Superdickery e’ un sito su cui puoi passare delle piacevoli ore a ridere come un’idiota. L’idea e’ quella di raccogliere copertine e vignette di fumetti “storici” che viste con il senno di poi (o forse anche con il senno di allora…) sono esilaranti, imbarazzanti o tutt’e due. Involontariamente esilaranti o imbarazzanti, si intende.
C’e’ la sezione “Suffering Sappho!” dedicata a Wonder Woman e la sua passione per il BDSM - l’ho usata qualche giorno fa.
C’e’ la sezione “Seduction of the Innocent” (riferimento a Fredric Wertham, ovviamente), dove Batman la fa da padrone
ma ci sono anche perle come il giant-size man-thing.
Superman brilla negli “Examples of Superdickery”, ossia di idiota antipatia.
E poi c’e’ la propaganda. E prima del politicamente corretto, dopo Pearl Harbour e dalle parti dei campi di “relocation” non si andava giu’ sul leggero. Erano nemici, e musi gialli.

Sul sito ce ne sono di altrettanto notevoli; questa e' probabilmente la piu' famosa. Notare le fattezze quasi non-umane del "jap".
Sapete una cosa? Erano altri tempi, sono pronta a mettere in prospettiva storica, i giapponesi erano effettivamente un impero militarista (e razzista a sua volta) alleato di Hitler. Non dico fosse una cosa anche solo vagamente decente, ma sicuramente non era la cosa peggiore che stesse capitando (i campi di cui sopra, per dire, erano peggio).
Ma oggi. Con il senno di oggi.
Ma siamo, come dire, SCEMI? Non dico impazziti, che’ dei malati psichiatrici ho troppo rispetto. Proprio: scemi?
Lasciamo stare l’indecenza di essere razzisti, a quella questi qui non ci arrivano. Vediamo se posso spiegarla in termini brutali, di utile…
Vogliamo sempre fare i soliti italiani che si sentono furbi e superiori a tutto, tanto loro c’hanno lo stile, e chisseneimporta di quei quattro sfigati che hanno a che fare - per amore, per lavoro o per entrambi - con i Paesi in cui gli insulti a sfondo razziale sono una cafonata? E non dico che siano Paesi senza razzismo, eh: ma ci sono forme e cortesie che si rispettano, diamine. “Musi gialli” non lo scrive nemmeno il Daily Heil, cazzo (pardon). Oppure decidi che la tua cifra stilistica e’ il bar dello sport “da Piero”: ma allora li’ resti, tu e i tuoi amici tutti del paesello da generazioni. E non fai vergognare del loro passaporto tutti quelli che con i musi gialli hanno rapporti, o potrebbero aver rapporti, o semplicemente non avrebbero problemi ad aver rapporti.
Inutile, mi viene fuori una tirata: ma sono troppo infuriata.
(Via: molta gente. Tanta che volevo farci un post da un po’, ma solo stasera ho trovato da dove iniziare. Ah, complimenti a Yossarian per il titolo del suo post sulla questione.)
[OK, vediamo di riprovare con calma. Ho passato tutto l'anno ad avere a che fare con asiatici - nessun giapponese, ma un'abbondanza di cinesi (di varia provenienza: quasi tutti specificano da dove), malesi (piu' di quanti immaginassi), una thailandese, non contando i britannici di famiglia asiatica. L'anno prossimo sara' lo stesso. Ora, un giornale italiano che dice musi gialli non solo mi fa schifo, mi danneggia pure: perche' se avessi un alunno che sa di questa faccenda dovrei fare il doppio dello sforzo per fargli capire che se gli do' un'insufficienza non e' perche' io sono bianca e lui no (con possibili seguiti di appelli in sede accademica - evviva). O perche' se dovessi vendere le mie capacita' a un datore di lavoro sarebbe piu' difficile non fargli pensare che io abbia problemi a relazionarmi con un ambiente multietnico. Chiaro, ora?]


