May
29
2009
6

L’inevitabile post su Star Trek.

[Il mio già scarso puritanesimo si prende una pausa. L'inevitabile post su quella faccenda un'altra volta.]

Dunque: l’abbiamo già visto due volte. Anteprima e Imax. Lo vedremo una terza, in attesa del DVD.

Notare il plurale. Qui Star Trek è una faccenda di famiglia.

Non è solo di famiglia quella di origine, di quando ero bambina e lo vedevo ogni tanto con mia mamma e ci piaceva tanto come ci piaceva tanto Asimov e poi io Spock e Uhura li guardavo a occhi spalancati. (Abbiamo presentato, nella serie cliché: l’infanzia della matematica con una passione per i diritti civili.)

No, c’è proprio una storia precisa. Tratta di come ci siamo trovati a essere una famiglia io e il marito. Vediamo… tenere un blog permette di conservare un po’ di memoria in più… scartabelliamo…

Il 22 aprile 2004. Avevo appena aperto un blog, sobillata da Violetta. Ero single e generalmente in cerca di una ragazza per cui non perdere troppo la testa, ma magari qualche notte di sonno sì. E scrivevo un post svaccato. “Mi piace Star Trek, in particolare Data, e la salsa di soia” - profondo, eh? Rivelatore, non trovate? Ma il post dava il via a una reazione a catena, in un altro blog e nei suoi commenti. E poi da un altro blogger che aveva commentato il primo. Che il 4 giugno seguente incontravo davanti al cinema Odeon di via Santa Radegonda. E rimanevo COSÌ. Occhi spalancati davanti a quel nivore (d’estate all’ombra di un portico i biondi sono sempre più biondi), e un generale senso di ah, eccolo lì, quello lì, proprio lui, l’avrei riconosciuto tra mille (e infatti l’ho puntato subito anche senza averne mai visto la faccia). E ora di luglio eravamo tra le braccia l’uno dell’altro. E ancora un anno, e vivevamo insieme. E un anno e mezzo ancora, e decidiamo insieme  - ma l’eroe alla fine è lui. Inciso: i trekker capiranno il titolo di quest’ultimo post linkato (e perché mi ci opposi un po’, a quel titolo, con un sintetico ma sentito Worf porta sfiga1 ). E qualche mese dopo abbiamo le fedi al dito. E ora son quasi tre anni da quel giorno, ed è qui che dorme beato nel nostro letto2.

Dicevamo.

Il film, Star Trek, 2009, di J.J.Abrahms.

(Trama: Una nave arriva dal futuro, cambia i destini di un giovanotto - e di quelli che nel futuro sarebbero stati i suoi compagni di viaggio. O forse i destini, anche cambiati, non possono che riportare le persone dove devono essere?)

Siamo logici. Andiamo per punti.

Ha un cast che recita. Karl Urban è, per rubare le parole di John Ford a Claire Trevor, così bravo che non te ne accorgi - salvo non riconoscerlo da The Lord of the Rings. Gli altri sono una delizia - la meno solida è probabilmente Zoë Saldana, ma regge comunque sempre, regge anche la battuta “I’ll be monitoring your frequency”. Ah: sono una serie di pezzi di [ehm!] bei fanciulli ambosessi, di varî tipi di bellezza. Quindi solo l’eye candy factor è alle stelle. Il meno bello è Simon Pegg, ma compensa con la vis comica, e Simon Pegg che fa Scotty3 è un sogno per qualunque geek che si rispetti.

Ha una regia non “point and shoot” - per la prima volta dal film di Wise, che infatti era un regista con i controsperoni. Stacchi rapidi, camera a mano ma non pesantemente (anche grazie agli stacchi rapidi), con inquadrature ben composte e movimenti di macchina pensati (il passaggio da Kirk a Spock nell’imbarco sull’Enterprise, per dire - tutto quello che devi sapere sui due ti viene spiegato in un piano sequenza senza parole o quasi).

