Da domani a lunedì il fiancé va tra i pinguini di Stuttgart, e la scribacchina va a godersi un po’ di aria teutonica (sperando di non aver scordato proprio del tutto la mia lingua preferita).
A più tardi.
Da domani a lunedì il fiancé va tra i pinguini di Stuttgart, e la scribacchina va a godersi un po’ di aria teutonica (sperando di non aver scordato proprio del tutto la mia lingua preferita).
A più tardi.
L’American Psychiatric Association (non esattamente gli ultimi arrivati) potrebbe pronunciarsi ufficialmente a favore dell’estensione del matrimonio alle coppie gay:
gay men and lesbians are full human beings who should be afforded the same human and civil rights.
(Sempre dal New York Times.)
George W. Bush scopre le sfumature politiche tra gli evangelici statunitensi.
(New York Times, registrazione gratuita.)
Stanotte ho sognato che una tartaruga si pappava la tesi. Trovava particolarmente gustosi i numeri di Lefschetz. Ovviamente, era l’unica copia.
(Vero che è un buon segno? Vero?)
sull’iPod in (n+1) versioni diverse. Purtroppo.
Però sono onoratissima di questo doppio passaggio di testimone. Allora:
1. Volume totale dei file musicali:
Su Ezri (il computer), 3,48 GB. Su Julian (l’iPod), 6,39 GB. Non ho ancora travasato troppe cose.
2. L’ultimo CD che ho comprato:
L’elisir d’amore, Gaetano Donizetti. Con l’Espresso. Oggi volevo togliere una goccia all’oceano della mia ignoranza musicale acquistando Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (precedentemente ascoltato solo su copie pochissimo presentabili), ma non l’ho trovato.
3. Canzone che sta suonando ora:
Paper moon, cantata da Ella Fitzgerald.
4. Cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente) (o che significano molto per me):
Il Don Giovanni (diretto da Herbert von Karajan) è il primo disco che ho sentito. Segnata per la vita, temo.
Liceo a base di Queen. It’s a Hard Life e Innuendo sopra tutto.
What’s the frequency, Kenneth? che ha aperto il primo concerto vero a cui sono stata. Ci tengo a precisare che del quartetto-ora-trio il mio preferito è Mike Mills.
Avrei sempre voluto che qualcuno mi invitasse a ballare Crazy degli Aereosmith, oppure Don’t cry dei Guns’n'Roses.
Die Walküre di Wagner, diamine; in particolare il finale con il fuoco.
Da una settimana ascolto a ripetizione il Flauto magico di Mozart e Triple Trouble dei Beastie Boys.
Poscritto. Durante i migliori pomeriggi della mia infanzia suonavano il Boris Godunov di Mussorgskij e Charlie Parker, ma i dischi erano di un amico di famiglia e io ero troppo presa a leggere la sua collezione di fumetti: mi resta l’idea di dovermi fare una cultura jazzistica - e chiunque mi consigli è benvenuto.
5. Persone a cui passo il testimone:
Il fiancé, cui lascio anche il piacere di rivelare l’altro suo soprannome.
Violetta, sorella at heart della cui lista non capirò nulla. Anche se vorrei.
Gilthas, che mi ha spinto al post-fiume qui sotto e quindi dovrò vendicarmi, no?
.mau., che sospetto abbia una collezione di vinili da paura.
E nessuno ha ancora invitato Inve?
Allora, sarà un post chilometrico, bruttino e, in larga parte, egocentrico. D’altra parte è uscito così, e in questi giorni le mie energie vanno più alla tesi che all’editing dei post. Per dei post davvero belli, filate da Gilthas e Inve.
Mi ricordo benissimo la prima volta che ho visto dal vivo due gay baciarsi: è stato in piazza San Babila, il pomeriggio del 25 Aprile 1995. Le due si erano allontanate un po’ dal corteo e si tenevano la mano e - diamine, lo sapete come fa una coppietta a spasso in centro in una bella giornata di sole, no? Bacetto a fior di labbra, quel sorriso delle due metà che si sono trovate e ora si ritroverebbero anche se tutto il mondo si mettesse tra loro, e ti va se andiamo a mangiarci un gelato - tu il cono lo prendi come sempre al cioccolato, amore?
Mi ricordo benissimo di quella tranquillissima testimonianza di esistenza.
Perchè - provateci voi a crescere senza esistere.
Io non ho saputo che fosse possibile innamorarsi di una persona del proprio sesso fino a dodici anni. Ok, ero una brava bambina stordita. Però - ecco - immaginatevi di arrivare fino a dodici anni senza sapere dell’esistenza della musica. O della matematica, o della poesia: e voi nella vostra testa avete teoremi e sonetti e non potete dirli perché intuite che è strambo e sconveniente solo l’averli pensati.
Provateci voi a pensare di essere i soli al mondo. Tutti sono qualcosa, per voi non c’è una parola. Perché dove sono donne sposate con donne? (Le brave bambine sognano l’abito bianco.) Dove sono? Come si chiamano? Non ci sono.
E provateci voi a scoprire che la parola per quel che siete c’è - ed è usata come insulto, o peggio ancora mormorata a mezza voce con tono di disapprovazione.