Oh finalmente che non riuscivo piu’ a trovarti (ma avvisare quando si cambia che io sto stordita assai?)…poi ho letto alcuni tuoi commenti sul blog di Uriel il fulminato!Comunque io non sono incazzata su sta storia, ma di piu’: furibonda. (Sul blog di MatteoBordone ho lasciato un commento).
Per quanto riguarda ristoranti a Londra: guarda qui e’ venuto una leggenda italo-inglese Antonio Carluccio, io ci sono passata nei suoi shops e ci ho anche mangiato, e devo dirti che e’ tutto molto onesto (non da urlo, ma molto ben fatto). Se gli inglesi mettono meno white sauce e usano piu’ l’oilio d’oliva lo si deve a lui di fondo. Poi mi dici dove abiti e forse ti posso dire dove andare a mangiare…1 abbraccio
Bentornata Piccola Cuoca, non ho potuto avvisare perche’ il sito mi si e’ chiuso repentinamente, da un giorno all’altro - lasciandomi con il problema di dove poter avvisare del cambio di indirizzo.
Non essere l’unica furibonda (avevo letto il tuo commento chez Bordone) mi fa pensare di non essere ipersensibile - e contemporaneamente mi fa incavolare ancora di piu’.
Per quanto riguarda le pappe londinesi: Carluccio, buono a sapersi, se e’ italiano andro’ anche a vedere cosa ci recupero (se vende materie prime come mi pare di capire); poi io abito a sud-sudest ma mi muovo senza troppi problemi, tanto c’e’ zio Nightbus.
Le copertine sono semplicemente splendide. Me le sono gustate e mi lecco i baffi, specie per quella nel mezzo, stile ‘Mostro della Laguna Nera’.
Quanto al post, condivido e sottoscrivo. Quello che manda in bestia anche me, e’ la squallida furberia paesana, uso l’aggettivo nell’accezione lombarda che significa ‘buzzurro’, (’quello e’ un paesano’) nemmeno da Bertoldo e Bertoldino, quella e’ classe, ma come hai giustamente osservato, da ‘Bar Piero’.
Non per niente, ‘Il Giornale’ e’ il ‘Volkischer Beobachter’, o se preferisci, ‘La Pravda’ del Lider Maximo.
least but not last, da quando sono qui, ho abitato con tre giapponesi e ho un debole per il Sol Levante. Non foss’altro per il fatto che pronunciamo le vocali quasi nella stessa identica maniera.
gracias por la segnalaciones (povero Cervantes)
Yossarian
Devo ammettere che le copertine sono veramente esilaranti…non avrei mai pensato che ci potessero essere così tanto doppi, o tripli, sensi in un fumetto!
Yossarian: E sul sito il divertimento continua…
Se il Giornale e’ il Volkischer Beobachter, cos’e’ Libero? Der Stuermer? Non so abbastanza della distinzione Pravda/Izvestia - so giusto che esistevano - per espandere l’analogia dall’altra parte del Blocco. (Inutile, non puoi darmi un paragone senza che io non lo continui.)
Vocali simili? Interessante. Un amico di mia mamma sosteneva che “il giapponese non e’ difficile da imparare per un italiano, molto piu’ facile del tedesco”: ma l’avevamo classificato sotto “peculiare affermazione di un uomo peculiare, che quando non fa il genio della fisica matematica traduce Omero senza vocabolario ma inventandosi un metro particolare” (not joking).
Phabius: Benvenuto! Come dicevo pocanzi, il sito e’ una miniera; sta’ solo attento alla dipendenza.
