Aug
31
2007
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Meno dieci.

La probabilità che si debba rimandare tutto di un anno non pare più così remota. D’altra parte: io ce la metto tutta. Ma penso che chiunque abbia superato i tredici anni possa concordare sul fatto che la volontà non basta sempre - o almeno non basta a controllare fatti, tempi e modi.

(Questa faccenda sta approssimando decisamente il livello di seccatura di quest’altra. Sì, seccatura: le malattie e le cure e gli effetti collaterali quasi mai sono un dramma - quello è una reazione degli esseri umani - ma sono quasi sempre delle rotture di palle. Chiedo scusa per il termine altamente tecnico, eh.)

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Aug
24
2007
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Excitement.

Much of the excitement we get out of our work is that we don’t really know what we are doing. (Edsger W. Dijkstra)

La qui presente deve scrivere una tesi in quindici giorni.

(No, non mi sono ancora rimessa del tutto. Ho lievemente cambiato sintomi, ma probabilmente ci vorranno un paio di settimane perché le medicine facciano effetto. Esatto, quindici giorni.)

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Aug
23
2007
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Uno dei miei terrori di laureabonda era che se ne andasse in Patagonia a fare l’entomologo.

(E sarebbe stato capace di far brillantemente pure quello.)

Immagino faccia parte della riconoscenza per come restò nelle nebbie della Lomellina a difendere la mia tesi che, trovandomi davanti un ragno di sette centimetri sul tappetino del bagno alle due di una notte insonne, il secondo pensiero sia stato “devo fotografarglielo”. (Il primo è stato, banalmente, “aiuto, mi mangia”.)

(E già che ho scoperto che passa da queste parti, seppur senza commentare, fategli ciao con la manina: è lui, l’unico - ed esistente - Ineffabile Relatore!)

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Aug
22
2007
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Deliziosamente cortese. E spietato.

Ma cortese: non alza la voce di un decibel, sorride, mette a suo agio gli interlocutori e li fa parlare. Poi chiede, osserva, riporta fatti e dati: e non molla l’osso. E nota anche gli errori della parte che difende, e si commuove per quel che ama.

Richard Dawkins: The Enemies of Reason.

La prima parte non era male. La seconda è meglio.

(Sarà che ogni volta che sento la parola “naturopata” vedo la mia non-violenza di base lasciar spazio a un forte desiderio di diluire della cicuta nella tisana di qualcuno - cicuta magari biologica, ma in dosi decisamente non omeopatiche.)

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Aug
21
2007
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Geting better.

[Un post un po' confuso. Ma d'altra parte sono giorni un po' confusi, e questo è il mio blog e mi prendo i miei comodi di malata-o-qualcosa-del-genere.]

Intanto: mio marito è un angelo. Non solo come si prende cura di me, ma la luce che fa entrare nella stanza mentre lo fa: lascia senza fiato.

Philip Pullman scrive proprio bene, e Mrs Coulter mi fa più paura di un Nazgûl.

(Wow, sto riuscendo a leggere anche trenta pagine a fila. Sono fortissima. Sono intelligentissima. Posso conquistare il mondo.)

Mio marito è un angelo, già l’ho detto ma va ripetuto. La macchina fotografica che mi ha regalato è meravigliosa, e fa delle foto che mi danno il senso del mondo anche quando il mondo mi diventa affine ma non euclideo.

Presto un post di economia domestica, utilità di giochi per bimbi grandi a cui piace far da mangiare - e ricette o qualcosa che ci assomiglia. Intanto, ieri sono riuscita a fare il brodo di avanzi suggerito da Riccardo nel post qui sotto.

(Wow, sono più forte di un panserbjørne. Brodo! Una pentolona di verdura affettate quasi senza stancarmi!)

Fuoco di Sant’Antonio: riti pagani, prove di coraggio; il sincretismo che ha fatto il successo del cattolicesimo mediterraneo, tanto affascinante quanto cupo. Il malato toccato dalla divinità, maledizione/benedizione e profezie. Shingles: qualcosa di cui ti lamenti al pub bevendo una pinta di troppo e ingollando del junk food che si chiama più o meno allo stesso modo.