La sceneggiatura riesce a farsi capire da chi non ha mai visto un episodio (ok, all’inizio devi aspettare dieci minuti per un paio di chiarimenti: ma capita in molti film); per gli altri ci sono i vecchi personaggi con una spezia nuova, con una seconda giovinezza; per i fan ci sono tutte le battute al punto giusto, compresi i 47, una Picard manoeuvre4, “I am, and shall always be…”, un’orioniana in reggipetto (in una scena irresistibile), dump the core (poteva mancare?), la redshirt e ovviamente la Kobayashi Maru. Dulcis in fundo la storia non sono tre episodi incollati insieme (sesto film, non far finta di nulla, sto guardando te). E ha il coraggio di prendere pezzi del passato (personaggi della serie originale, psicologie da The Next Generation5, quasi da Deep Space 96 ) per fare qualcosa di nuovo e (spoiler! da qui alla fine del paragrafo! spoiler!) resettare tutto davvero.

La musica c’è, è nuova (tradizionalissima, eh, percarità) ma alla fine si sente quella originale senza quelli che il marito ha definito diplomaticamente come i fottutissimi bonghi, mio dio, i fottutissimi bonghi7. OK, la musica è il campo in cui l’Eterna Disfida Star Wars/Star Trek è vinta certamente dal primo per un KO al primo round8 quindi non aspettatevi il mondo.

La nave del cattivo è bellissima. Bellissima. Un polipo di piombo appuntito e nero.

Scene e costumi fanno sognare al punto giusto, come ci si aspetta dal genere.

Gli effetti sono dell’ILM, una certezza.

Al dunque (tesi): io lo consiglio, salvo severa allergia alla fantascienza; per ovvî motivi di genere consiglio anche la visione su grande schermo. Per le ragioni esposte all’inizio del post potete pensare che non sia esattamente oggettiva: ed è vero, non lo sono. Ma sappiate che dir bene di un film che non mi piace mi è impossibile anche per far felice il marito.

Insomma (corollario): filate al cinema, è roba buona.

  1. una specie di vendetta del “black guy gets it first”, osservabile anche nel caso di Jake Sisko;  in The West Wing nel caso di Charlie Young; in ER nel caso dei dottori Bennett e Kovac’ (che non è nero ma è etnicamente connotato comunque) []
  2. non lo sveglia nemmeno una rissa tra il cane psicolabile dei vicini e - una volpe? uno scoiattolo? un gatto asmatico? []
  3. per chi non ha mai visto nemmeno un episodio: l’Ingegnere Che Fa Miracoli []
  4. a proposito: voglio Zachary Quinto in Vulcan Love Slave - part 2. Su le mani nei commenti, ditemi che almeno in due cogliete la citazione []
  5. di nuovo per quelli che non hanno mai visto: la seconda serie di Star Trek - stesso universo, qualche anno dopo, nuovi personaggi []
  6. la terza serie, la mia preferita nonostante Patrick Stewart nella seconda o un dottore melomane, una capitana e un’ingegnera nella quarta []
  7. immaginatevi queste parole declamate a gran voce nell’atrio della Waterloo Station deserta. Ditemi che non è comico. []
  8. o meglio al secondo, con l’Imperial March []
May
27
2009
14

La seconda sanità del mondo.

[Ora: quanto segue è un racconto di seconda mano. Ma anche se non mi fidassi per nulla di mio padre ho visto abbastanza ospedali italiani da sapere che è plausibile.]

Mia madre è caduta dalla bici e si è probabilmente rotta qualcosa nel braccio.

“Probabilmente” e “qualcosa”: lei e mio padre sono da cinque ore e mezza in attesa in quello che si vanta di essere il migliore ospedale ortopedico di Milano e le hanno a malapena fatto una lastra. Per la visita si deve aspettare.

D’altra parte, c’è la partita - e non puoi non aspettarti che tutti spariscano, se c’è la partita. (Come sai che sono spariti per quello? Beh, il reparto si è svuotato giusto a quell’ora. Non credo in un calo di zuccheri collettivo e sincronizzato.)

Non ho racconti precisi (al proposito in famiglia vige il don’t ask, dont’t tell), ma ho l’impressione che per avere quella lastra mio padre abbia lasciato intendere di poter far casino con qualcuno - ha usato il suo côté da professore, insomma, purtroppo. (La cosa mi fa sempre imbufalire, è uno dei motivi per cui vige la policy clintoniana di cui sopra.)

Ovviamente non ci saranno registrazioni dei tempi di ritardo, del tono tra l’insultante e il condiscendente degli infermieri e dei medici, del fatto che se mio padre fosse stato un operaio o una persona vagamente più arrendevole molto probabilmente non si sarebbe vista nemmeno la lastra. Non sono previste, credi forse di essere un cittadino?

