May
20
2009

Le base della nostra cultura.

Ora, lo so - ho avuto racconti, in particolare da lui - che i correttori di bozze dei giornali sono pochi, malpagati, sfruttati. E immagino siano esseri umani, quindi fallibili. L’italiano, poi, è una lingua in cui un errore di ortografia si trasforma rapidamente in un erroraccio di grammatica o sintassi, facendoti fare la figura non più del distratto ma dell’ignorante crasso.

Insomma: se leggo un “qual’è” con l’apostrofo non mi scandalizzo. Penso che capiti.

Ma c’è un limite alle coincidenze.

Tengo a ribadire che i dialetti sono le base della nostra cultura

I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione in cui insegna.

(Anche se ci fosse un “insegnano”: una frase così la mia professoressa di Italiano del ginnasio me la tirava dietro.)

la spinta verso il futuro e la modernizzazione non può non essere accompagnata dalla valorizzazione della cultura ivi compresa la lingua e il dialetto

(La spinta verso il futuro, cioé immagino la scienza e la tecnologia, come noto non sono cultura.)

(”Ivi”. Nel 2009, in una lettera a un giornale.)

Per questo la polemica è distituita di qualsiasi fondamento soprattutto per chi è rivolta ad una persona che abita al confine con il Veneto e che conosce bene l’eccellenza, il valore e la cultura delle persone che lo popolano.

(Se ne conosci l’eccellenza ne consegue che ne conosci anche il valore, no?)

Bene: l’autore di queste perle è il ministro della Pubblica Istruzione.

Facile esercizio per il lettore: trarre alcune conclusioni sullo stato della scuola in Italia.

Written by restodelmondo in: Calderone di post | Tags:

9 Comments

  • Ciao, ho letto il tuo pezzo.

    Perdonami ma non trarrei da qui chissà quali conclusioni. L’ultima frase che citi è effettivamente scritta male ma i primi due errori mi sembrano semplici refusi, magari il risultato di un copia e incolla non riletto (che poi potrebbe essere lo stesso caso dell’ultimo errore). Quanto alla frase su cultura e tecnologia se la rileggi con calma noterai che il Ministro Gelmini non intendeva dire che tecnologia e modernizzazione sono cultura ma che se si vuole andare avanti con tecnologia e modernizzazione non bisogna mettere da parte la cultura (incluse la lingua e il dialetto). Ivi si riferiva a dialetto e lingua che vanno incluse nella cultura.

    A me sembra che il problema più grande della Gelmini sia che non si rilegge su carta gli errori - che invece sfuggono più facilmente a schermo. Ma magari sta risparmiando soldi per i budget delle scuole ;)

  • lo scorfano says:

    La Gelmini si è diplomata in una scuola privatissima di Brescia. Ma naturalmente questo è del tutto un off topic.

  • Slawka: Benvenuto. :-)

    Separiamo i due punti. Primo, “due culture”: io ci vedo una contrapposizione in cui da un lato c’è il progresso, quindi la scienza e la tecnologia, e dall’altro la Cultura, che è qualcosa di necessariamente legato al passato - quindi Storia, Letteratura, eventualmente anche il Dialetto. Insomma, la cara, vecchia, polemica di Snow che in Italia è ancora tanto attuale grazie a una scuola formata ancora sui programmi di Gentile. Io - sarà che studio matematica - vorrei che venisse superata, e ogni volta che un Ministro se ne esce con idee del genere (anche solo inconsce! anzi, lì è quasi peggio…) mi viene il latte alle ginocchia. Ah, “un Ministro” è chiunque: fosse solo la Gelmini…

    Secondo, strafalcioni. Diamo il beneficio del dubbio. Ma anche così vuol dire che la Gelmini (o il suo segretario… ;-)) non controlla quel che scrive a un giornale. Il che non mi pare molto rispettoso del suo elettorato.

    Quanto al risparmio: non ci credo. Le ultime che ho letto davano tagli alle scuole pubbliche, e un bel po’ di finanziamenti alle scuole private. Il giorno che aprirà una scuola musulmana e chiederà i suoi fondi statali ci sarà da ridere… (A proposito: ma la scuola ebraica di Milano e il liceo valdese di Torre Pellice ricevono fondi dallo Stato? Qualcuno lo sa?)