Resta: una rottura di palle, a pain in the ass: soprattutto se il pain è nel nervo della spalla destra, e questa faccenda che non te ne liberi mai una volta per tutte. (Almeno a questa tornata niente bolle, toh.)

Son l’unica italiana che si è trovata un medico della mutua inglese più efficiente e scrupoloso di quello della madrepatria? (Più precisamente, un paio di medici: sono registrata in un ambulatorio, quindi per le emergenze mi vede il medico di turno.)

Va detto che in Italia ho avuto dei colpi di sfortuna assolutamente epici con il servizio sanitario, riscattati poi dal miracolo di esserne uscita viva (non è un’iperbole) e da un paio di dottori straordinarî che non solo mi hanno salvato le penne messe precedentemente a repentaglio dai loro colleghi cialtroni, ma hanno pure capito dettagli non banali con una perizia incredibile. (Qui genî non ne ho incrociati, per ora; come non ho incrociato ospedali davanti a cui fare gestacci a ogni passaggio, a mo’ di magra vendetta.)

Per il servizio prelievi [ospedali frequentati a Milano] - [ospedali frequentati a Londra] al momento stanno 1 - 1: da un lato una “corsia frequent flyers” meravigliosamente efficiente, dall’altro un ambulatorio prelievi aperto fino alle otto di sera.

Non voglio entrare nell’annoso dettaglio “pulizia dei cessi”: ma sto parlando del sud di Londra, non di Monaco di Baviera, e persino l’ambulatorio dell’ospedale italiano più lindo che ho incontrato ha la toeletta più sporca di quella più spartana che vedo qui (più spartana: ma ce n’è sempre almeno una accessibile in carrozzella). Mi chiedo se siano secoli di gioco delle freccette nei pub ad aver formato dei maschi capaci di prendere una mira di minima. O se dall’altra parte ci sia una self-fulfilling prophecy: bagno aperto a tutti, di sicuro è sporco quindi non mi siedo, e sicuramente non prendo la mira perché tanto è sporco; e se sporco non pulisco, perché tanto è pubblico.

Ok, ci sono entrata. E’ che ogni volta mi ci incavolo ancora.

Ovviamente quanto sopra è pura aneddotica. Anche se dall’alto di una cartella clinica da 10kg, 25kg con le TAC, penso di avere ormai un certo occhio per i servizi ospedalieri.

E, non so se fosse chiaro: mio marito è un angelo. Non deve essere banale aver a che fare con una che si trova esausta ogni mezz’ora o quasi, e cammina sbandando ogni due per tre.

Comunque la diagnosi giusta (parrebbe) e le medicine di conseguenza hanno effettivamente migliorato la vita. Quando se ne accorge pure tuo padre che non ti vede da otto mesi, ecco: bel risultato.

Poi forse sto anche invecchiando, in un senso che non mi dispiace.

In un attimo di lucidità ho lasciato a Milano il DVD di The Hours, purtroppo, e anche il libro - ancor più purtroppo. Ma temo non mi avrebbe fatto bene riprenderlo in mano. O forse sì, chissà.

Chissà se Sainsbury’s porta a casa anche i fiori? Non ci sono mai troppe rose, vero?

E occorre ribadirlo: mio marito è un angelo.

(E poi ci sarebbero un paio di aneddoti ancora ma - no, altra volta, son di quelli che vengon bene solo a voce.)

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Aug
17
2007
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Per motivi di salute (nulla di che, solo la classica goccia che fa traboccare la cartella clinica) la qui presente scribacchina dovrebbe star via da questa pagina per un po’.

Godetevi la vita, rilassatevi, fate tante belle cose, non date da mangiare ai troll (al rientro li si cancella), usate pure i commenti come forum. Se avanza tempo, incrociate le dita per la padrona di casa.

Abbracci, gente deliziosa.