Percarità, cureranno bene mia madre - o, almeno, si spera: l’ultima volta le hanno probabilmente ridotto per sempre la mobilità del polso - ed è quello che conta, alla fine.

Ma che lo facciano al prezzo inutile della dignità del paziente mi rende idrofoba.

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May
23
2009
16

Da Londra.

Il sindaco, il suo assessore ai trasporti e il ministro dei trasporti sono stati quasi fatti fuori da un camion1 mentre andavano al lavoro in bicicletta.

Perché il sindaco di Londra, il suo assessore ai trasporti e il ministro dei trasporti (che, ora vedo, è anche un pari) vanno al lavoro in bici. Sì, esatto, senza auto blu.

Poi.

L’unico membro della Greater London Assembly (il “consiglio comunale” di tutta Londra) che appartiene al partito nazista dell’Illin British National Party, ha detto che porterà il suo Gruppenführ il capo del suo partito al garden party della Regina. Il sindaco e altri gli hanno fatto intendere che non è il caso, che Sua Maestà non dovrebbe essere messa nell’imbarazzo di condividere una stanza con chi sostiene che i negri devono essere rispediti a mare, che il suo invito potrebbe andare perso; Buckingham Palace temporeggia con classe (ovviamente).

Ah, il sindaco è un Tory. Sì, esatto, la destra non si allea necessariamente con chiunque si dica di destra, ci sono limiti. Persino i tabloid (non l’Independent! i tabloid!) si dicono disgustati dai legami con siti e atti razzisti del BNP. Anche i tabloid tendenzialmente razzisti, peraltro… ma questa è un’altra storia.

(Bel casino, peraltro. Io sono per la libertà di espressione ad oltranza o quasi, ma in questo caso è veramente complicata. Anche perché il party non è della Regina-come-persona, è della Regina-come-carica.)

  1. non bus, scusate - e grazie a .mau. per avermi corretto []
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May
21
2009
8

Una macina da mulino al collo.

[Premessa: scusate, ci vado giù pesante.]

Uno prova ad essere conciliante con la Chiesa Cattolica, se non altro perché ci sono un po’ di cattolici a cui vuole bene. Ma poi legge il giornale.

Legge: trentacinquemila (35.000) persone. Sono una piccola cittadina. Sono stati violentati, soprattutto i ragazzi. Umiliati psicologicamente ogni giorno, soprattutto le ragazze. Picchiati, torturati.

Girls were struck with implements designed to maximize pain (NYTimes)

Cioé: il male era premeditato.

Ora sono trentacinquemila (35.000) adulti che stanno male, che staranno male per il resto della loro vita. Tanto più che per poter vedere riconosciute le loro sofferenze non potranno vedere i loro carnefici condannati:

The order successfully sued the commission in 2004 to keep the identities of all of its members, dead or alive, unnamed in the report. No real names, whether of victims or perpetrators, appear in the final document. (NYTimes)

E, ovviamente, qualcuno sapeva.

The investigation of the tax-supported schools uncovered previously secret Vatican records that demonstrated church knowledge of pedophiles in their ranks all the way back to the 1930s. (NYTimes)

Poi uno dice: “magari era l’Irlanda di quegli anni, magari le cose sono cambiate”. No. Via Metilparaben, trovo un’intervista a un prete che per anni ha violentato bambini sordomuti affidati alle sue cure.

(Scusate, è esagerato. Sembra un brutto film di Lars von Trier: i bambini incapaci di parlare, violentati dal loro prete.)

Non copioincollo l’intervista, andatela a leggere se avete lo stomaco. Vi basti sapere che non era l’unico - anzi, ha iniziato quasi perché lo facevano tutti. Che ovviamente tutti i superiori sapevano. Che ora che l’hanno scoperto chiede scusa, dice che la sua vita è distrutta - dall’intervista, come nota Metilparaben, non trapela particolare preoccupazione per le vite dei “tredici, ma forse un paio di più” ragazzini e bambini violentati.

(Inciso: solo lui, almeno tredici. Più del medio violentatore rumeno, ma lo vedo meno sulle prime pagine dei quotidiani italiani - il caso irlandese manca del tutto dai titoloni del Corriere ed è in secondo piano da Repubblica: sicuramente meno interessante del tatuaggio di Hayden Panettiere.)

