci mette 20 minuti giusti).

Succo e buccia grattata di un limone, un goccio di aceto di mele, mezzo mazzetto di coriandolo tritato, tre spicchi d’aglio spremuti, una manciatina di scaglie di mandorle, un po’ più di un etto di feta a cubettini, peperoncino a piacere, un goccio d’olio: ci si condisce il riso.

Si riempiono i peperoni di riso, si mette ancora un po’ d’olio (non troppo), si inforna per 40 minuti circa.

Ne vengono tre porzioni buone.

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Life is what happens to you while you’re busy making other plans.

(Non è mia, è – ovviamente – di John Lennon.)

Sei mesi fa (anche qualcosa di più) ero certa che la sera del 16 ottobre sarei stata a vedere (o almeno a sentire, gli upper slips, ossia il loggione di lato, non sono noti per la visibilità) Das Rheingold diretto da Sir Pappano.

Tre mesi fa, pure.

Due settimane fa, mentre facevo l’ultimo atto della Bohéme con la tosse, anche. Non sapevo come, ma ero certa.

L’altroieri, una mail.

Segue furioso scambio di mail.

Beh, il 16 sera sono a Oxford a sentire Papadimitriou (già noto ai miei cinque lettori come il Genio Greco) che parla di sesso, droga e rock ‘n’ roll evoluzione e teoria dei giochi.

(C’è tutto un convegno, prima, che pare altrettanto interessante. Ma non si prestava a giochi di parole del cavolo.)

Se tutto va bene, ovviamente…

(In tutto questo, uno degli organizzatori del convegno mi ha scritto in italiano. Credo sia austriaco. Sono commossa, e un po’ spaventata.)

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