Un mio carissimo amico è ateo di terza generazione. E fin qui, nulla da dire: la fede ti viene dal Buon Dio, non starò qui a questionare con Lui.
Il problema è che nessuno ha mai spiegato al mio amico che cosa vogliano dire, ad esempio, la Pasqua o la Pentecoste. Non dico in dettaglio, dico quei due concetti di base. Quelli necessari per capire perché in un quadro sopra quelle teste si veda una fiammella, o (il ragazzo ha una certa passione politica, e questo potrebbe interessargli) perché Martin Luther King e sodali potessero ritrovarsi nel racconto dell’Esodo.
Insomma: il fatto di essere ateo di famiglia atea l’ha tagliato di fatto fuori da una parte di cultura. Una parte che gli interessa anche, ché l’amico è curioso.
Dove l’avrebbe potuta recuperare? Il mio amico non ha mai fatto catechismo, ovviamente. Ma non penso che avrebbe dovuto farlo più di quanto io sarei dovuta andare all’equivalente ebraico (c’è, immagino. Qualcuno sa come si chiama?)
A casa - beh, diciamo che l’amico ha un rapporto complesso con i suoi, e lasciamola lì. E poi se lasciassimo stare l’amico e pensassimo in generale a un ragazzo che arriva in Italia da un Paese non cristiano (diciamo Cina, che son tanti ragazzi?) dovremmo escludere la famiglia come risorsa. E le disuguaglianze basate sulla famiglia mi rendono idrofoba.
Resta quindi la scuola, la mitica ora di religione cattolica. Decidiamo che il fatto che si limiti solo a una religione (a un particolare ramo di una particolare religione, e un ramo piuttosto categorico nell’escluderne altri1, se dobbiamo dirla tutta) non discrimini per nulla, non dia l’impressione di una religione di Stato. Io non lo penso: ma assumiamolo per un attimo ché non è di questo che vorrei parlare. Ecco, il mio amico ha fatto religione. Per tre anni, al liceo - lunga storia. E in questi tre anni nessuno gli ha detto che cosa fosse la Pasqua, nemmeno quando stavano preparando la messa di Pasqua: gli hanno al più detto che “il sesso si fa dopo il matrimonio”, e anche quello non argomentato ma annegato in una melassa di “parliamo dei problemi del mondo che vi spiego che pensate davvero”.2
Insomma: il mio amico ha passato il quarto di secolo vivendo sempre in Italia e deve chiedere alla qui presente che diamine sia l’Immacolata o se Natale sia più importante di Pasqua.
Al dunque: l’ora di religione cattolica oggi in vigore nella scuola italiana non serve a nulla. Serve a dare un po’ di cattedre a quelli con gli agganci in Curia, a spese della collettività.
Se sparisse potremmo iniziare a ricostruire. Potremmo parlare della Storia e di quello che dicono le religioni - almeno occidentali3, anche se un paio di dritte sul buddhismo e l’induismo sarebbero utili per capire quel miliardo di persone nel subcontinente indiano. Lo facciamo insieme a Filosofia, a Storia4, a Letteratura5? Lo facciamo in un’ora a parte? Insieme a una discussione di etica6?
Ma prima: cancellatela.
Ai non-cattolici serve solo a sentirsi ancora meno parte della società (come se il Papa in televisione senza contraddittorio un giorno sì e uno no non bastasse). Ai cattolici non serve - hanno già fatto catechismo - o serve solo a incavolarsi per come la propria religione sia fonte di privilegi, o ridotta a indicazioni moralisticheggianti o melense.
Davvero: cancellatela.
[Ovviamente non succederà: la Gelmini ha già detto che è l'ora più importante del curriculum. Tant'è che alle elementari ci sono due ore settimanali di religione e una di educazione fisica.]
[Post ovviamente scatenato da questo schifo7, e dalla discussione dallo Scorfano.]
[A onor del vero, ho anche incontrato un insegnante di religione splendido. Quarta e quinta ginnasio. Spesso un'ora di cincischiare, beninteso; ma ogni tanto ci spiegava qualcosa bene e con una certa complessità, persino con qualche riferimento alla Bibbia. Non a caso era uno studente di teologia - non un insegnante che aveva trovato uno stipendio pubblico solo grazie agli agganci in Curia.]