Provateci voi a scoprire che il vostro innamorarvi - un innamoramento di ragazzina che arrossisce al pensiero di un bacio - è identificato con i film a luci rosse o con i casi umani.
Magari va anche bene - Dio benedica gli anni ‘90. Ma quella come te è un’eroina o (il più delle volte) un eroe che esiste ed è accettato se e solo se perfetto: il deus ex machina della nobile causa o la sempre simpatica spalla o il divo sfolgorante: e tu perfetta e sempre simpatica e sfolgorante non sei. Oppure è qualcosa di estremamente intellettuale. E va bene, dato che a te i libri piacciono (c’hai tempo per leggere, dato che non ne perdi dietro ai ragazzi). E infatti fai la posta a qualunque filmlibroquelchel’è in cui ci sia qualcosa che vagamente assomiglia a. Facendo il classico non va così male - ci rimedi pure l’otto in greco.
Però. Però non è quello di cui hai bisogno. Quello di cui hai bisogno da così tanto, e da così tanto sei senza trovarlo, così tanto che ti sei dimenticata cosa è. (Non esisterà, tu non esisti, ricordatelo. Sì, i film, va bene: ma tu ci credi a quel che vedi al cinema? Tu ci credi alla principessa Leia? Ecco.)
Tutto quello che vorresti è un bacio. Ma un bacio è chiedere troppo, non ne vedi nemmeno sullo schermo del cinema.
Provateci voi a volere un bacio e a non avere le parole per dirlo.
Un giorno poi scoppi, e provi a dirlo.
Provateci voi a stare male come una sedicenne che non ha mai dato un bacio e a sentirvi dire che sicuramente è tutta una costruzione mentale, che passerà, ora non far scenate e piantala con queste storie. Oppure fai schifo, punto. E sei votata all’infelicità, e allora non voglio avere nulla a che fare con te. Provateci voi a sentirvelo dire da qualcuno di cui vi fidate ciecamente.
Vabbé, niente amore. Farò altro. Farò finta. Non sarò io del tutto.
Ma l’istinto di sopravvivenza è forte. Sì, anche l’istinto di sopravvivenza di quello di te che è davvero te.
Un giorno (un giorno per cui non ringrazierai mai abbastanza) riesci a pensare: diamine, il mondo è bellissimo e pieno di ragazze da urlo (l’80% degli esseri umani di sesso femminile è bello da riempircisi gli occhi come i bambini a una festa di compleanno si riempiono lo stomaco di cocacola, in my not so humble opinion). E, diamine, alcune di loro sono pure - come te. Guarda, ad esempio, quell’amica di una conoscente che sta con una ragazza. Let’s give it a try.
Provateci voi a vivere essendo felici e voi stessi e in pubblico per la prima volta a diciannove anni.
Per me è stato un giorno di settembre, nel caffé della libreria Praire Lights di Iowa City, Iowa. Avevo davanti a me un té chai. Avevo attaccato bottone e offerto un caffé a Marie (numi, che delizia quel suo tatuaggio); lei aveva lasciato cadere nella conversazione come lei fosse etero ma avesse molti amici gay, e che divertente il Pride di Chicago con quel tipo travestito da tram (per via di San Francisco). E senti, stasera ti va di venire a una festa? E io che sapevo che lei sapeva ed era tutto normale.
Provateci voi, a considerare normale la parola più desiderabile del mondo. E a sapere che a te non è data. A te sarà dato, però, di sapere quanto poco banale è vivere felice essendo te stessa. Provateci, a scoprire e a imparare ad amare un gusto dato a pochi.
Poi ci pigli gusto, e provi sempre di più a uscire dal tuo bozzolo. La vita chiama. Anche se non è facile - e ringrazia il Cielo di essere a Milano, e che hanno inventato internet.
Provateci voi a dover costruire locali per essere sicuri che lì per un bacio alla tua morosa non rischi di essere molestata. Provateci voi a dovervi iscrivere a una mailing list solo per capire dove uscire con la morosa.
Provateci voi a stare su la notte a leggere le lettere incrociate di centoventi donne che cincischiano (e litigano: son sempre centoventi donne) sul tempo e sui figli e la politica e - e tutto questo è una scusa, tutto quello che stai dicendo davvero è sono lesbica, sono bisessuale, e sono viva né più né meno di un’etero.
Provateci voi a mentire a tutti i tuoi amici per paura di perderli, e a perderli perché hai mentito o perché hai parlato. Provateci, a perdere due chili ogni volta che decidi di dire a qualcuno che in quel film guardavi l’attrice e non l’attore, a scoprire che il coming out fa la pelle bella (davvero), a capire che dovevi arrivarci prima, ma poi il tg riporta come verità assoluta le parole di qualcuno che dice che i tuoi diritti (al lavoro, alla casa e alla salute, ad esempio) sono solo pretese; e provate a prendere la parola davanti alla famiglia e contestare e argomentare e non mollare (tutti quegli anni sui libri invece che a correre dietro ai ragazzi qualcosa sono serviti, leggi veloce e divori giornali e spari dati a mitraglia: l’OMS e l’Olanda e quella tennista).