Poi uno dice: “va bene, la Chiesa Cattolica ha un problema con gli abusi sessuali, ma c’è altro”. Ecco, sì, ad esempio c’è il genocidio.

THE Vatican has come under renewed pressure to purge its ranks of suspected killers after a second Rwandan Catholic priest accused of involvement in the 1994 genocide was found to be working in Italy under an assumed name. (The Times)

Uno prova ad essere conciliante con la Chiesa Cattolica, se non altro perché ci sono un po’ di cattolici a cui vuole bene. Ma ci sono giorni in cui proprio non riesce.

(Sì, non sospetto ma sono certa che capiti anche in altre confessioni o in altri gruppi similmente organizzati. Ma una così difesa così pervicace e su scala così larga di indagati o addirittura di colpevoli di reati così gravi è ineguagliata.)

[Poscritto. A volte, nell'orrore, c'è però un minimo ironico spiraglio di luce. Che non compensa, che non salva il passato: ma almeno aiuta qualcuno nel futuro, forse. Saprete già che la posizione del Vaticano sulle molestie ai minori, oltre a "se parli passi brutti guai", è "sono gli omosessuali, impediamo ai gay di diventare prete". Già, la colpa è della temuta lobby gay, eccetera. Quello che forse non sapete è che la diocesi di New York ha speso un certo sforzo nel combattere una legge che allungava i tempi di prescrizione per gli abusi sessuali. (Senza pudore, eh.) Bene: ora non ha più fondi e influenza per combattere il matrimonio per tutti nello Stato.]

Update: il nuovo arcivescovo di Westminster, ossia il nuovo capo della Chiesa Cattolica inglese, ha detto che i violentatori e i torturatori sono stati molto coraggiosi ad essere stati scoperti.

Child safety campaigners were outraged when the Most Rev Vincent Nichols said it took “courage” for religious orders and clergy to “face the facts from their past” in response to a report examining the systematic abuse of thousands of children by Ireland’s religious orders and state-run institutions. (The Guardian)

Mi viene da vomitare. L’unica consolazione è che almeno la stampa britannica non è uno zerbino del Vaticano e qualche minuto di difficoltà glielo farà passare.

May
21
2009
4

L’opera non è un passatempo per signorine.

Sono tornata su, sto studiando e scrivendo, e sono ricascata nel tunnel di Wagner.

Eh, sì, Richard Wagner.

Oh, ciascuno ha i suoi guilty pleasure.

C’è chi sa a memoria Dawson’s Creek, per dire. Chi riconosce le canzoni degli Abba e di Raffaella Carrà dalle prime quattro battute. (Sto guardando te, sì.) Chi segue con ansia la vita sentimentale di Lindsay Lohan1.

Comunque. Io son qui che mi mangio le mani per non aver messo le zampe su un biglietto per il Ring di quest’estate alla Royal Opera House: quattro opere in quattro giorni, ero pronta a vedermele in piedi (e nel caso del Götterdämmerung sono più di quattro ore intervalli esclusi) - a dirla tutta una parte di me è tentata di dar fondo al conto in banca per uno dei posti di platea (se sono rimasti, no, non devo controllare se sono rimasti), non lo farò ma sono ben conscia della tentazione.

Intanto, considerato che devo ancora mettere sul nuovo computer il Wagner che ho, mi rifaccio con YouTube. Ovviamente va malissimo, visto che Wagner va ascoltato tutto di fila - è un flusso continuo (non aria - recitativo - cabaletta - recitativo - duetto - eccetera) che segue una storia, e una storia in cui succedono anche un bel po’ di cose. Quindi su YouTube finisci con frasi tagliate a metà, musicali e non - brutta roba.

E poi, su YouTube ci sono anche i nefasti commenti. Non dovrei leggerli, lo so. Ma ogni tanto capita. E, oltre ai soliti melomani piagnoni2, ti trovi delle perle.

Ad esempio. Finale del primo atto della Valchiria. Lo sfigatissimo Siegmund, dopo una vita da outsider, ritrova sua sorella Sieglinde nella donna di cui si è innamorato a prima vista; lei ritrova lui e ricambia; grazie a Sieglinde il nostro Siegmund riesce a trovare la spada Notung promessagli da loro padre e a (nudge, nudge, wink, wink) estrarre Notung dall’albero dove è fissata. Siegmund e Sieglinde cadono l’uno nelle braccia dell’altro, poi per terra, e iniziano a far sesso sfrenato mentre cala il sipario. Ah: questo l’ha scritto Wagner - non proprio “sesso sfrenato”, ma ha dato indicazioni precise sul fatto che i due debbano rotolare per il palcoscenico. E la musica è piuttosto chiara, per così dire, con tutti quegli acuti. Al che qualcuno commenta:

I believe Notung represents Siegmund’s weiner.