- sì lo so, gli ortodossi e i fondamentalisti protetanti son peggio. Signora maestra lo fa anche lui. [↩]
- melassa che l’ha reso ancora più deciso nella convinzione passatagli dai suoi genitori che i cristiani siano tutti un po’ dei fessi bigotti. Ci sono voluti cinque anni e un po’ di amici perché - ehi - realizzasse che non è esattamente sempre così. [↩]
- ci metto dentro anche l’Islam, ché la Spagna non è esattamente oriente; e ci metto dentro anche i vari ateismi, deismi, agnosticismi, ché dal 1700 e rotti c’è stata un po’ di gente influente che li ha praticati. Sì, lo so, il termine “religione” non si dovrebbe applicare a questi ultimi che si sentono molto offesi dall’essere considerati “religiosi”; quando mi troveranno un nome comprensivo e sintetico delle “esperienze e filosofie riguardanti il rapporto umano con il sovrannaturale” lo adotterò. [↩]
- ho conosciuto laureati italiani che dopo dieci anni in Inghilterra non sapevano la differenza tra anglicani e protestanti. Non dico tra mennoniti e anabattisti: tra Enrico VIII e Martin Lutero. [↩]
- magari non solo italiana, ma qui è un mio sogno [↩]
- in cui magari i ragazzi imparano ad argomentare un discorso - wow! [↩]
- notare come gli studenti siano più interessati a Storia delle religioni che non ad uscire da scuola [↩]
“ci metto dentro anche l’Islam, ché la Spagna non è esattamente oriente”
Infatti. Chissà perché è una cosa così difficile da capire, e parlo di persone laureate e dottorate.
Certo, se siamo ad avere problemi sulla differenza anglicani/protestanti…
Sulla letteratura non italiana: il problema è anche insegnarla a chi insegna adesso; nessuno si mai dato la pena di inserire il nebuloso estero nei programmi di studio che non fossero ad hoc. Considera che molti professori vengono da licei classici in cui avevano studiato una sola lingua europea vivente, tre ore a settimana, soltanto al ginnasio. Io ho sempre trovato questa cosa per cui il liceo della “futura classe dirigente” non riteneva necessario darsi la pena di insegnare una letteratura straniera che fosse una alla “futura classe dirigente” (ed insegnante) abbastanza stupefacente. Tutto il diritto di passare i pomeriggi sull’aoristo, per carità. I lirici greci sono fighissimi, e Virgilio pure. Ma sono successe delle cose nel mondo da quando questi sono morti, di cui forse sarebbe il caso di informare anche i licei classici.
Io sono stato fortunato: ho fatto un liceo linguistico con professori cazzuti, e intendo dire che in quarta liceo ci facevano fare un’ora settimanale di civiltà della Russia, comprendente una analisi (su testi in russo) del ruolo degli intellettuali tra gli ultimi zar e l’epoca sovietica. Il livello del mio liceo, è stato, per le materie letterarie, praticamente universitario, tanto che mi sono trovato a spiegare cose per me elementari come la scansione dell’esametro a gente che faceva filologia classica (non in Italia, devo dire) basandomi solo su quanto fatto alle superiori. In compenso non so il greco.
“quando mi troveranno un nome comprensivo e sintetico delle “esperienze e filosofie riguardanti il rapporto umano con il sovrannaturale” lo adotterò.”
Temo che il termine sia proprio “religione”, e pazienza se a qualcuno non piace. Altrimenti puoi usare un giro di parole.
“Lo facciamo insieme a Filosofia, a Storia, a Letteratura?”
Io accorperei filosofia, religione (quella roba lì, insomma) e qualche altra “humanity” (tipo storia della psicologia e della pedagogia, per chi fa i licei sociopsicocomesichiamano) e ne farei una materia da chiamare tipo “storia del pensiero” o “storia delle idee”. In cui deve TASSATIVAMENTE esserci anche storia della matematica e della scienza, tra le altre cose; per me non è ammissibile che venga trattata come una nota a piè pagina della storia della filosofia e che a Newton si dia meno spazio che a Hegel; chi ha concepito le geometrie non euclidee ha almeno altrettanta importanza di Kant nello sviluppo del pensiero. Ah, e il programma di questa materia deve essere al passo con quello di storia; non ho mai capito perché uno cominci la filosofia dai greci quando in storia sta facendo il medioevo.