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Aug
16
2007
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Il trollaio.

Per arrivare a un bel rissone con più di 110 commenti, un blogger da nonsoquantimila accessi al giorno come Matteo Bordone aveva dovuto tirare in ballo Melissa P. (che era intervenuta con grande buonsenso, il che ovviamente a quel punto era gettar benzina sul fuoco), le sottili forme di misoginia nella cultura “alta” italiana, e la misura di quanto uno scrittore si possa dire “di successo”. Alla qui presente scribacchina è bastato osservare come molti giovani italiani intraprendenti se ne vadano da un Paese in cui non vedono prospettive (yawn), roba che manco un articolo-riempitivo del Corriere del 17 agosto (scritto in maggio dall’ultimo arrivato in redazione).

C’è evidentemente una forma di ironia in tutto questo, ma mi sfugge.

[Un grazie ad Annarella, Claudio, Dichtung, il mio splendido marito, Eugenio, Giulia, Iorek, Ja, Palmiro, PaoloB, Sciltian e Uriel-il-pugnace per la splendida gita allo zoo tutti insieme.]

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Aug
15
2007
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Il nonno, gli stupidi e la carriola.

Verso la fine degli anni ‘20 il padre di mio nonno si trovò a gestire un dopolavoro fascista. Il nonno specificava sempre: “si doveva chiamare così, dopolavoro fascista; ma lì dentro erano tutti socialisti - c’erano un paio di fascisti, ma eran due stupidi [per mio nonno "stupido", detto con quel tono lì, con quell'inflessione lodigiana, era l'insulto peggiore del mondo], nessuno poi li prendeva sul serio”. Il dopolavoro era in posizione strategica: a metà strada tra la Breda e la Pirelli. I tornitori “venivano in giacca e cravatta”, e mio nonno avrebbe voluto diventare uno di loro. Il sabato sera gli operai delle due fabbriche si bevevano una certa parte dello stipendio, e scoppiavano risse: mio nonno raccontava di come le donne e i ragazzini venissero spediti su al secondo piano, e quella che oggi nei locali fighétti di Milano chiamano “security” venisse lasciata nelle capaci mani dello zio. “Lo zio” era lo zio che lavorava all’altoforno, quello che quando gli avevano detto di far la tessera del fascio aveva diplomaticamente risposto “vengano a chiedermelo dove lavoro”. Il nonno non è mai sceso nel dettaglio di quel che facesse lo zio per riportare la calma tra gli ubriachi: ma mi ha sempre colpito come uno strumento fondamentale fosse la carriola, “così non finiscono nei fossi tornando a casa”.

E’ ferragosto, son a casa con l’influenza, ennesimo accidente di salute di quest’estate; il mondo resta pieno di stupidi (io quell’inflessione non riesco ad averla del tutto, ma ho sposato un tale che ce l’ha) che cercano di far partire risse - e anche di gente in gamba, con e senza carriole. Ma diamine se mi mancano i racconti di mio nonno.

(La prossima volta, se mai: come mio nonno non fece mai il tornitore, ma anche grazie a una bronchite finì ad arrotondare facendo il giocatore di poker di professione e vinse a Macario diecimila lire.)

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Aug
13
2007
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Felicità.

Nella sua lettera al marito scritta subito prima di buttarsi nell’Ouse, Virginia Woolf continua a ribadire la felicità della sua vita. Forse la felicità è sopravvalutata. Ma preferisco pensare che sia sopravvalutata l’infelicità.

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Aug
13
2007
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Risotto giallo ai funghi, a spanne.

(Per Claudio, la cui domanda si era persa nel bailamme di qui sotto - a proposito, si accettano scommesse per il commento in cui la Godwin’s law farà il suo inevitabile corso. Valgono scommesse solo su commenti altrui, ma è lecito indurre il prossimo in tentazione. Né ricchi premi né cotillons, al più un katsudon di Tokio Diner per chi centra il bersaglio con precisione.)