Il giapponese ha una struttura fonetica che, probabilmente per influsso delle lingue di ceppo indonesiano, è piuttosto simile a quella dell’italiano e più ancora a quella di alcuni dialetti italiani. Tuttavia il resto della lingua, cosine da nulla come la sintassi e la morfologia, ha una struttura tormentosamente lontana da quella di qualsiasi lingua europea, sebbene molto più ‘regolare’ di quella dell’italiano o del tedesco. Tuttavia, non va confusa la logicità delle regole grammaticali con la semplicità d’apprendimento. Il persiano, per esempio, è una lingua molto meno ‘regolare’ dell’arabo (anche perché, per motivi storici, ha subito una codificazione molto minore) ma molto più vicina alla nostra logica (e anche alla nostra fonetica) e quindi più facile da imparare. (E personalmente ho trovato entrambe più facili del russo, lingua ricchissima di eccezioni e particolarità.)
Va detto che il sistema di scrittura (e un po’ anche la DIREZIONE della scrittura) può rappresentare un problema serio, specialmente per il giapponese, che usa gli ideogrammi.
(faccio queste affermazioni sulla base della cognizione che mi viene dall’aver abitato per tre anni con uno studente di giapponese, anche piuttosto bravo).
Per ‘nostra logica’ non intendo Aristotele e Goedel, naturalmente, ma l’ausiliare ‘essere’ e l’esistenza dell’imperfetto (che in persiano non corrisponde esattamente all’italiano, ma ci va vicino).
Falecius: Molto interessante.
Ora, domanda che rivela la mia ignoranza: il persiano si scrive partendo da destra o da sinistra? (E l’hindi? C’e’ un intervallo di longitudine in cui la scrittura va in un senso e un intervallo in cui va in un altro? O è una distribuzione a macchia di leopardo?)
Il persiano si scrive con una variante modificata di alfabeto arabo, quindi da destra verso sinistra. Lo stesso vale per l’urdu, il pashtu e anche la panjabi, quando scritta da musulmani (i sikh usano un proprio alfabeto chimato gurmukhi).
In Tajikistan, però, la forma locale del persiano si scrive con alfabeto cirillico o, dagli anni Novanta, latino.
La hindi si scrive con l’alfabeto devanagari, usato anche per il sanscrito, e che,come gli altri alfabeti usati dalle varie lingue dell’India e, indirettamente, di parte dell’Indocina, come la bengali, il tamil, la gujarati, il thai ed il birmano, derivano dall’antico sistema di scrittura brahmi, un antico alfabeto indiano. Attraverso passaggi più complicati, anche l’alfabeto tibetano e alcuni sistemi di scrittura usati anticamente in Asia Centrale e Mongolia fino alla Corea derivano da scritture indiane, portate da missionari buddhisti.
L’alfabeto devanagari e quasi tutti quelli che ne sono “imparentati” si scrivono da sinistra verso destra, ma l’antico alfabeto mongolo, oggi sostituito da quelli latino e cirillico, si scriveva in colonne dall’alto verso il basso, come il cinese classico (e credo per influsso di questo).
Anche l’alfabeto etiopico usato per scrivere l’amharico, il tigrino e altre lingue del Corno d’Africa si legge da sinistra verso destra.
In effetti le scritture indiane hanno assunto una spiccata tendenza a diventare sillabiche, e mi pare che questo abbia influenzato la trasformazione dell’alfabeto etiopico, che è diventato anch’esso sillabico (in origine era una scrittura consonantica).
Va detto che molti posti hanno abbandonato i loro alfabeti tradizionali di derivazione indiana o araba e li hanno sostituiti con l’alfabeto latino o cirillico: questo è successo a tutte le lingue dei popoli musulmani dell’Asia interna, al turco, a tutte le lingue dell’Indonesia e ad alcune lingue africane come la swahili (il somalo si scrive con alfabeto latino dal 1972, ma prima non si scriveva affatto).
Sottolineo che sto parlando solo dei sistemi di scrittura, NON delle lingue. Il tibetano, il tamil o l’antico giavanese non derivano in nessun modo dal sanscrito o tantomeno dalla hindi (che sono lingue indeuropee del ramo indoario), anche se ne hanno preso in qualche modo il sistema di scrittura. Esattamente come l’alfabeto latino e quello etrusco sono strettamente connessi e derivati da quello greco, senza che l’etrusco fosse minimamente imparentato né col greco né col latino.
