
Non potevo non segnalarlo, è troppo lisergico.
(via Severgnini. Notare che non è solo della destra, in alto si vede qualcosa che assomiglia a una falce e martello - ma magari mi sbaglio.)

Non potevo non segnalarlo, è troppo lisergico.
(via Severgnini. Notare che non è solo della destra, in alto si vede qualcosa che assomiglia a una falce e martello - ma magari mi sbaglio.)
Ho quasi avuto un inizio di dimostrazione per le mani. Poi è arrivato un controesempio e no, le cose non sono così interessanti. Comunque, è stato bello vedere un po’ di cose che giravano. E ora vi sistemo io, catìvi triangoli. (No, non sono catìvi, sono deliziosi.)
Per darsi la carica:
Finite simple group (of order two)
(Devo studiare per gli esami, altro che articoli, diamine.)
(Il titolo ha a che fare con un aneddoto a proposito di Julia Robinson. Ve lo racconto un’altra volta, o lo trovate in giro per la rete.)
(I’m living in the kernel of a rank-one map
From my domain, its image looks so blue,
‘Cause all I see are zeroes, it’s a cruel trap
But we’re a finite simple group of order two.)
giusto per non essere la sola con lo stomaco un po’ girato.
[Un post polimorfo.]
Sono quasi andata alle Barbados. Ieri sera la collega (la chiamerò la Deliziosa Teutonica) mi ha detto che lei non sarebbe andata al MegaConvegnoStraFigo (dove c’è anche - indovinato? - il Genio Greco) causa salute traballante, e poi: “Vuoi andarci tu? Prendi l’aereo domenica al mio posto, tanto è tutto pagato.” Ma, ahimé, non si poteva cambiare il nome sui biglietti aerei, quindi niente.
Ne guadagnerà la mia preparazione per gli esami, che sono:
Ah, devo anche decidere quali quattro esami fare dei sei corsi che ho seguito. Considerato che
sarà una scelta interessante.
(Sì, i corsi erano in larga proporzione di probabilità. Il che dà un lieeeeeve vantaggio agli studenti del campo. E un lieeeeve svantaggio a quelli che, come la qui presente, sanno giusto le basi della materia.)
Ma non tutto è grigio! Anzi.
La primavera è bellissima - il cielo è stato azzurro tutta la settimana, il clima tiepido, le giornate sempre più lunghe (uno dei motivi per cui vivere a Nord mi piace: d’inverno tanto non esci, d’estate in compenso hai luce fino a tardi).
Sto riuscendo a leggere articoli e pensare. Bei simplessi che si rigirano con dei bei nomi per i loro vertici. Generalizzazioni. Connessioni da trovare. Ah, devo inventare una definizione, il che mi fa sentire potente.
(Stacco, Robin Hood di Disney, il Principe Giovanni che dice “Questa corona mi dà il senso del potere! potere! potere! Permettimi una lieve sghignazzata, Biss - potere….”)
(Come, non ditemi che sono la sola a sapere a memoria Robin Hood di Disney.)
(Ovviamente, ora dovrò smettere con gli articoli per preparare gli esami. Un accidente sale spontaneo.)
Oggi sono stata al mio primo té inglese in una casa inglese con signori inglesi. Effetti collaterali del frequentare una chiesa accogliente. Ho mangiato un pane alla melassa (credo) spalmato di burro salato che era una delizia dei sensi, scoperto le meraviglie della rete dei canali britannici (se qualcuno vuole farci un giro in narrowboat, ora so di conoscere qualcuno che ne organizza), e ascoltato alcuni interessanti aneddoti sui retroscena di Trooping the Colour.
Lunedì con il marito torniamo a vedere Watchmen all’Imax, che non è bello quanto il libro (yaaaawwwn) ma è un gran bel film. E questa volta devo vedere se riconosco in Night Owl il mormone di Angels in America.
(Se non avete mai visto Angels in America, vedetelo.)
Per finire: consigli su un netbook? Lo schermo del mio portatile ha deciso di essere creativo e abbellirsi di una macchia nera e di alcune righe bianche, e la faccenda non mi piace affatto….
Il portavoce del suo gruppo [di volontari che si dedicano a fare le ronde, ndRdM], che si chiama Comitato Difesa Roma Caput Mundi Sede Esquilino è tale Alessandro Vallocchia, che un anno fa aveva lanciato l’Operazione Mazzaferrata (così l’ha chiamata lui) per sfondare le vetrine dei negozi cinesi del quartiere. (via dottorcarlo)
Sfondare le vetrine dei negozi di quelli di un’etnia che non ci piace. Mi ricorda qualcosa.