Maddài?

Comunque, è interessante questo pregiudizio per cui l’opera è tutta perbenino. Poi il mio studente va a vedere il Don Giovanni è se ne esce con un “but it was lewd!” - assolutamente stupito. E non sapendo l’italiano probabilmente si è perso una bella fetta di doppi sensi3. Ho il sospetto che se si sapesse la verità un po’ di più in giro ci sarebbero più persone interessate al genere.

(La faccenda “era nazista/non era nazista” un’altra volta. Sì, Meyerbeer gli stava sulle palle4, e non si è fatto troppi problemi a usare il fatto che fosse ebreo per insultarlo. Resta che Orff era proprio nazista, e nessumo si fa troppi problemi per i Carmina Burana.)

  1. grazie V. per tenerci aggiornati, e spero si trovi una brava ragzza non troppo magra e faccia un altro Mean Girls, e qui divaghiamo []
  2. “La Scala non ha più soprani…” - citazione, vediamo se riconoscete la citazione. Aiuto: c’entrano una Carlotta e la sua amica. []
  3. E ancora che non era l’ultimo atto delle Nozze di Figaro (che resta la cosa più saggia in materia di amore coniugale e gelosia che abbia mai visto, ma anche qui, non divaghiamo). []
  4. come un mucchio di gente, il signor Richard W. doveva essere un bel caratterino []
May
20
2009
0

Burocrazia.

Inizia la Grande Caccia al Tesoro “di nuovo una patente per Resto del Mondo”.

Antefatto: la vecchia patente italiana mi scadeva, il consolato mi ha detto di rinnovare la patente come patente UK, la DVLA (la motorizzazione civile di Inghilterra, Scozia e Galles)  ha voluto quattro chiacchiere con i miei dottori, intanto ero sotto esame medico per una sospetta epilessia e mi avevano assegnato un dottore la cui filosofia era “tu stai buona, non far nulla e non far domande ché sei una malata e non puoi capire”.

Morale: niente più patente.

Anche la vecchia patente italiana è rimasta da qualche parte a Swansea (gli uffici della DVLA stanno lì), probabilmente distrutta.

In compenso un gentile impiegato a cui avevo esposto il mio “oh, no, vuol dire che sarò sempre senza patente?” mi aveva spedito i moduli per fare di nuovo domanda, una volta che le mie condizioni fossero migliorate.

Beh, ora sto meglio. Peraltro: non sono epilettica, e il dottore è stato mandato a quel paese (lettera alla manager: “non mi dice gli effetti collaterali delle medicine che mi vuol dare” - opplà, altro dottore e lettera di scuse). In ogni caso, i miei varî specialisti mi dicono che scriverebbero ottime cose di me alla signora DVLA.

(”Senti, ma - tu non ti metteresti alla guida se sei depressa o ipomaniaca, vero?” “Senta, dottoressa: se sono depressa non mi alzo quasi dal letto; se sono ipomaniaca cammino senza sosta.” “Voglio dire: tu ti rendi conto di quando stai male?” “Sì.” “Sai che guidare è rischioso?” “Ho più paura dell’auto che dell’aereo.” “Bene. Per me puoi guidare.”)

Telefono alla DVLA. Il sito è la prima cosa che si trova su Google sotto DVLA. Orari del centralino: 8:00 - 20:30 (12.5 ore) dal lunedì al venerdì e 8:00 - 17.30 (9.5 ore) il sabato. La prima telefonata mi rimanda a un altro numero, l’altro numero mi porta a una centralinista che guarda la mia documentazione, si consulta con un collega e mi spiega quel che devo fare. Tempo: meno di quindici minuti, forse meno di dieci.

Ora, tra le cose che devo fare c’è: ottenere una lettera dalla motorizzazione civile di Milano che attesti che io ho avuto una patente italiana.