La ragione di tutto questo casino è storica.
L’alfabeto, è stato inventato non proprio dai fenici ma dal popolo che chiamiamo “sinaitico” perché abbiamo trovato le loro iscrizioni nel Sinai, ma in realtà probabilmente erano originari del sud della Palestina.
Questi lavoravano nelle miniere di turchese del Faraone che stavano appunto nel Sinai, ed erano sotto pesante influenza, per usare un eufemismo, dell’Egitto. Comunque per scrivere la propria lingua semitica, imparentata con quello che sarebbe poi diventato l’ebraico, usavano una forma adattata di alcuni geroglifici egiziani, pronunciando ognuno di questi geroglifici col suono consonantico iniziale della parola sinaitica a cui il geroglifico corrispondeva. Detto così sembra complicato, quindi faccio un esempio: il geroglifico che significava “casa” in egizio era letto “par” (o qualcosa del genere). Ma in sinaitico “casa” si diceva “bet” (o qualcosa di molto simile. Sì, anche in ebraico, ed in arabo si dice bayt; anche se in effetti voleva dire più che altro “tenda”) e quindi i sinaitici usarono una forma semplificata di quel geroglifico per indicare il suono B, e chiamarono “bet” quel segno, da cui il nome ebraico e greco della lettera corrispondente (bet in ebraico, beta in greco antico; in greco moderno si legge “vita”).
L’egizio, e quindi anche il sinaitico, scrivevano solo le consonanti, per ragioni che hanno a che fare con la struttura grammaticale di quel tipo di lingue su cui sorvolo. Comunque, i geroglifici, essendo essenzialmente ideogrammi, potevano essere scritti in qualsiasi direzione, ma per una scrittura fonetica, anche se solo consonantica, la direzione è evidentemente essenziale. I sinaiti, o comunque qualche antico popolo semita influenzato dall’Egitto, scelsero la direzione dal destra verso sinistra, per ragioni che ignoro. Questo è il motivo per cui l’ebraico e l’arabo si scrivono da destra. Tutto ciò accade intorno al 1800 a.C. o poco dopo. I Greci, invece, quando presero l’alfabeto dai Fenici (un migliaio d’anni dopo) fecero due cose: aggiunsero le vocali, riciclando una quantità di lettere indicanti suoni gutturali inesistenti in greco; e invertirono la direzione della scrittura (in realtà ci fu una fase “bustrofedica” in cui una riga aveva una direzione e la successiva quella opposta).
Questo è il motivo per cui il greco, e tutti gli alfabeti che ne derivano come il nostro, l’etrusco, le rune, ed il cirillico, si scrivono da sinistra verso destra.
Inoltre è per influenza del greco che l’etiopico, che deriva direttamente dal sinaitico (sto sempre parlando SOLO degli alfabeti) senza passare per il fenicio (con la mediazione di altre scritture arabe dell’antico Yemen), passò ad essere scritto da sinistra verso destra (in origine era il contrario, come nell’antico yemenita da cui derivava).
L’origine dei sistemi di scrittura indiani non è del molto chiara, comunque il capostipite di essi, la Brahmi sembrerebbe essere stato influenzato o derivato dall’alfabeto aramaico, che deriva direttamente da quello fenicio ed è usato attualmente per scrivere l’ebraico. Dall’alfabeto aramaico proviene anche l’attuale alfabeto arabo. Comunque se è così caso gli antichi indiani devono aver fatto la stessa cosa che fecero i greci, invertendo la direzione della scrittura. Invece di aggiungere lettere per le vocali, però, gli indiani tendevano a modificare le lettere per indicare la vocale seguente (con la forma base seguita da una A). Questa tendenza sillabica si è mantenuta nei vari alfabeti derivati.
