…and the dead will be commemorated and will struggle on with the living, and we are not going away.
We won’t die secret deaths anymore.
The world only spins forward.
We will be citizens. The time has come.
(Angels in America,finale.)
Questa notte quarant’anni fa, a New York. Qualcuno decise che non si vergognava più. Che poteva ordinare un bicchiere di alcolici come ogni altro cittadino. Che poteva vestirsi senza avere tre capi di abbigliamento del tipo giusto. Che poteva tenere per mano chi amava. Che pagare mazzette alla polizia e pizzo alla mafia era al di sotto del proprio valore di esseri umani - di cittadini.
I racconti sono confusi. C’è una transessuale spintonata che dà una borsettata a un poliziotto. C’è una lesbica - una di quelle che in inglese si chiamano butch e in Italia, con fine espressività, camioniste - che si agita, e grida alla folla “Perché non fate qualcosa?”.
And at approximately 2 a.m. on Saturday, June 28, the gay men decided they weren’t going to take it anymore. The clash outside the Stonewall went on for 48 more hours and become famous as the riots that started the gay-rights movement. (sul NYT c’è il racconto del loro cronista di allora - ovviamente all’epoca era l’ultima ruota del carro, che vuoi che sia un’ennesima retata in un bar di froci?)
Non erano persone con le spalle coperte. Quelli con le spalle coperte - almeno in maggioranza - facevano la loro tranquilla vita nell’armadio: non chiedevano dignità e diritti e si accontentavano dei privilegi che riuscivano a raccattare. Attorno a quel bar quella sera giravano soprattutto quelli poco presentabili tra quelli poco presentabili. Quelli che quando la polizia attacca replicano con canzoni oscene, e vaffanculo il mondo.
Va detto che né quelli con le spalle coperte né quelli in quel bar probabilmente immaginavano di poter avere davvero diritti e dignità pari. Se hai vissuto in un sotteraneo la tua vita, come puoi immaginare il sole?
Ma lo sapevano, in qualche modo: prima ancora di immaginarlo.
A noi, loro figli e nipoti - in spirito, se non nella legge o nella biologia - tocca saperlo, e lottare perché lo sappiano tutti.
Il primo passo ce l’hanno fatto vedere, quarant’anni fa, quelli più disperati di noi: non vergognarsi di chi siamo.
Essere orgogliosi.
E poi si lotta.
Non sarà sempre facile.
Non sarà sempre breve.
A volte sarà inaspettato.
Ma saremo cittadini.
Buon Pride.
(Per leggere un po’ - la rassegna stampa di Towleroad. E l’articolo del NYT linkato sopra vale davvero la pena. Wikipedia è meravigliosamente dettagliata.)




