Imparare un po’ di Java. Superando quella vaga sensazione di una grossa tazza di caffé bollente - un metro di altezza, un metro e mezzo di diametro - che punta nella mia direzione, il piattino pronto a colpirmi sulle rotule, la tazzona in procinto di riversare il suo fumante contenuto sulla mia zucca.
31
2006
I buoni propositi per l’estate di zia Marta.
Andare a minacciare fisicamente l’Ineffabile Relatore.
(Ma al dunque gli voglio molto bene, all’Ineffabile.)
28
2006
0-esimo giorno di scuola.
Nella casella email mi sono arrivati i primi compiti da fare a casa.
28
2006
Mi metto il cappellino di Balenciaga del 1946.
Se qualcuno mi accompagna a sentire le Puppini Sisters. Dico sul serio, londinesi.
Intanto lunedì vado a comprare e farmi firmare l’album - alle sei di pomeriggio da HMV in Oxford Street.
(Non so se il cappellino sia del 1946: di sicuro è degli anni ‘40, di Balenciaga, bellissimo, e pagato un prezzo che la qui presente scribacchina era disposta a pagare per un capo d’abbigliamento.)
28
2006
Per contro.
Come diceva questa bella signora qui, It’s easier to ask forgiveness than it is to get permission.
Insomma, più sicurezza in sé per tutte.
28
2006
Heart on a sleeve.
E ogni volta che incontro un nuovo essere umano sono felice come se (”come se” nulla: un essere umano con cui parlare: il Paradiso), e faccio le feste come un cagnolino (uno di quei Terranova che ti saltano addosso e ti atterrano, ecco), e parloparloparlo (e ascoltoascolto, ché diamine un essere umano intero che mi parla: il Paradiso; ma parloparloparlo, e l’ascolto non so se si sente), e sono su una nuvola, e poi di colpo precipito: Oddio, ho detto troppo, e son stata troppo appiccicaticcia, e non mi levavo più di casa, un essere umano, e io sono stata malaccorta come un elefante in una cristalleria, e ora non mi parlerà più. (E sì, sono una bambina insicura delle proprie capacità sociali.)
E però, un altro essere umano.
E dato che è troppo tardi per tornare indietro, non posso che incrociare le dita, e chiedere a chi mi conosce: ma sono scortese, ma parlo troppo, ma -
Marta, mùchela.
Sì, marito. Ma -
(È che al dunque sono curiosa, e affamata di vita. Affamata come se stessi morendo di fame, intendo, non un leggero languorino. Quindi sono convinta che la vita sia troppo imprevedibile e breve per non dire. Anche se credo che poi ci sia altro: ma non sarà questo, e intanto che c’è non voglio rischiare di sprecarlo, questo.)
24
2006
Quack.
Un post di uso privato-gastronomico del blog.
Sono otto mesi che ho voglia di mangiare una buona anatra alla pechinese (lasciando da parte i cetrioli nell’antipasto, ché sono allergica). Se qualcuno sapesse indicarmi un buon ristorante londinese adatto all’uopo, meglio se ben raggiungibile dalla zona sud, gli sarò grato.
23
2006
Donne.
Dalla signorina in sari alla ragazzotta gangsta, dalla businesswoman in power suit alla donzella vestita per il matrimonio di un’amica (con cappello d’ordinanza, à la Four Wedding…), dalla matrona vestita con l’abito della domenica per andare alla chiesa metodista (pare uscita dalle foto di Martin Luther King, questa) alla impiegata di mezza età che va a far la spesa o sta al pub a bersi una birra, tutte le donne qui, senza eccezione, paiono meravigliosamente ruspanti. Pronte a sporcarsi le mani (unghie corte, perfette, mangiate, French manicure, di tre centimetri e decorate) e a fare - con grande tranquillità - il mondo.
Ed è rilassante come poche cose al mondo, un simile spettacolo di femminilità.
Postilla: Stellalpina commenta: Donne che non sono in competizione, o all’ultima moda immagino, ma donne che vivono.
Donne anglosassoni fantastiche. Concordo nel merito, ma faccio due appunti.
Donne che vivono, assolutamente.
Alcune sono quasi certa che siano in competizione: certe businesswomen hanno l’aria assai combattiva. Ma più paiono combattive meno le immagino prese in competizioni - non so come altro dire - “da pollaio” a chi è la reginetta dei tre metri quadri. Magari sono pronte a vendere la mamma per diventare il più ricco CEO del Regno, ma almeno puntano in alto. E a qualcosa di concreto.
[Più o meno - ma ora non mi metterei a discutere se i soldi o la soddisfazione sul lavoro siano qualcosa di concreto. Darei solo per buono che siano più concreti, più reali, di una faida messa in piedi sul nulla tra aspiranti reginette. E qui confido nel fatto che le ragazze capiranno a che tipo di faida mi riferisco, e torno al discorso principale.]
[Non prima di una sotto-parentesi: io nell'Otello ho sempre parteggiato per Emilia. Che c'entra? C'entra, c'entra...]
Comunque: molte di queste donne seguono la moda. Le ragazzotte vestite da pupa gangsta, le donne in carriera della city, le invitate a un matrimonio seguono dettami precisi su cosa mettersi addosso; per non parlare dei costumi tradizionali come il sari. Ma - a meno di ciecità - non possono non sapere che la loro non è l’unica moda.
Inoltre, queste che sono vestite “non liberamente” (per doveri lavorativi o familiari) sanno di indossare un’uniforme, non dissimile dalle uniformi delle ragazzine delle public school (sì, ci sono, proprio come nei film, sono veri). Magari un’uniforme di cui andare fiere, ma un’uniforme. Probabilmente la ragazzotta simil-video-di-50-cent ne è un po’ meno conscia, ma le donne in carriera sanno benissimo che il loro tailleur è uno strumento di lavoro, e basta: infatti sul treno tra London Bridge e Croydon le giacche si aprono e i tacchi cedono il posto alle scape da ginnastica così come le studentesse si sciogono le cravatte non appena escono da scuola. Le ragazze in sari, per contro, parrebbero sperimentare con i colori (ma forse ci sono regole che mi sfuggono - Elena, tu lo sai?), e comunque in quegli abiti che consentono passi di massimo trenta centimetri tengono un’andatura decisa a dir poco. Quanto alla varietà delle sciarpe delle giovani musulmane si potrebbero scrivere trattati.
Al dunque, però, resta quella che mi pare la grande dote di queste donne: non perdere mai di vista il mondo circostante, l’essere fondamentalmente concrete. Ruspanti, appunto. Come le pollastre di sapore.
22
2006
Béla la montagna (accento trentino, non capre sui pendii).
Questo pomeriggio mi sono accorta di non aver fatto spedire da casa le mie pedule, detti anche scarponcini da montagna. Non che li usi spesso, ma sono tra le scarpe migliori che ho, e possono sempre far comodo quest’inverno. A mo’ di nemesi, per un quarto d’ora ho parlato con la cadenza dei miei avi paterni. Il marito si è mostrato molto divertito - insomma, non la smetteva più di ridere.
19
2006
Giochi ripetuti con informazione incompleta.
Data la situazione internazionale, sul comodino arriva un libro di attualità, che racconta di polli e prigionieri negli anni ‘60.
(Matematica a parte, davvero, non so più cosa pensare. L’idea di esseri umani che si ammazzano a vicenda, tutti per legittima difesa, sembra paralizzare ogni mia capacità di discernimento in materia di etica e morale in una buca di potenziale - molto in basso, e nel buio.)
14
2006
Tornare a casa.
Ma guarda te se una deve andare a Londra per riallacciare i contatti con le compagne di collegio.