C’è chi sostiene che la Brahmi derivi invece dalla scrittura della antica civiltà harappana dell’attuale Pakistan, ma finché non la decifrano direi che è una tesi abbastanza speculativa.
Comunque, oggi si scrivono da destra verso sinistra solamente gli alfabeti arabo ed aramaico (nelle due varianti, molto diverse, usate per l’aramaico moderno/siriaco e per l’ebraico) che conservano anche, almeno in parte, l’originaria natura consonantica dei primi alfabeti semitici, con grande scorno di noialtri studiosi. L’alfabeto arabo si usa essenzialmente, oltre che per scrivere l’arabo, anche per il persiano e l’urdu.
In passato, fino a tipo un secolo fa, si usava ampiamente per scrivere il malese/indonesiano, il turco e varie altre lingue (swahili ecc…).
Tutto il resto del mondo scrive:
a) tendenzialmente da sinistra verso destra
b) tendenzialmente indicando le vocali
a meno che non usi degli ideogrammi, naturalmente.
Gli ideogrammi cinesi si scrivevano tradizionalmente in colonne dall’alto verso il basso, ma oggi in genere hanno adottato la direzione decisa dai Greci quasi tremila anni fa, in righe da sinistra verso destra.
Mi sono dilungato un po’ troppo, scusami.
Di fatto, dopo tutto questo papiro mi accorgo di non averti risposto.
Allora, dal Pakistan al Marocco e alla Mauritania (compresi) si ha una fascia abbastanza compatta di scritture consonantiche che vanno da destra a sinistra. Questa fascia si ferma i confini della Turchia e dell’ex-URSS, da un lato, a quelli del (Nord)Sudan e al Sahara dall’altro, e include le Maldive, anche se l’alfabeto divehi deriva in maniera complicata da quelli indiani (evidentemente l’inversione è prodotto -non unico- di un’influenza araba).
Questa è la situazione attuale, ma in passato la cosa era molto più a macchia di leopardo: pensa che ad esempio in Bosnia le varie comunità religiose scrivevano la stessa lingua slava con gli alfabeti latino, cirillico e turco-arabo, e sospetto che gli Ebrei usassero l’ebraico-aramaico anche per scrivere il serbocroato (così come fanno con lo yiddish, che è una specie di tedesco scritto con alfabeto ebraico; nel medioevo era anche diffuso l’uso di scrivere l’arabo con caratteri ebraici). In generale, prima che l’Europa conquistasse il resto del mondo, si poteva dire che ci fossero scritture da destra a sinistra quasi ovunque ci fossero musulmani o ebrei (o cristiani di lingua aramaica, che si spinsero parecchio lontani anche loro: esistono iscrizioni bilingui aramaico-cinesi), anche se ad esempio la bengali ha conservato il proprio alfabeto anche dopo l’islamizzazione dell’attuale Bangladesh, e anche il giavanese se ricordo bene mantenne l’alfabeto di origine indiana dopo la conversione dell’isola all’Islam nel Cinquecento (oggi si scrive in alfabeto latino, per ‘colpa’ degli olandesi).
Naturalmente molti musulmani dell’India, continuano ad usare l’urdu, scritta in alfabeto arabo da destra verso sinistra.
Postilla: gli alfabeti armeno e georgiano si scrivono da sinistra verso destra e sono ispirati in buona parte al greco.
1. “bet in ebraico, beta in greco antico; in greco moderno si legge “vita””
Come si impara a leggere libri di matematici molto ebrei (quelli che non indicano gli interi come Z perché è una convenzione nata in Germania), e a sentire conferenze di matematici greci.
2. “i geroglifici, essendo essenzialmente ideogrammi, potevano essere scritti in qualsiasi direzione”
Ecco, questo non mi è chiaro. “Io mangiare leone” mi pare diverso da “leone mangiare me”, se posso fare un esempio idiota.
3. “scelsero la direzione dal destra verso sinistra, per ragioni che ignoro”
Magari non c’è una ragione, solo un caso?