(No, seriamente: questo si vanta di andare in giro a sfasciare vetrine e non ha nemmeno una denuncia? O sono cinesi e quindi non contano?)
i gay. Ve lo ricordate il trentenne malmenato perché tre idioti volevano “dare una lezione ai froci”?
Il Comune di Pordenone, intanto, ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo contro gli aggressori e devolverà l’eventuale risarcimento a un’associazione per l’integrazione dei disabili.
Perché picchiare i gay è brutto (e poi sporca il salotto), ma dare un contributo alla loro integrazione? Suvvia, non vorremo mica aiutare i froci?
(Ci si potrebbe anche fare un discorso su come probabilmente i disabili sono percepiti come più passivi/incapaci dei gay, quindi più “poveretti”, quindi più degni della nostra commiserazione/compassione/carità. Il che è anche un bell’insulto ai disabili, per dirla tutta.)
non hai - letteralmente - nemmeno il diritto di esistere.
E se sei la creatura più indifesa del mondo, un neonato? Fatti tuoi. L’importante è che le nostre istituzioni non vengano infettate da voi sporchi albanegri clandestini.
L’importante è negare fino alla morte (che arriverà, prima o poi: per mere questioni di anagrafe) che in Italia ci siano altri che i Veri Italiani di Sangue Italiano.
(”Ma non ti senti un’estranea in un Paese straniero?” Guarda, sempre meglio che essere in Italia e avere il dubbio di non esserlo.)
(”Albanegri” è ©Eugenio)
(Via Silvia, Giulia e altri; per un’analisi più scrupolosa qui.)
Nel Regno Unito c’è un partito che vuole rispedire tutti gli immigrati a mare. Ultimamente, i polacchi (e in generale gli europei dell’Est) sono stati tra i loro bersagli preferiti.
Fin qui tutto male, ma nulla di che - immagino che tutte le democrazie abbiano la loro quota di fascisti al proprio interno.
Il partito in questione fa dei manifesti per incitare alla lotta contro l’invasore straniero (gli immigrati di cui sopra). Prende un simbolo d’orgoglio per tutta la nazione: un aereo della Battaglia d’Inghilterra.
L’aereo di un’unità di polacchi espatriati.
(Per gli appassionati di storia militare che bazzicano da queste parti: seguite l’ultimo link per vedere il manifesto con la foto dell’aereo e avere i dettagli sull’unità in questione.)
Ok, il film potrebbe essere orribile, percarità[1]. Ma pensare di essere molto intelligente scrivendo del film tratto da Watchmen
è alla pari del pensare che denoti una superiore sensibilità artistica il lamentarsi che in un adattamento cinematografico (o televisivo, o fate voi) di Guerra e Pace Pierre Bezuchov non è in controllo del proprio destino.
(Non avete letto Guerra e Pace o Watchmen? Leggeteli, diamine! Dico sul serio, son proprio belli!)
(Per quelli che “ossignore, sta dicendo che un fumetto è rilevante quanto Guerra e Pace?”: non so. Forse. So che è il primo esempio che mi è venuto in mente [2].)
(Sul tema: Elisabeth Rappe, via Kekkoz, non si capacita di come ci sia gente che (a) si vanta di non capire [3] (b) ancora si aspetta che i fumetti siano allegre storielle da ragazzini. Se non altro perché sono cresciuta in mezzo a tavole di Crepax[4], mi associo.)
[1] Spero di no, ho già preso i biglietti per l’IMAX.
[2] Essendo probabilmente il mio libro preferito, non mi stupisce.
[3] Questa mi è sempre sembrata la cosa più idiota dell’universo. Non capisci? Capita: ma vantarsene è la cosa di peggior gusto che tu possa fare. C’è gente che si sforza per capire quel che non sa, attività tra le più nobili che un essere umano possa intraprendere[3.1]: vantandoti di non capire li insulti.
[3.1] Ho appena finito di vedere Milk[3.1.1], e sono lirico-impegnata.
[3.1.1] Vedetelo. Subito.
[4] Sono cresciuta assolutamente candida, ingenua (credo di aver scoperto l’esistenza del sesso orale intorno ai diciassette anni, e approssimo per difetto, per dire), e con un nudo integrale in bella mostra nel salotto di casa. E anche imparando a memoria buona parte del Don Giovanni prima dei sei anni, ma questa è un’altra storia.