Provateci a scoprire che poi sei ancora più sghemba, e a scoprire che questa volta le signorine ah ma io lo sapevo che eri normale ti fanno solo ridere o al massimo pena (però, diamine, speravo fosse meglio di così).
Allora capisci che è il momento di iniziare a restituire. Tranquillamente: sarà un lavoro lungo una vita - quella vita a cui sei arrivata anche perché altri non si sono nascosti: quell’amica di una conoscente che sapevi essere lesbica e felice e perché tu dovresti non riuscire?, Marie e i suoi amici vestiti da tram, quell’infernale gineceo della mailing list, Martina Navratilova e le due signorine che si baciavano al 25 aprile del 1995. Provateci voi a sentirvi un compito così sulle spalle.
Provateci, a rispondere a un quindicenne confuso come solo i quindicenni che ti chiede ma come lo sai se sei gay, ma come ti capita? - senza strabordare nell’aneddotica personale ma usando l’esperienza di ventisette anni di vita tua e mille anni di racconti altrui. E intanto gli spieghi pure le disequazioni di secondo grado. Perché non sei una bisessuale, sei tu: un mucchio di cose, e molte ancora da scoprire da te stessa, con tuo sommo piacere e alla faccia di chi immagina quelli come te tutti uguali come tanti triangoli rosa. Provateci, a sapere che rompi i cosiddetti solo esistendo, e tanto più se parli. Provate a sognare di sentirti dire che stai ripetendo cose banali e inutili e ovvie e certo che abbiamo gli stessi diritti, e a scontrarti con la paura travestita da buonsenso e il mondo va così e le cose non cambieranno mai.
Provate l’esaltazione di pensare a quanta strada ha fatto il mondo in trentasei anni; provate a sapere che non basta.
Provateci, a sopravvivere a tutto quanto e ad avere ancora l’energia per otto vite, una manifestazione per i diritti civili, e una tesi in matematica.
Provateci.
Poi provateci voi, a non essere orgogliosi.
[Una noterella, per chiudere. La maggioranza degli italiani festeggia il duemilaqualcosesimo anniversario della nascita di una divinità a cui non crede. Sto parlando, ovviamente, delle Feriae Augusti - familiarmente, ferragosto.
Quindi, al dunque: non rompiamo troppo il capello in quattro per un nome.
Ma d'altra parte.]
In sintesi, una proposta a blogger milanesi (e dintorni) starwars-ofili: Odeon, sala 10, l’episodio 3 in lingua originale. Dato che la sala è un buco e il film sta su una settimana, rispondete solleciti.
Perché impari le lingue.
A proposito: qualcuno dei passanti sa dirmi come diamine si traslittera il nome di questo signore qui in italiano matematico corrente? Liapunov, Ljapounov, Lyapunov…?
Grazie.
Tagliati in sedicesimi, ciotolona di vetro, 5 minuti di microonde a potenza media di cottura, 5 minuti a potenza bassa di cottura. I peperoni si sono spelati una meraviglia.
(Il fiancé, e a suo tempo istigatore della mia dipendenza da peperonata, suggerisce il sottotitolo “post autoreferenzial-culinario”. A me pare condivisione di saperi fondamentali per risollevare il morale.)
Ingredienti.
1 Eroe, almeno teoricamente. Capitato per sbaglio in terra straniera. Bello, percarità: e lo sa. Tanto benintenzionato, anche se con scarsa attitudine al pensiero astratto in proprio. Tenore.
1 Spalla, almeno teoricamente. Indigeno della terra straniera. Un uomo, ma con le piume; di mestiere acchiappa uccelli. (Dài, non pensate male.) È entrato in scena cantando “Io son l’uccellatore” e dopo due secondi muovevi il capino a tempo della musica. Basso-baritono.
1 Mito del Buon Selvaggio. Lo conoscete tutti, direi che è inutile presentarvelo.
Il fesso: Dimmi, mio allegro amico [ndrdm: l'ha incontrato or ora per la prima volta], chi sei?
Il piumato: Domanda scema, un uomo come te! E se ti chiedessi chi sei tu?
Il fesso: Ti risponderei che sono di sangue nobile. Mio padre regna su molte terre e molti uomini [ce la tiriamo un po', eh?]. Quindi mi chiamano [attimo di sospensione] Principe
[ammazza che originalità].
Il piumato: Terre? Uomini? Principe? Dici che oltre queste montagne ci sono ancora terre e uomini?
Mito del Buon Selvaggio: [gongola].
Il fesso: Molte migliaia!
Il piumato: Ah! Ci potrei fare una bella speculazione con i miei uccellini…
Mito del Buon Selvaggio: [cade a terra rompendosi fragorosamente].
Postilla inutile, tanto so che lo sapevate. L’opera (o più precisamente il Singspiel) si chiama Die Zauberflöte (o Il Flauto Magico), ed è stata musicata da nientepopodimeno che Wolfgang Amadeus Mozart e scritta dal suo amico (e fratello massone) Emmanuel Schikaneder. E il fesso e il piumato si chiamano rispettivamente Tamino e Papageno.
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