4. “ci fu una fase “bustrofedica” in cui una riga aveva una direzione e la successiva quella opposta”
Me lo ricordavo, chissà perché, dal liceo. Dev’essere una delizia per gli archeologi e i filologi…
5. Grazie, interessantissimo. Mi piace avere risposte precise e dettagliate, soprattutto su cose che non so.
Rilancio: i numeri “arabi”. Li ho visti scritti lievemente diversi (un’antica forma?) su degli orologi-souvenir del medio-oriente: ma per il resto, guardando le prime pagine dei giornali nelle edicole, mi pare che siano ubiqui. D’altra parte, sono veramente efficaci… Mi sbaglio?
(A margine, faccio notare che siamo partiti da “ma Batman e Robin erano gay?” - quanto mi piace la divagazione nei commenti.)
2. I geroglifici erano “disegnini” con un verso “intrinseco”. Immagino (ma non lo so con certezza) che la faccia del leone verso destra lui mangiare te, la faccia del leone verso sinistra, tu mangiare lui, o qualcosa di simile. Non sono un egittologo e non sono minimamente in grado di leggere i geroglifici, ma sono certo che avessero diverse direzioni di lettura possibili. Posso anche dire che fare lo scriba nell’antico Egitto era notoriamente un lavoro che richiedeva un lungo e faticoso apprendistato.
3. Una qualche ragione ci sarà stata. Magari solo che al tizio che ha avuto l’idea piaceva di più così. O forse era più comodo per gli strumenti di scrittura del tempo.
Però, considerato che la scrittura tendeva ad avere tutta una serie di valenze magico-sacrali (ad esempio, l’ordine alfabetico, che conserviamo ancora oggi con alcune modifiche, non è casuale ma è legato ad un ciclo astronomico, non ricordo quale) e ad essere appannaggio di una élite colta e spesso sacerdotale, sospetto ci sia qualcosa di più. Ad ogni modo, io non lo so.
5. Sono veramente efficaci, infatti. Se ci pensi, sono anche degli ideogrammi. Hanno forme diverse nell’uso arabo tradizionale, che ancora si mantengono in varie parti del Medio Oriente, ma anche gli arabi e i persiani adesso usano anche le forme europee. Se apri una copia del Corano, probabilmente troverai pagine, sure e versetti numerati con le forme tradizionali. Funzionano esattamente come le “nostre”, (inclusa la direzione di lettura) solo la forma tipografica cambia.
La forma originaria che era usata in India era ancora diversa, ma penso che sia stata soppiantata.
So che in Cina e Giappone a volte si usa, per numeri piccoli, l’ideogramma corrispondente, ma penso che equivalga più o meno allo scrivere in lettere un numero da noi.
La diffusione universale dei numeri “arabi” nella forma datagli dall’uso europeo è naturalmente un risultato delle conquiste coloniali e della diffusione mondiale della cultura occidentale… un risultato certamente molto comodo per i matematici, direi.
1. Ora che ci penso, la scrittura da sinistra verso destra (come quella dall’alto verso il basso se le colonne vanno poi da sinistra a destra) ha un vantaggio. La maggior parte della popolazione usa la mano destra per scrivere (a dirla tutta mia mamma mi racconta che quando andava alle elementari era normale “raddrizzare” a bacchettate i mancini…). Se scrivi a inchiostro da sinistra a destra con la mano destra rischi meno di sbavare passando con la mano su quel che hai appena scritto.
2. “[le cifre dei numeri arabi] funzionano esattamente come le “nostre”, (inclusa la direzione di lettura)”
Bel mal di capo, i numeri in un senso e le lettere nell’altro…
1. Vero, ma dipende dal materiale che si usa. Immagino sia per quello che Greci ed Indiani abbiano adottato quelle direzione. Comunque basta abituarsi a tenere la penna in un certo modo (che a me viene naturale: sbavo meno scrivendo in arabo).
