May
18
2009

Non del tutto illecita.

In Italia i maschilisti assassini possono tirare un sospiro di sollievo. Da oggi potranno evitare le pene più dure se ammetteranno di aver ucciso la loro compagna per gelosia. Lo stabilisce la Cassazione limitando ad un massimo di 14 anni la condanna nei confronti di un uomo che uccise a coltellate la sua compagna.

Il Tribunale giustifica la sentenza affermando che, “secondo il sentire comune” degli italiani, la gelosia non è del tutto “illecita”.

(qui l’articolo, via dottorcarlo. Corsera e Repubblica non segnalano, evidentemente non e’ importante quanto lo scudetto dell’Inter.)

“Perche’ sei andata in Inghilterra?” “Per fare la cura delle acque.” (cit.)

(Per una lettura collaterale ma non troppo, Lia. Una che quando parla di hijab non dice a caso.)

5 Comments

  • mfisk says:

    Sarebbe bello però avere qualche riferimento un po’ più concreto di un giornale spagnolo online, per capire che cosa effettivamente dica la sentenza, no?

  • mfisk says:

    Ok. Allora vedi che la cosa è un po’ diversa: non si dice che la gelosia sia un’attenuante, bensì che non sia un’aggravante.
    La corte ha semplicemente preso atto che la gelosia è un movente: come la sete di denaro, la vendetta, la volontà di sfuggire alla cattura, e tutti gli altri motivi che gli uomini si sono inventati per ammazzare qualcuno. Anzi, se ci pensi la gelosia è sempre stata uno dei moventi principali per l’omicidio: basta essere appassionati di Colombo, Kojak o CSI per rendersene conto.

    La Corte non ha ritenuto che la gelosia sia un’attenuante, dicevo: essa si è limitata a statuire che non costituisce l’aggravante dei cosiddetti “motivi abbietti o futili”: vale a dire non sia un motivo di uccidere “che si radica in una particolare perversità o malvagità del reo, così da suscitare un profondo senso di ripugnanza e di disprezzo in ogni persona di media moralità”.

    Giusto per capirci, ad esempio, è considerato motivo abietto la vendetta trasversale e il sacrificio umano rituale: cose veramente tremende.
    E futile il caso in cui, secondo il comune sentire, esista un’incredibile sproporzione tra la causa scatenante e l’evento: come l’omicidio per il posto nel parcheggio.
    dire, come fa Donna Moderna, che la gelosia sarebbe “una motivazione valida per ammazzare la propria compagna” è una sciocchezza: giacché se lo fosse il colpevole sarebbe stato assolto! Essa è invece un “valido movente”: vale a dire che è un movente “logico”, “comprensibile”, “naturale” (ma non per questo certo “giustificabile”!)
    La gelosia, purtroppo, è sempre stato uno dei principali motivi

  • mfisk: ho risposto nel tuo post,
    http://nonsoabbastanza.blogspot.com/2009/05/notizie-false-e-tendenziose.html

    “Non e’ un’aggravante” - hai detto poco. Con tutte le donne che vengono ammazzate dai compagni/mariti/fidanzati perche’ erano “solo” gelosi, erano “solo” “troppo innamorati” - ma non abbastanza da lasciarle vivere, ovviamente.

  • Copioincollo il mio commento al tuo post:
    “La Corte ha semplicemente detto che non è un motivo abietto o futile.”

    Hai detto poco.

    Sicuramente la gelosia e’ un motivo futile. Se sei geloso (dico al maschile: che’ quelli che ammazzano le “dolci meta’” son quasi tutti maschi eterosessuali) e hai superato i diciott’anni dovresti essere in grado di farci i conti senza ammazzare (ammazzare!) qualcuno. Quindi: e’ come ammazzare perche’ qualcuno ti ha rigato la Ferrari. Bell’auto, ci hai speso tanti soldi, ma ammazzare e’ un po’ tanto.

    Ed e’ anche abietto: perche’ chi uccide per gelosia vede la propria compagna/moglie/fidanzata come un oggetto che deve essere “mio o di nessun altro”. E capisco che sia una cosa accettata, persino auspicata, da moltissimi maschi: ma avere una sentenza della Cassazione che dice che non sia ripugnante e’ offensivo.

    Quanto a “una tale Giulia Blasi”: scrive, benissimo, in un mucchio di posti, da un bel po’ di tempo. Un po’ meno “patronizing”, please.

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