Quello che dici per la religione varrebbe per così tanti aspetti della scuola italiana, in realtà. Probabilmente la cosa più urgente sarebbe sprovincializzare, aprire quelle polverose stanzine dei compartimenti stagni in contemplazione ombelicale.
La religione è piaga purulenta più di altre, perché coinvolge discriminazione e privilegio. Ma ce ne sarebbe, di roba da fare.
A mia figlia, in quarta elementare, non hanno ancora spiegato cos’è l’Immacolata Concezione.
- Ve l’ha detto la maestra di religione perché oggi è festa?
- No. C’entra con religione?
Nota bene: è stata iscritta a religione (fin dalla prima) proprio perché imparasse a destreggiarsi fra i riferimenti culturali. Purtroppo la scelta fatta in prima va mantenuta per tutte le elementari.
Per i gemelli ho scelto l’attività alternativa.
- Cosa avete fatto oggi ad alternativa?
- Siamo stati seduti in classe a disegnare mentre gli altri facevano religione.
Per il resto, sono d’accordo con te e beninteso anche con falecius. Viste dalla scuola italiana, però, entrambe le proposte suonano da fantascienza.
Mah, io ho scoperto non senza sorpresa che la maggioranza dei miei connazionali crede che l’Immacolata Concezione sia collegata alla verginità della Madonna, e che l’8 dicembre sia qualcosa tipo l’anniversario di quando è rimasta incinta da vergine (il che renderebbe anche la durata della gravidanza piuttosto miracolosa, ma quello è un altro discorso).
Comunque sì, d’accordo quasi su tutto, con la possibile eccezione della storia del professore, che da quel poco che ho letto IMVHO non si è comportato in maniera correttissima neanche lui.
Ottimo post.
Io comunque mi accontenterei che i criteri per assumere gli insegnanti di religione fossero gli stessi degli altri prof (concorso pubblico/siss e graduatoria) e magari che levassero le ore di religione almeno alla materna.
Io ho un ricordo della maestra di storia che in quarta elementare ci spiega Lutero e ci fa fare uno schemetto delle differenze tra protestantesimo e cattolicesimo, quindi forse non c’è bisogno di un’ora di religione a parte, ma non avrei nulla in contrario se fosse fatta con l’atteggiamento giusto.
Una considerazione a tal proposito: ma quanto sono patetici i prof di religione “buoni”, quelli che stanno lì a ragionare dei problemi del “mondo dei giovani d’oggi”? io smisi di far religione alle medie soprattutto per quello, non tanto perché agnostica.
Quanto a chi si chiede perché filosofia si inizi in terza: a 14 anni è ancora troppo presto secondo me, e comunque già in quarta si ritorna in pari con la storia.
Eugenio, io questa cosa dell’Immacolata Concezione=concepimento verginale di Gesù l’ho sentita dire da un parroco, all’omelia. Altro che ora di religione, questo s’era fatto anni di seminario.
Sì, c’è un problema culturale, e grosso come una casa.
sul professore sospendo il giudizio, perché la mia sensazione è che abbia tirato fuori il questionario dopo l’ispezione.
sulla cultura religiosa, mi sento di dissentire con lorsignore e lorsignori. I buchi nella cultura attuale sono tali che non credo sia poi così grave non sapere cosa sia l’Immacolata Concezione o cos’è la Pentecoste.
.mau., però se non lo sa un prete magari è abbastanza grave.
Un giorno sono entrata in classe e gli scolari mi hanno sparato: “Che cos’è l’immacolata concezione?” Poi mi hanno rivelato che era stato il collega di religione a suggerirgli di farlo per vedere quanti insegnanti lo sapevano. Beh, alla fine è risultato che su circa sessanta insegnanti, tutti rigorosamente cattolici e praticamente tutti, tranne me, rigorosamente osservanti e praticanti, ero l’unica a saperlo perché tutti gli altri credevano che fosse, appunto, il concepimento asessuato di Gesù da parte della madonna.
