Un post che dovevo scrivere da un mese, dalla mia ultima visita a Milano per la precisione. Avete in mente come mi piacciano gli elenchi di posti dove si soddisfa il palato? Beh, mi rendo conto di non averne mai dedicato uno alla mia citta’ natale. E’ ora di cambiare le cose. Un po’ di posti sono famosi, i piu’ sono piccoli e poco noti - altrimenti leggevate la Michelin, non la qui presente scribacchina.
- La Cantina di Manuela, via Poerio 3. Si mangia bene - porzioni non esagerate ne’ striminzite, ingredienti ottimi, e’ di base un’enoteca quindi il vino non manca. I piatti vanno dal leggero (carpaccio di pesce con finocchi) al robusto (ravioli d’asina). La selezione di formaggi e’ deliziosa. I camerieri sono tanto gentili quanto professionali. C’e’ un locale gemello in via Raffaello Sanzio 16, piu’ grande e dalla cucina piu’ raffinata (nel senso di “complessa”, anche e soprattutto: non nel senso che il locale di via Poerio sia sciatto in qualunque modo). Ci abbiamo fatto il ricevimento di matrimonio (in Raffaello Sanzio: in Poerio era troppo piccolo), per dire quanto mi piace.
- Sissi, via Calvi non so il numero ma comunque praticamente in Piazza Risorgimento. La miglior pasticceria di Milano, molto probabilmente. Si’, meglio di Cova e Sant’Ambroeus. Alla pari con Marchesi (vedi sotto), si intende. Cara come il fuoco, eh: ma strepitosa. Il dobos’ ti fa venir voglia di vivere, se dovete scegliere scegliete quello. Le brioches salate - eh, le brioches salate. I bigne’. Uovo e burro a manetta, come e’ giusto. Un’amica di famiglia ci ha lavorato e confermava dall’interno quel che sospettavamo dall’esterno: tutti i piatti avanzati della giornata vengono regalati ai dipendenti, gli ingredienti sono tutti di prima qualita’.
- Giulio Pane e Ojo, via Muratori 10. 02 54 56 189 - se andate nel finesettimana prenotate. Anzi, prenotate in generale. Cucina romana. Non per vegetariani, ecco - scusa Dafne se ti ci ho trascinato, non sapevo. Affollato, da cui il consiglio di prenotare: ma con quel rapporto qualita’/prezzo non puo’ essere altrimenti. Io mi sdilinquisco per i carciofi alla giudia e per le puntarelle che arrivano dalla capitale, per tacer della gricia (pasta fatta in casa, per inciso). Servizio piuttosto buono, anche se dipende dal cameriere. Le decorazioni alle pareti della sala principale sono tariffari di bordelli: se andate con un pupo precoce lettore preparatevi la spiegazione in anticipo.
- Dongio’, via Corio 3 - dietro Giulio, peraltro: se vi va male dall’uno potete sempre provare dall’altro. Calabrese. Nduja come se piovesse. Ci sono stata solo una volta, con grande piacere: ma il mio zio preferito lo ama molto - e di lui mi fido. Segnalo quasi sulla fiducia.
- Ma magari volevate mangiare milanese. Trattoria Al Laghett, via Sant’Arialdo 126, Chiaravalle. Milanese, milanesissimo. Quindi ancor meno per vegetariani che - beh, che qualunque cosa. A parte che potete farvi un giro all’Abbazia per mandar giu’ il boccone, e hai detto poco: fanno uno zabaione fine-di-mondo montato al momento, la cotoletta vera e ogni tanto anche la cassoeula (mmm… cassoeula). Pero’ non ci vado da un po’, e non penso riusciro’ ad andarci per un po’: mi ricorda troppo mio nonno, quanto gli piaceva andarci e quanto era stato contento (con grande aplomb, come suo solito) quella volta che al tavolo vicino c’era Prisco. Milanesissimo, dicevamo.
- Ora: qui ci andrebbe un ristorante meraviglioso - sempre lombardo - dove sono gia’ stata tre volte. E non mi ricordo mai come si chiama o dove sia (e’ fuori Milano). Chiosero’ piu’ tardi, nel caso. Ma torniamo in citta’.
- Umberto, piazza 5 Giornate. Lo segnala anche TimeOut. Minuscolo, apre a caso, potrebbero non farvi pagare con un sorriso o trattarvi come la peggiore seccatura della giornata. E’ probabilmente il miglior gelato di Milano, e un pezzo di Storia del quartiere. Cioccolato, vaniglia e pompelmo rosa sono i gusti migliori - fate in fretta a scegliere ne hanno sempre meno di otto.
- Gelateria Solferino, via Solferino 18 - praticamente in largo Treves. Il secondo miglior gelato, e piu’ affidabile negli orari di apertura. Cioccolato fondente e marron glace’, se posso consigliare.
(A questo punto i milanesi hanno capito in che quartiere sono cresciuta e dove sono andata al liceo, credo.)
Ah, SECca: se mi dici nome e indirizzo del luogo di delizie dove mi hai portata l’ultima volta, lo metto in lista. Gnocco fritto e raspadura: grande combinazione.
Locali storici. Ristoranti esclusi, stavolta.