Per quel che ne so, è ipotizzabile che i cananei del sud nel secondo millennio a.C. avessero percentuali insolitamente altre di mancini, ma non penso; tutte le lingue semitiche di mia conoscenza avevano metafore su “destra” e “sinistra” che fanno pensare ad una maggioranza schiacciante di destri.
2. E perché? in fondo è una convenzione anche quella. Non c’è nessuna ragione cogente per cui le unità debbano essere rappresentate dall’ultima cifra e non dalla prima, a parte il fatto che è più comodo rispetto ai nomi dei numeri; ma comunque le cifre sono una specie di ideogrammi…
Considera però che in arabo nei numeri di due cifre si leggono per prime le unità… (in effetti anche in tedesco, e comunque non in persiano). Ad ogni modo penso che la ragione per cui funziona così sia il mantenimento della direzione originaria usata dagli inventori indiani.
Interessante.
Però penso sempre che avere alcuni simboli letti in una direzione e altri in un’altra è più complicato di averli tutti scritti in una sola direzione.
Il tedesco (non sapevo dell’arabo) è un bell’esempio. Ma anche lì è un casino: un conto sarebbe dire unità-decine-centinaia-eccetera, e sarebbe anche più facile per i conti a mente con un riporto (però perdi il vedere per prima la cifra più significativa); ma quando dici 2-30-mila-100-3-40 per 32.143 ti va insieme la testa, peggio dei numeri francesi.
(E a me il tedesco piace, eh.) Può darsi che gli inventori dei sistemi suddetti non usassero che di rado le centinaia o le migliaia…
Forse non sono stato chiaro, la direzione è sempre la stessa, credo, per un lettore arabo. (io invece quando vedo un numero in un testo arabo naturalmente lo leggo da sx verso dx),
La scrittura del numero, in arabo, procede, rispetto alla direzione normale del testo arabo, a partire dall’unità e a salire. Ad esempio, 12 è sempre dodici, sia in un testo arabo che in uno italiano. Se invece i numeri in arabo si leggessero con le unità alla fine, 12 in arabo sarebbe ventuno. In questo senso, non solo le cifre sono ideogrammi, ma sono ideogrammi storicamente comuni anche nelle loro combinazioni, alle civiltà occidentale, indiana ed arabo-islamica; meglio, lo sarebbero se la forma delle singole cifre non avesse variazioni ‘tipografiche’ notevoli nelle tre.
Pensandoci, ho idea (ma nessuna certezza) che, partendo da un sistema indiano identico al nostro nella direzione i matematici arabi abbiano mantenuto la direzione originaria per evitare problemi del tipo 12=21 nel passaggio dei testi.
Risultato, perdono la visione della cifra più significativa e si semplificano la vita coi riporti, cosa che forse nel nono secolo aveva più interesse di oggi. Pareggio.
Altra cosa la struttura linguistica dei numerali, che è molto precedente le cifre.
Azzarderei che hai ragione e che i sistemi numerali del tipo cento-e due- trenta siano stati sviluppati in momenti della storia linguistica in cui non c’era molta necessità di avere a che fare con numeri
di tre cifre. Ma quindi, molto prima del nono secolo arabo-islamico, che certamente gestiva le migliaia.
Non conosco nessun sistema di cifre che scriva 123 per centrentadue, o qualcosa di simile; se esistesse, usato da parlanti tedesco o arabo, sarebbe coerente, ma obbligherebbe a sottomettere il sistema posizionale a criteri di natura linguistica del numerale, che variano da lingua a lingua. In un sistema del genere il lettore probabilmente visualizzerebbe il gruppo di DUE cifre come unità significante di base. Sarebbe una immondissima complicazione per qualsiasi tipo di operazione aritmetica (sempre meglio dei numeri romani, però).
Anche se avevo buttato lì l’idea, ipotizzare un rapporto tra lingua e ordine delle cifre mi sempre meno sostenibile a pensarci bene.
Quello che intendevo è che in tedesco dici 100-2-30 per 132.