Falecius: Io ho fatto il classico, e l’uniche due cose buone sono state:
1. Un’insegnante di italiano e storia al ginnasio che ci mollava al museo archeologico dicendo “bene, ora trovate quale lapide mostra che gli scalpellini erano analfabeti e quale di queste tre lapidi è il monumento funebre di un ragazzino” (e altre splendide trovate didattiche).
2. Una professoressa di latino e greco del liceo che ci metteva a studiare su testi universitari. E non faceva sconti: non sai gli aoristi? 2. Finché non li sai, ché o li sai o non li sai, e se non li sai non puoi passare allo stadio successivo, che è creare una buona traduzione (e lì la tua individualità è la benvenuta). (Anche lei, pane e volpe a colazione. “Quest’estate vi leggete tutto Catullo.” “Tutto, prof?” “Sì, anche i carmina *erotici*. Non credo vi scandalizzerete.” Chissà come, ora di settembre avevi una classe di sedicenni in tumulto di ormoni interessati ai “poeti nuovi”.)
Io ho imparato a fare dimostrazioni da quelle due donne. Anche se non sapevano un’acca di matematica, e paradossalmente erano delle letterate con il terrore delle scienze. Solo poi mi sono ridimostrata da sola (beh, c’era mia mamma come pubblico, ma le era proibito dare indicazioni) tutto il volume di trigonometria senza guardare come si faceva: al posto degli aoristi c’erano gli assiomi e la logica, l’essere creativi all’interno di regole funzionava allo stesso modo.
Ah, e lo stesso si può dire per il mio breve periodo di critica cinematografica: dai informazioni, sii giustamente tecnica, in tot caratteri.
Penso che se avessi fatto decentemente tedesco (non due anni soli e sopravvivendo solo perché d’estate andavo ai campi del Goethe Institut) sarebbe stato lo stesso. E in più avrei saputo una lingua utilizzabile.
(Usare qualcosa? Giammai! Roba da plebei! Poi si stupiscono che una si innamori dei pragmatici Paesi anglosassoni…)
Certo, mi sarebbe piaciuto fare anche direttamente matematica. E l’ora di matematica? Quella è la cosa che mi fa incazzare (pardon) subito sopra a religione. Conticini, trucchetti, quando non proprio *cazzate* - il più diffuso testo di matematica delle superiori italiane è pieno di errori e superato almeno dai tempi di Hilbert. Ci sono professoresse e professori che resistono, resistono, resistono (sono orgogliosa figlia di una di loro). Ma è durissima. Un giorno chiederò a mia mamma un post sul tema.
Il che mi porta a: diamine, la Storia della scienza e della matematica (non considero la matematica una scienza in senso stretto - non ha esperimenti, in genere). “Prof, Cartesio ha anche fatto il piano…” “Ah, quello non è importante, è matematica.” Oppure Newton: santinumi, sarà un contributo da nulla al pensiero umano? Ma no, è un fisico e matematico perdipiù inglese (sbaglio o nei programmi di Gentile c’è un certo bias continentale?).
Per chiudere: ma in Italia esiste l’insegnamento di letterature comparate? Io ho seguito un corso per qualche mese in un’università americana (Iowa, per la precisione - lunga storia, parte di “perché non posso non provare un profondo affetto per gli Stati Uniti, tutti quanti, no non solo New York e San Francisco”). Sarò stata fortunata, ma l’ho trovato splendido.
chunhyang: Anche io ho avuto UN professore di religione così. UNO. Mia madre riporta le sue esperienze con i colleghi della materia il meno possibile, perché è una donna a cui piace essere fine. (Anche lei credo abbia incontrato un paio di professori di IRC non tremendi: un paio, in trentacinque anni di insegnamento.)
.mau.: Sì, la faccenda di Cesena è poco chiara. C’è il professore che fa molto apertamente politica (cosa delicata, imho: un conto è dire “beh, queste sono le mie idee, lo dico così fate la tara” - che se insegni letteratura o filosofia è quasi auspicabile, ma se insegni matematica o greco antico pare piuttosto superfluo). Ci sono gli studenti che ritirano il sostegno - ma questo non vuol dire, matematica è *un* voto, se il resto del consiglio di classe minaccia di farti casino nell’anno della maturità (e non dimentichiamo che Cesena non è proprio una metropoli)… Piacerebbe saperne di più. In ogni caso, avevo il post in canna da prima - da quando l’amico mi aveva chiesto un paio di cose, appunto.
