May
11
2009

Stranieri in terra familiare/1.

Intanto, una considerazione - affatto originale, me ne rendo conto. Gli italiani sono piuttosto vari tra di loro - se esistono davvero, essendo cosi’ vari (su questo ho idee a giorni alterni). Se avete mai avete lavorato fuori dalla vostra regione, se avete avuto una relazione con qualcuno che veniva dall’altra parte della Penisola (la qui presente: tre anni e mezzo con una morosa di famiglia pugliese), sapete perfettamente che l’Italia e’ un Paese multietnico, multiculturale, multiquelchel’e’. Molto.

Seconda considerazione, corollario della prima, anche questa poco originale. Quando ero bambina io c’erano i terroni. Che si sapeva che erano poco raccomandabili. E comunque strani. Che avevano questa cosa della famiglia, e tenevano sottomesse le donne, e… (Linko Visconti perche’ mi pare piu’ in tono, ma anche i Soliti Ignoti potrebbe andare.) Oh, percarita’: a volte erano effettivamente diversi dai polentoni - vedi al punto sopra: l’accento era diverso, il codice per darsi appuntamenti pure, alcune cose che per un milanese erano assolutamente irrilevanti diventavano importanti e viceversa. Fatto sta che ai tempi di mia mamma non si affittavano loro le case, salvo che appartamenti fatiscenti. Ai miei tempi, semplicemente, si beccavano delle battute sul Vesuvio in eruzione - e andava ancora bene: mi raccontavano di simpatiche situazioni nella Provincia in cui la classe non parlava al compagno i cui genitori provenivano al di sotto della Linea Gotica. Dieci anni dopo, semplicemente, la questione era non-esistente o quasi, se non come dato di fatto: evidentemente si era giunti alla conclusione che diverso non implica incompatibile.

Terza considerazione, personale, ma che da’ una misura di quanto il mondo non sia immobile. Quando ero alle elementari non ero considerata una vera milanese, in quanto di padre trentino - e di nonni trentini, lodigiani e emiliani. Oggi passo per una bauscia presso i piu’. Sic transit gloria puritatis Mediolanensis.

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