Vi ricordate il Genio Greco? Sì che ve lo ricordate (e se non ve lo ricordate seguite il link).
La settimana scorsa scopro che mercoledì il GG tiene una conferenza a Liverpool - How the Computational Perspective is Transforming the Sciences. Mi sembra interessante, ed è il mio giorno libero. Biglietti, treno, vado.
Arrivo un’ora in anticipo (prendendomi anche un quarto d’ora per visitare la Methropolitan Cathedral che sta dietro all’università - interessante). Il GG mi vede, e mi riconosce. Io mi sento come se mi avessero fatto entrare nel backstage di - nonsochi, si può dire Paul McCartney visto che siamo a Liverpool, anche se io ho sempre preferito George e Ringo?
(Sì, Ringo. Non avete visto i film? Male.)
Segue conferenza - molto interessante, la teoria del GG è che dal momento che la Matematica, “regina e serva delle scienze”, snobba la Computer Science, la CS deve/non può che diventare “regina e serva” a sua volta. Con otto esempi che vanno dalla teoria dei giochi alle neuroscienze alla biologia evolutiva passando per la fisica e la sociologia. Ah, il GG ha dimostrato qualcosa in tutti questi campi.
Al termine della conferenza ringrazio il GG per avermi aiutato a capire un passaggio di un suo articolo che mi serviva per la tesi di MSc (la differenza tra “classi semantiche” e “classi sintattiche”, per chi fosse curioso). Dopodiché, non ce la faccio.
Gli dico che (mi scuso) l’ho già scritto al suo coautore (la moglie del coautore è l’organizzatrice della conferenza e mi luma), e che, insomma, (io al coautore l’ho scritto un anno fa e riscritto quattro mesi fa), ecco, in un suo articolo c’è (mi scuso) un’imprecisione. Un errore, ecchediamine. Insomma, deve cambiare un valore e può rendere più semplice una cosa e c’è un controesempio (che sembra un segno satanico, peraltro, e io mi sento vieppiù sprofondare dalle parti del lago ghiacciato dantesco). Tutto questo balbettando, son quasi certa. E mi scuso.
Fiuuuu. Son fuori. Buffet.
L’atro organizzatore della conferenza, a cui avevo scritto per capire se l’evento era riservato agli studenti liverpudliani, è di una gentilezza da lasciare senza fiato.
Io in tutto questo dovrei parlare di quel che faccio - e non riesco a spiccicar parola, anche perché quest’anno non è stato il massimo della produttività intellettuale. (Per usare un eufemismo. Per essere più precisi: non sto riuscendo a capire né un accidente, né che accidente potrei capire. Il tutto condito di depressione e di troppo tempo dedicato alla didattica. Ma non disperiamo, ci sono nuovi articoli da leggere!) Ma sopravvivo (tirando fuori fin la mia tesi di laurea italiana - spero solo di non aver detto troppe cavolate, io non la ricordo così bene la mia tesi di laurea), e scopro che:
il giorno dopo, ossia oggi, il GG dà un altro talk, e proprio sulla teoria dei giochi!
Io penso a come una settimana fa spiegavo la diagonalizzazione delle matrici e i pupilli non-una-risposta (tranne il dinamico quartetto di Masha, Max, Anis e Luke - ok, per loro contemplo la possibilità di non fare quello che non posso non volere - ma la natura umana fa il suo corso e). Telefono al timetable office, sposto le lezioni del giovedì.
Ultimi convenevoli, ultime perle di saggezza dal GG, saluto e vado a vedermi l’Albert Dock. Al tramonto. Di una giornata di sole con qualche nuvoletta.
(Liverpool vale una visita di un giorno, gente. Fosse solo per quei mattoni rossi riflessi nell’acqua.)
Stamattina sono di nuovo in treno.
La giornata è stata meno movimentata, a parte il fatto che (siccome a noi piace la vita facile) stavo male, e da stamattina al mio rientro sono riuscita a mandare giù a malapena una fetta di pane, una confezione di ananas fresco (Mark&Spencer è una salvezza), e litri di té (stasera avanzo di tabboulé fatto in casa - è rimasto giù, bene). Comunque, prevedibilmente, anche il talk di oggi era molto interessante - molto più tecnico, quindi non mi dilungo.
Domani devo recuperare le lezioni che non ho fatto oggi, quindi chiudo. Ma restano alcune morali:
E ora vado a collassare a letto.
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