.mau. & Falecius/Immacolata: A me la cosa che colpisce sono i *milanesi* (e i pavesi) che non lo sanno. L’Immacolata è l’8/12; il patrono di Milano è il 7/12 (quello di PV il 9). Insomma: l’Immacolata è un fondamentale giorno di ponte. Il che, concorderete, trascende ogni divisione religiosa.
Una domanda su “perché diamine facciamo festa” no, eh? (Più o meno come mi lasciava basita quella degli anglicani/protestanti: dieci anni in UK e non un dubbio su perché in Parliament Square ci siano Westminster e la Methodist Hall? Che ci sia qualche differenza? Aver osservato una volta per strada che ci sono cartelli che puntano a una “Church of England” o una “Baptist Church”?)
Barbara: Conosco atei che di Bibbia ne sanno *un sacco* più di molti credenti - la qui presente inclusa, ovviamente, che infatti trova la loro compagnia estremamente istruttiva (oltre che, in molti casi, piacevole). Voglio dire: discutere di teologia con il marito è un piacere, non solo perché è mio marito.
Ma la cosa si estende a credenti decisamente colti. Esempio inglese standard, Rowan Willams, Arcivescovo di Canterbury: stima profondamente Philip Pullman (che ricambia) e, benché non ne condivida l’ateismo, trova assolutamente encomiabile il suo prendere sul serio “il mito cristiano” (parole dell’Arcivescovo, precise) tanto da volerlo sfidare (”His Dark Materials” di Pullman è una riscrittura del racconto del Peccato Originale in cui - schematizzando molto - la Curiosità e il Sesso/Conoscenza sono bene, la Chiesa è crudele e tiene prigioniero un Dio morente).
Insomma: più cultura per tutti, più dialogo per tutti. Non ne può che venir fuori qualcosa di buono.
“ma in Italia esiste l’insegnamento di letterature comparate? ”
Sì, all’università esiste, ci ho anche preso trenta.
Però è una cosa un po’ strana in cui dentro ci mettono un po’ di tutto, e a dare un’occhiata in giro alcuni professori spacciano sotto “letterature comparate” la propria incompetenza.
Chenyang: in quarta si torna in pari se si è molto fortunati. Comunque, per quello che può valere la mia opinione, 14 anni non sono troppo pochi, specialmente se si studia il pensiero greco insieme alla storia greca, eccetera. Ah, per quanto riguarda i greci, questo comprende anche la religione (le religioni) e il mito.
vabbé forse sono troppo esigente io.
Vale anche per la matematica: a me in prima superiore facevano dimostrare i teoremi degli Elementi, magari mi sarebbe piaciuto studiare un po’ dell’ambiente culturale di Euclide.
RdM: credo che almeno in questo i programmi gentiliani siano stati un pochino superati. Comunque l’esempio di Cartesio è eccellente: si tratta di uno in cui pensiero filosofico e sviluppi matematici sono strettamente collegati, e la sua eredità attuale più grande (diretta) è proprio il piano.
@falecius: se non lo sa un prete che cosa è l’Immacolata Concezione è un problema della chiesa cattolica, non mio.
@rdm: come fai a lamentarti qua dei trucchetti in matematica e poi commentare nell’altro tuo post sui tuoi trucchetti con i multipli di 6?
sempre @rdm: un giorno di festa è un giorno di festa, punto.
Magari qualcuno potrebbe chiedersi invece perché fino a trent’anni fa in Italia (e ancora adesso da qualche altra parte in Europa) c’erano almeno due festività religiose (Ascensione e Corpus Domini) che cadevano in primavera e a metà settimana.
.mau.: Proprio tu a parlare di giochetti?
@rdm: ma per me la matematica è un insieme di giochetti. A me da grande piacerebbe fare l’hacker matematico!
Giochetti per divertirsi è un conto, trucchetti per fregare lo studente è un altro.
@rdm: ok, trucchetti per fregare lo studente è un’altra storia.
.mau.: va bene, io lo considero insieme ad altri (studenti di lettere, di Roma, che non sanno chi sia Bernini, ad esempio) un esempio di uno stato d’incompetenza diffusa.