- Taveggia era buonissimo. Poi hanno iniziato a darsi delle arie e a trattar male i clienti. Anche i mitici budini di riso che hanno allietato la mia infanzia e adolescenza (soprattutto un anno - 1991 - in cui tutti i giovedi’ mattina dovevo andare a fare un esame del sangue li’ vicino) erano diventati mediocri. Poi hanno chiuso, nel novantottesimo anno di attivita’. Gli sta bene.
- Sant’Ambroeus e’ su quella china, mi dicono. Peccato.
- Cova. Ci andava Radetzki, se vi piace la Storia. Buono e’ buono, la Sachertorte (non convenzionale: niente albicocche ma creme di cioccolato) e’ il loro piatto forte. La fauna e’ notevole, visto che e’ in Montenapoleone - evitate di far collassare la brioche al cioccolato su una mano davanti al modello strafigo come e’ capitato a me. Ah, si’: cappuccino spettacolare, l’ultima volta che ho controllato.
- Marchesi, via Santa Maria alla Porta 11. Do’ l’indirizzo perche’ e’ il migliore del mucchio: come dicevo prima, il migliore di Milano. Il miglior panettone del mondo, di sicuro. E il signor Marchesi e’ un essere umano delizioso.
- Peck: non tanto per la pasticceria quanto per il salato. Ma e’ scaduto: l’ultima volta che ho preso una soppressata era mediocre, i ciccioli erano passabili ma non al livello di un tempo (sono un quarto parmense, di soppressata e ciccioli me ne intendo - e ne ho una lieve dipendenza, temo).
Locali “etnici”. Che poi: per me anche il peperoncino e’ “etnico”, se si intende “ingrediente non presente nella cucina dei propri avi”.
- Il vecchio China Snack Bar ora si fa chiamare Yong e fa anche sushi. Pessimo segno. E’ in via Giusti 41, se volete provare. Ma non so se consigliarvelo.
- Per degli sushi - e della cucina giapponese in generale, invece, quello che un tempo si chiamava Poporoya e ora si chiama Shokujitei (spero non abbia cambiato anche gestione), Piazza Bande Nere. E’ minuscolo e chiude alle dieci, andate li’ verso le sette se volete trovar posto. Prendete il chirashi e i gyoza, ma in realta’ tutto e’ ottimo.
- Oppure Miyako, via San Gregorio: a pranzo e’ relativamente economico, la sera molto meno: pero’ e’ sempre buono (e’ uno dei punti di riferimento di mia madre, visto che da quando il barista genio del panino del bar li’ dietro ha vinto la lotteria e se ne e’ andato e’ piu’ o meno l’unica alternativa al bisunto o all’insalata triste quando deve restare a scuola ad oltranza).
Se fate una gita fuori porta a Pavia:
- Osteria della Malora, via Milazzo 79, e puntate sul salame d’oca e il riso con la salsiccia. Non spenderete poco, ma appagherete il vostro bisogno di ciccia e - appunto - carne d’oca.
In chiusura, niente cibo. Ma - incredibile dictu - scarpe.
- Dopo un po’ di annate mediocri - e un po’ di annate in cui non ci sono andata perche’ delusa dalle precedenti, senza contare le annate in cui non avevo bisogno di scarpe tout court, Spelta e’ tornato tra noi. Non e’ piu’ in via Solferino ma dietro l’angolo, in via Pontaccio 2. Fanno ballerine bellissime (durano anche ben piu’ di un anno, per dire) dal 1967. E scarpe vere: fatte a mano, cucite, a richiesta su misura o con colori speciali. Sono gentili e precisi e - visto che ve lo state chiedendo - valgono il prezzo (vedi il “piu’ di un anno”: un paio di loro stivaletti mi sono durati dieci anni e passa).
Frasi milanesi che mi sono sempre piaciute: “va’ a ciapaa’ i ratt” (vai al diavolo), “oh Signu’r de pueri’tt” (invocazione al Protettore della gente semplice), “trasu’ de ciucc” (del colore che potrebbe richiamare il rigurgito di un avvinazzato, molto utile per descrivere le villette nuove della provincia).
“Ma a Milano non c’e’ niente da vedere”: filate a Santa Maria delle Grazie (per l’Ultima Cena dovete prenotare, per il chiostro no), a Sant’Ambrogio, a farvi venire strizza in San Bernardino alle ossa, a Santa Maria presso San Satiro a farvi prendere in giro da Bramante, a perdervi per le viuzze (via Bigli soprattutto, scoprirete il legame tra Einstein e la contessa Maffei; ma anche via Spiga, e alla casa di Manzoni e a quella degli Omenoni), in San Fedele e piazza relativa, a Brera, e a salutare la Pieta’ Rondanini al Castello.
Come salire in Loggione (sempre che le regole di dieci anni fa siano ancora valide) un’altra volta, se volete.
Shokujitei - Piazza Bande Nere: buono a sapersi! (io sto lì dietro…)
Il giappo in Bande Nere, oltre ad essere un posto a me molto caro, è davvero buonissimo. E poi sono anche simpatici. Grazie dei suggerimenti, molto graditi
scusa Dafne se ti ci ho trascinato, non sapevo
LOL. Ma figurati, mi ricordo dei buonissimi spaghetti cacio e pepe…
Grazie per i suggerimenti, saranno utilissimi in serate di dubbio e indecisione.