Jul
05
2009

In tutto questo,

il Pride di ieri è stato una delizia.

E non solo per la compagnia di una splendida blogger e scrittrice, che è sempre un piacere incomparabile rivedere.

Non ha piovuto (è bastato che comprassi un cappello), la parata era un meraviglioso turbinare di varia umanità: dalle Forze Armate ai Quaccheri passando per i dipendenti del trasporto pubblico, medici, avvocati, rugbyisti e giocatori di cricket e subacquei (Gay Lesbian Underwater Group, ossia GLUG - sto ancora ridendo), un alcune drag favolose, se non altro ingegneristicamente1, un paio di mediocri, e Stonewall che ha sempre lo slogan migliore del secolo,

some people are gay, get over it.

Non ho visto famosi attori (sì, Claudio, ce l’ho sempre con te per aver preso in braccio il capitano Jack Harkness John Barrowman :P).

Ho dato il mio contributo alla scienza, indicando quanto sono gay2 e lasciando il mio DNA a tre biologhe del King’s College che studiano eventuali origini genetiche dell’omosessualità femminile. Molto puntata di CSI. Molto carine anche le biologhe, va detto.

Mi sono commossa per le famiglie e per le coppie di vecchietti3, come sempre.

Foto a seguire.

  1. un abito che occupa metà di Regent Street ha i suoi perché architettonici []
  2. una simil-scala di Kinsey - in cui però si considerava non il comportamento quanto l’orientamento - da “mi piacciono solo i maschi” a “mi piacciono solo le femmine” passando per altri cinque gradi. []
  3. c’è anche il gruppo over-55, che orgamizza corsi di balli tradizionali scozzesi. Ditemi se non sono meravigliosi. []

9 Comments

  • prosaica says:

    Il GLUG mi ha fatto scompisciare. Prima o poi al Pride ci voglio tornare anch’io - magari con i figli.

  • Prosaica: Non so come sia a Trieste - o a Roma; a Milano non era male - ma qui a Londra è favoloso. Proprio per la partecipazione di tutti i tipi di persone - cosa che in Italia è ancora da venire, per note ragioni.

    Tra l’altro, l’organizzazione è impeccabile - anche considerando che è un evento a cui partecipa almeno mezzo milione di persone (dati ufficiali): a Trafalgar Square i bagni pubblici funzionano (anche se io suggerisco di imbucarsi alla National Gallery dove c’è un po’ meno gente, soprattutto se sei una donna), ci sono steward a ogni angolo per aiutarti e per controllare che tu non porti dentro bottiglie o lattine (e ti forniscono un bicchiere di plastica apposta), c’è tanta gente ma non ho mai sentito calca.

    Ho anche visto uno chiaramente ubriaco che aveva provato a far casino: aveva intorno sette poliziotti che l’avevano rapidamente messo in condizioni di non nuocere. Tranquilli e pacifici.

  • Augusto says:

    Un gay pride come da tua, sommaria, descrizione, lo posso concepire/capire

  • Augusto: Ma un Pride è sempre così! Questo mi piacerebbe far vedere a chi non c’è mai stato. Gente normale e felice che celebra il poter amare - spesso il proprio amore conquistato a caro prezzo ma finalmente tranquillamente in atto, come quelle famigliole.

    Ci sono le drag - una minoranza, che serve per il colore, per la tradizione e per la festa, e poi c’è un ENORME “tutto il resto”. A volte le due cose si mescolano - serissimi servizi che salvano le penne al ragazzino indiano in crisi che “sdrammatizzano” (durante la parata) con una drag con il vestito da dieci metri (ti assicuro, non so come stesse su). Poi gli altri 364 giorni le stesse associazioni lavorano senza fronzoli: ma il giorno del tuo compleanno, che diamine, fai festa…

    E comunque, tornando a qualcosa di simile a quanto dicevo nel mio post prima: siamo arrivati ad essere così attraverso anni di Pride “poco rispettabili”.

    Sulla BBC c’è una bella galleria di immagini storiche
    http://news.bbc.co.uk/1/hi/england/london/8129324.stm
    (per una misura di “poco rispettabile”: quelli della prima marcia andavano in galera se si baciavano in privato - un cartello del tipo “sono gay e mi va bene così” all’epoca era roba che nemmeno una drag con le tette fuori oggi).

    Ah, lo slogan “Hi mom, guess what?” l’ho visto anche ieri. Oldies but goldies…

    (Peraltro mi viene ora in mente che in UK c’è tutta la tradizione della pantomima, in cui il travestitismo è un elemento. E le “panto” sono anche per i bambini…)

  • Giulia says:

    Ho avuto i lucciconi per metà parata. Dottore, è grave?
    E’ che adoro, adoro, adoro vedere la gente felice. Buttare baci alle trans che passavano sui carri è bellissimo. E’ bellissimo strillare “Happy Priiiiide!”, è bellissimo partecipare a una giornata così viva e così libera e così piena di gioia.
    Non serve essere gay, per uscire a giocare :)

  • prosaica says:

    Io sono stata al Pride a Roma nel 1997 a fare da accompagnatore a un amico/collega che non parla italiano. Era molto piacevole, ma sono andata via prima della fine perché avevo appuntamento a cena con un’amica che poteva solo quella sera lì. Per fortuna ho incontrato un conoscente che parla bene l’inglese e gli ho affibbiato il compito di chaperonaggio. La parata era molto bella e allegra, e la gente faceva ciao ciao dalle finestre.

    Quindi, caro Augusto, il suggerimento è che tu provi ad andarci, meglio ancora se con amici - che, come me e Giulia, possono certo essere etero.

    A Trieste non c’è, dovrei scoprire se c’è a Lubiana ma in quel caso sono io che ho bisogno del traduttore.
    Poi c’è il problema della prole; se mio figlio (ha sei anni e la passione delle scarpe e dei gioielli) vede una Drag Queen, chissà quanto mi viene a costare di rossetto.

  • [...] Mamma li gay!! Luglio 8, 2009, 3:07 pm Archiviato in: polemize Leggo questo e mi viene da pensare che in Italia siamo proprio indietro. Su [...]

  • Claudio says:

    In ritardo, causa problemi lavorativi e pippe varie: peccato non esserci beccati, quest’anno per me e’ stato un Pride decisamente piu’ piacevole, come atmosfera, di quello passato. Niente di particolare, come al solito rifuggo i party del giorno, eravam in zona Soho a ber qualcosa con amici ma senza cellulare…
    Lieto ti sia/siate divertite!

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