  1. Il giorno prima, fai il brodo. Se riesci a farlo di pollo bello intenso o di carne, sarebbe perfetto: se no anche vegetale può andare. Tieni in un pentolino al limite del bollore.
  2. Funghi a mollo. Io ho usato 40g di porcini secchi, ma forse ce ne andava qualcosa di più. In acqua tiepida, mezz’oretta; intanto
  3. una cipolla e uno scalogno tagliati fiiiiiiiiiiiiini. Ripensandoci, avrei dovuto fare due cipolle - sarà per la prossima. (Grazie al marito, mio provetto sminuzzatore.) (E grazie a Elena/comida per il nippo-coltello di ceramica.)
  4. Burro! La base della sana cucina italiana! - beh, almeno a nord di Firenze. Avrò messo un etto di godurioso Lurpak, forse qualcosa di più. Si fa sciogliere nel pentolone, si mettono ad appassire cipolla e scalogno su fiamma bassissima.
  5. Quando sono ben appassite, si mettono da parte le cipolle; si alza la fiamma, si mette dentro il chilo di riso necessario a sfamare i nostri eroi, si fa tostare girando bene. Si annaffia con l’alcool di casa (l’ideale sarebbe un vino bianco non geniale: ma quel sidro ha dato un tocco interessante), si uniscono i funghi e si inizia a bagnare con il brodo.
  6. Qui ci sono due scuole: quella “tutto il brodo subito, chiudi e vai”, e quella “continua ad aggiungere e mescolare”. Io sono della seconda, la prima l’ho provata e non mi viene. Però mi sembra giusto segnalarlo.

  7. Quando il brodo si assorbe aggiungine altro, mescola se no si attacca. Insieme al brodo aggiungi anche l’acqua in cui hai ammollato i funghi. Ricordati di salare (non fare come me).
  8. Intanto tieni da parte unmestolo di brodo, scioglici un po’ dentro dello zafferano (un cucchiaino, toh), poi unisci al tutto.
  9. Assaggia per capire quando è pronto e se sei rimasto troppo indietro di sale.
  10. Un minuto prima che sia cotto: un ultimo mescolo di brodo, un po’ di burro (saranno stati 30g), un etto circa di grana grattato. Gira bene.
  11. Porta giù nel giardino del padrone di casa.

E ora voglio la ricetta della ciambella (e della crema).

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Aug
10
2007
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Brodo! Anzi: Broth!

Il primo brodo della mia vita coniugale (e londinese) sta sobbollendo sul fornello. Le pentole Cristel con i manici staccabili - quindi adatte a passare dal forno al fornello senza soluzione di continuità* - sono davvero meravigliose. Se chi ce le ha regalate passa di qui: grazie.

* il che è ottimo per non dover lavare una teglia di più quando si fa il Brodo di verdure ispirato da quel che c’è in frigo e dalla ricetta di Allan Bay (Cuochi si diventa 2):

  1. cipolle, carote e aglio a pezzetti: con un po’ d’olio in forno un’oretta
  2. poi sul fornello con l’acqua un’altra oretta
  3. poi via cipolla, carota e aglio (soprattutto la cipolla o fa amaro), e dentro: carote, cipolla con tanti chiodi di garofano, sedano, parsnip, scalogno che mi piace tanto, rapa (più precisamente, un avanzo di rapanelli), porro, i gambi di un mazzetto di prezzemolo, scorza di limone (Sainsbury’s ha i limoni non trattati e non incerati a prezzi onestissimi), finocchietto (due fronde del finocchietto da un metro che troneggia sul balconcino, minacciando fisicamente il marito ogni volta che va a buttar la spazzatura), grani di pepe, bacche di ginepro, foglie d’alloro, zenzero fresco (non troppo o poi il brodo picchia), una bacca di cardamomo, questa volta il brodo è per un risotto ai funghi quindi non ci metto un minipeperoncino ma per il riso alla zucca è la morte sua.
  4. due ore dopo avete un brodo goduriosissimo

(Buon appetito.)

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