Cerco il sito della suddetta motorizzazione. Non si chiama “motorizzazione”, si chiama “DGT Nord Ovest”. Apertura: dal lunedì al venerdì dalle 8:45 alle 12:00 (3.25 ore), due pomeriggi anche due ore (+2 ore). Ovviamente non sono ancora riuscita a parlare con qualcuno, sono in un loop di “menu A -> premi questo tasto -> premo il tasto -> il numero è occupato -> menu A” con un violino che cigola l’Inverno di Vivaldi (secondo movimento) in sottofondo, ma il solo fatto che se smarrisci la patente a New York devi ripresentare denuncia a Milano per riaverla non promette bene.

“Ma non odî la burocrazia inglese?” “Prova quella italiana.”

May
20
2009
9

Le base della nostra cultura.

Ora, lo so - ho avuto racconti, in particolare da lui - che i correttori di bozze dei giornali sono pochi, malpagati, sfruttati. E immagino siano esseri umani, quindi fallibili. L’italiano, poi, è una lingua in cui un errore di ortografia si trasforma rapidamente in un erroraccio di grammatica o sintassi, facendoti fare la figura non più del distratto ma dell’ignorante crasso.

Insomma: se leggo un “qual’è” con l’apostrofo non mi scandalizzo. Penso che capiti.

Ma c’è un limite alle coincidenze.

Tengo a ribadire che i dialetti sono le base della nostra cultura

I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione in cui insegna.

(Anche se ci fosse un “insegnano”: una frase così la mia professoressa di Italiano del ginnasio me la tirava dietro.)

la spinta verso il futuro e la modernizzazione non può non essere accompagnata dalla valorizzazione della cultura ivi compresa la lingua e il dialetto

(La spinta verso il futuro, cioé immagino la scienza e la tecnologia, come noto non sono cultura.)

(”Ivi”. Nel 2009, in una lettera a un giornale.)

Per questo la polemica è distituita di qualsiasi fondamento soprattutto per chi è rivolta ad una persona che abita al confine con il Veneto e che conosce bene l’eccellenza, il valore e la cultura delle persone che lo popolano.

(Se ne conosci l’eccellenza ne consegue che ne conosci anche il valore, no?)

Bene: l’autore di queste perle è il ministro della Pubblica Istruzione.

Facile esercizio per il lettore: trarre alcune conclusioni sullo stato della scuola in Italia.

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May
19
2009
2

Meno un’ora e tre minuti a domani.

Meno male, ché oggi è stata proprio una giornata da buttare. Inutile se non proprio dannosa.

(Update di cinque minuti dopo: ecco, pure questa. Mi sento come se mi avessero tagliato un braccio, se è come sembra.)

May
19
2009
4

A questo posto ancora non ci credo/edizione in nero.

Funerale nella via su cui da’ la finestra della cucina.

La bara e’ su un carro trainato da due cavalli neri con tanto di pennacchi neri.

Una cornamusa precede la processione.

(Se penso che al funerale di mia nonna ci perdemmo il carro funebre…)

No, non dubito che anche in Italia ci siano funerali fastosi. Ma tutti quelli che ho visto, compreso uno che finiva al Monumentale, erano - come dire - decisamente piu’ semplici.

May
18
2009
17

Slap a Jap!

Superdickery e’ un sito su cui puoi passare delle piacevoli ore a ridere come un’idiota. L’idea e’ quella di raccogliere copertine e vignette di fumetti “storici” che viste con il senno di poi (o forse anche con il senno di allora…) sono esilaranti, imbarazzanti o tutt’e due. Involontariamente esilaranti o imbarazzanti, si intende.

C’e’ la sezione “Suffering Sappho!” dedicata a Wonder Woman e la sua passione per il BDSM - l’ho usata qualche giorno fa.

C’e’ la sezione “Seduction of the Innocent” (riferimento a Fredric Wertham, ovviamente), dove Batman la fa da padrone

Un classico. E gli autori erano consci del sottotesto, oppure completamente idioti.

Un classico. E gli autori erano consci del sottotesto, oppure completamente idioti.

ma ci sono anche perle come il giant-size man-thing.

La goliardia e stata superata a destra a 160 km/h.

La goliardia e' stata superata a destra a 160 km/h.

Superman brilla negli “Examples of Superdickery”, ossia di idiota antipatia.