    Scorfano: Eh, certo, è un OT. Da cui nasce un altro OT: “l’ora di religione [cattolica] è l’ora più importante del curriculum”, Mariastella dixit. Lei non ha detto “cattolica”, ovviamente, perché c’è una sola religione. Ma qui divaghiamo davvero.

  • @Restodelmondo - Ehm… di solito preferisco benvenutA ;)

    Riguardo all’utilizzo del termine “cultura” in quella frase mi manca il contesto - non è che quell’articolo è anche online?

    [quote]Quanto al risparmio: non ci credo.[/quote] ma era una battuta! :P Suvvia, sdrammatizziamo :)

  • falecius says:

    A proposito: ma la scuola ebraica di Milano e il liceo valdese di Torre Pellice ricevono fondi dallo Stato? Qualcuno lo sa?

    In generale, tutte le scuole private, anche non cattoliche, che soddisfano certi requisiti ricevono fondi dallo Stato e a volte anche dalle Regioni a vario titolo, quindi in teoria anche loro. La scuola musulmana a Milano c’era ed è stata chiusa manu militari, figurati.

  • Slawka: benvenuta, allora - e scusa!

    L’articolo si trova online (ma devi avere Acrobat) partendo dal link al blog di Luca Sofri:
    http://www.wittgenstein.it/2009/05/20/siccome-che-sono-ministro-2/
    - vai sul secondo link.

    Immaginavo fosse una battuta, ma ho preso la palla al balzo per mettere dentro una notizia che avevo sullo stomaco da un po’. ;-)

  • prosaica says:

    @Slawka: se segui il link di rdm trovi un altro link alla fotocopia dell’articolo.
    “sdrammatizziamo”: stanno smantellando la scuola elementare, quella che funziona meglio nel nostro paese. Mi pare ci sia poco da sdrammatizzare-

    Secondo me leggere tutto l’articolo è pure più spaventoso delle citazioni separate. I dialetti sono cultura… e infatti le classi della locale scuola elementare sono pieni di bimbi che scambiano congiuntivo e condizionale, proprio come nel dialetto locale. La scuola serve a formare cittadini italiani, che sappiano esprimersi nella lingua nazionale. E voglio che i miei figli abbiano gli insegnanti migliori, non quelli che vengono dalla regione.

    Quanto a CP Snow, dubito che MaryStar sappia chi sia.

    Sullo squallore ortografico e grammaticale: io mi vergognerei perfino di avere un commento su un blog mal scritto così.

  • Yossarian says:

    Temo che i correttori di bozze non esistano piu’ da almeno 20 anni nei giornali.
    Quando lavoravo al mio, solitamente ci pensava il caposervizio, e se era particolarmente stanco i risultati potevano essere particolarmente devastanti.

    Ti elargisco un piccolo aneddoto che riguarda il sottoscritto e un salvataggio in corner clamoroso, per quello che avrebbe potuto essere uno dei piu’ esilaranti refusi della storia dei giornali locali. E non solo.

    Perdona la volgarita’, ma e’ necessaria et giustificata.

    Pezzo di poche righe su un furto d’appartamento.
    Dopo aver spiegato il fatto, arrivo alla fine e data la stanchezza e un attacco acuto di fancazzismo, decido di porre fine al fatto di cronaca con una formula classica.
    peccato che nella mia versione distratta, un maldestro scambio di vocali lo facesse suonare cosi’:

    ‘Approfittando dell’oscurita’ i ladri si sono dati alla figa’

    Se ne e’ accorto un collega circa 10 minuti prima di ‘andare in macchina’.

    Dio lo benedica.

    Yossarian

  • Yossarian: Meraviglioso.

    Sembra il pezzo della “Casa del sonno” di Jonathan Coe in cui la mancata cancellazione di una nota a fondo pagina provoca dieci denunce (compresa una dei coniugi Thatcher) al giornale che pubblica l’articolo.

    (Comunque, io conosco UN correttore di bozze. Uno solo, però, e lavora per un giornale decisamente più “grosso” del Gazzettino. Resta che almeno una mezza rilettura ci sta sempre, soprattutto se è la lettera di un ministro.)

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