Mar
27
2009

Dovrei studiare, ma

  1. Ho iniziato The Indian Clerk di David Leavitt. L’impiegato del titolo è lui, e la storia è raccontata dal punto di vista di Hardy. Meno matematica che in The Man Who Knew Too Much (per ora: ma ci sono n pagine di bibliografia e si vede che Leavitt ha fatto i suoi compiti), più vicende gay che in The Man… (e ci mancherebbe: quello di Hardy per Ramanujan è probabilmente l’amore romantico più travolgente della storia della matematica - ora che ci penso, non me ne vengono in mente altri, e se ne avete per le mani raccontateli nei commenti). Grazie di nuovo a Paolo per il consiglio. [In tutto questo: i corsi per i cui esami devo studiare si sono svolti per la maggior parte in una saletta chiamata Hardy Room. C'era una foto - appesa sul muro ad un angolo con le fonti di luce tale da rendere impossibile il fotografarla, sorry - della squadra di cricket "Hardy's Mathematicians vs Rest of the World". Epici.]
  2. Battlestar Galactica è finito. Ci mancherà. Ci mancheranno soprattutto le sue donne. Che [segue qualche spoiler] hanno pilotato astronavi da guerra, guidato la sopravvivenza della razza umana, pianificato il genocidio della razza umana, creato la razza umana e qualcun altra; hanno imprecato (un bel po’, come si evince dal video linkato pocanzi), sparato (idem), ucciso, curato ferite; hanno sedotto (uomini e donne), fatto sesso (come sopra), avuto figli, mariti, amanti, posizioni di potere; hanno lottato per rovesciare il potere, tradito, pianto, riso, letto libri; sono morte e sono nate e sono sempre esistite. Sempre così alla pari con i maschi da non doverlo nemmeno dire.
  3. Per quel bel figliolo di Jamie Bamber c’è sempre Law and Order: UK. Che in più ha Freema Agyeman (hai detto poco, Martha Jones in tenuta da barrister), e Londra. Non esattamente una serie profonda, ma un piacevole tre quarti d’ora.
  4. Per trovare ragazze in gamba su uno schermo ci rivolgeremo a Dollhouse - abbiamo lì gli episodi, ma abbiamo solo visto il primo. Eliza Dushku è sempre una delizia; per il resto sappiamo che Joss Whedon carbura con calma (le recensioni dicono che dal sesto episodio in poi inizia il vero divertimento).
  5. A proposito di Joss Whedon, prosegue la maratona “ci rivediamo tutto Buffy e tutto Angel“. Ok, saltando Inca Mummy Girl e Beer Bad (e un paio di altri episodi), perché siamo geek ma non masochisti.
  6. Maratona che prendiamo con calma (siamo diventati quasi-maturi e quasi-non-così-ossessivi, evidentemente): stasera abbiamo finalmente visto Futurama: Into the Wild Green Yonder. Non all’altezza del miglior Futurama, ma questo non gli impedisce di essere spendido. Anche Fry, Leela e Bender ci mancheranno. (Soprattutto Leela e Bender, ovviamente.) (Soprattutto Bender in Put Your Head on My Shoulder quando fa la pimp-walk.)
  7. L’altroieri sera, invece, il marito ha molto apprezzato The Celluloid Closet. Io me lo sono gustato come se fosse la prima volta (sarà stata la decima) e mi ha fatto venir voglia di (ri)vedere un po’ di vecchi film - non sono del tutto convinta che la governante di Rebecca sia lesbica, e sì che ho visto il film almeno venti volte. (D’altra parte ci ho messo il mio bel tempo a capire che la vera tensione erotica di Gilda non coinvolgeva Rita Hayworth. Va bene, ero distratta - appunto - da Rita Hayworth.)
  8. Devo trascinare il marito a vedere Gran Torino.
  9. Non che mi sia dispiaciuto vedere e rivedere Watchmen, anzi. E da qualche parte, prima o poi, lo devo scrivere: Watchmen passa il Bechdel Test. (Madre e figlia parlano della Tijuana Bible.)
  10. Che altro? Certo! Ministry of Space, ossia “se la corsa allo spazio fosse stata guidata dagli uomini di Sua Maestà Britannica”. Fantascienza inglese, quindi spensierato come un giorno di diluvio universale - ma con una levità tutta sua. L’ultima tavola è da standing ovation.
  11. E non ho nemmeno fatto un post per l’Ada Lovelace Day. Avrei dovuto iniziare da Susan Calvin, e poi non avrei finito più.

3 Comments

  • Anellidifumo says:

    Gran Torino è un gran bel film, di quelli che alla fine sorprendono e che piacciono lungo tutto l’arco della visione.

    Di David Leavitt ho letto tutto, tranne gli ultimi lavori, che sono probabilmente i soli che tu hai letto, avendo a che fare con la matematica. Prima o poi sia tu che io rimedieremo alle nostre lacune.

  • Mi piace questa simmetria sulle opere di Leavitt. :-) Comunque, The Indian Clerk è assolutamente accessibile anche per un non-tecnico. The Man Who Knew Too Much è pure molto chiaro (dopotutto Leavitt non è un computer scientist), ma più saggistico (pagine di spiegazione su cosa sia una macchina di Turing, per intenderci).

  • luca says:

    io l’ho letto in italiano “l’uomo che vide l’infinito” e devo dire che mi è piaciuto parecchio

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