E poi c’e’ la propaganda. E prima del politicamente corretto, dopo Pearl Harbour e dalle parti dei campi di “relocation” non si andava giu’ sul leggero. Erano nemici, e musi gialli.

Sul sito ce ne sono di altrettanto notevoli; questa e probabilmente la piu famosa. Notare le fattezze quasi non-umane del jap.

Sul sito ce ne sono di altrettanto notevoli; questa e' probabilmente la piu' famosa. Notare le fattezze quasi non-umane del "jap".

Sapete una cosa? Erano altri tempi, sono pronta a mettere in prospettiva storica, i giapponesi erano effettivamente un impero militarista (e razzista a sua volta) alleato di Hitler. Non dico fosse una cosa anche solo vagamente decente, ma sicuramente non era la cosa peggiore che stesse capitando (i campi di cui sopra, per dire, erano peggio).

Ma oggi. Con il senno di oggi.

MUSI GIALLI?!?!??!!!

Ma siamo, come dire, SCEMI? Non dico impazziti, che’ dei malati psichiatrici ho troppo rispetto. Proprio: scemi?

Lasciamo stare l’indecenza di essere razzisti, a quella questi qui non ci arrivano. Vediamo se posso spiegarla in termini brutali, di utile…

Vogliamo sempre fare i soliti italiani che si sentono furbi e superiori a tutto, tanto loro c’hanno lo stile, e chisseneimporta di quei quattro sfigati che hanno a che fare - per amore, per lavoro o per entrambi - con i Paesi in cui gli insulti a sfondo razziale sono una cafonata? E non dico che siano Paesi senza razzismo, eh: ma ci sono forme e cortesie che si rispettano, diamine. “Musi gialli” non lo scrive nemmeno il Daily Heil, cazzo (pardon). Oppure decidi che la tua cifra stilistica e’ il bar dello sport “da Piero”: ma allora li’ resti, tu e i tuoi amici tutti del paesello da generazioni. E non fai vergognare del loro passaporto tutti quelli che con i musi gialli hanno rapporti, o potrebbero aver rapporti, o semplicemente non avrebbero problemi ad aver rapporti.

Inutile, mi viene fuori una tirata: ma sono troppo infuriata.

(Via: molta gente. Tanta che volevo farci un post da un po’, ma solo stasera ho trovato da dove iniziare. Ah, complimenti a Yossarian per il titolo del suo post sulla questione.)

[OK, vediamo di riprovare con calma. Ho passato tutto l'anno ad avere a che fare con asiatici - nessun giapponese, ma un'abbondanza di cinesi (di varia provenienza: quasi tutti specificano da dove), malesi (piu' di quanti immaginassi), una thailandese, non contando i britannici di famiglia asiatica. L'anno prossimo sara' lo stesso. Ora, un giornale italiano che dice musi gialli non solo mi fa schifo, mi danneggia pure: perche' se avessi un alunno che sa di questa faccenda dovrei fare il doppio dello sforzo per fargli capire che se gli do' un'insufficienza non e' perche' io sono bianca e lui no (con possibili seguiti di appelli in sede accademica - evviva). O perche' se dovessi vendere le mie capacita' a un datore di lavoro sarebbe piu' difficile non fargli pensare che io abbia problemi a relazionarmi con un ambiente multietnico. Chiaro, ora?]

May
18
2009
7

I cattolici.

Non sono quella massa compatta e adorante il balcone di San Pietro di cui vi parla il TG1.

Non lo sono nemmeno in Italia, per quel che ne so: discussioni da “credenti adulti” a parte, le migliori battute di argomento religioso le ho sentite fare a dei cattolici - area gesuita - non di certo ai miei amici atei.

Non lo sono sicuramente negli Stati Uniti. Qui la mia esperienza e’ di seconda mano: i racconti di mio padre che e’ decisamente cattolico e da quella parte dell’oceano passa un bel po’ del suo tempo.

Ditemi che non e bellissimo, quale che sia la vostra fede.

L'avevo ritrovato l'altro giorno, mi andava di metterlo, non leggete troppo nella mia scelta. E ditemi che non e' bellissimo, quale che sia la vostra fede.

Qui c’e’ un bell’articolo in proposito sul Washington Post, trovato via questo splendido post (anche i commenti che ho letto - ma non li ho letti tutti - sono interessanti) su Jezebel.

Se poi qualche cattolico (o non!) di passaggio vuole discuterne, mi fa felice.

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