Making History, romanzo di Stephen Fry1.
Genere: fantascienza/Storia2 alternativa/mondi paralleli/riflessioni sul cinema e sull’arte e sulla scienza/e c’è pure la storia d’Amore.
E’ una delizia.
Making History, romanzo di Stephen Fry1.
Genere: fantascienza/Storia2 alternativa/mondi paralleli/riflessioni sul cinema e sull’arte e sulla scienza/e c’è pure la storia d’Amore.
E’ una delizia.
[Mood diary: il simpatico foglio di calcolo in cui segno come sto ogni giorno, nel finora vano tentativo di trovare un pattern o un modo per convivere con la mia malattia. Zero è l'umore normale, meno uno un po' di sana melanconia, da meno due in giù si va di depressione.]
Non ne posso più di saper rispondere sì quando un dottore mi chiede se so come si chiama quel che mi trovo addosso.
Di stupire i miei conoscenti con la scioltezza con cui inanello termini medici in un paio di lingue.
Di riscuotere ammirazione per l’insight che mostro nel gestire qualcosa di ingestibile - che mi sta chiaramente erodendo la vita, tante grazie per l’insight.
Di spiegare che se mi sono comportata in quel modo è perché ho una malattia che si chiama, e ha questi sintomi, e il meglio che posso fare a quanto ho visto è, eccetera - soprattutto se lo sto spiegando alla stessa persona per la decima volta in sei mesi.
In other news: qualcuno mi accompagna a vedere Wicked? O devo andarci da sola alla chetichella, io e il mio pacco di Kleenex?
Un po’ di link - se ne sono accumulati ben due su un tema, mi ritorna in mente una cosa letta andando a vedere il blog di un commentatore, urge un post. Svaccato, eh.
Simon Callow, detto anche “il funerale di Quattro matrimoni e un funerale”1 racconta di una piiiiiccola mancanza nel curriculum delle scuole di recitazione: come interpretare una scena di sesso. Il che pone alcuni problemi di know-how se le dette scene sono con con il sesso che non ti interessa; ma ne pone anche se il partner sulla scena è tale nella tua vita. Divertente e istruttivo, con aneddoti da grande attore.
E a proposito di passare per un altro gender sulla scena: AfterElton classifica gli attori gay e bisessuali che hanno interpretato e interpretano eterosessuali di ferro. Ne mancano alcuni (Raymond Burr, santinumi, Perry Mason!), in alcuni casi la classificazione dell’attore è basata un bel po’ sul pettegolezzo: ma lasciamo correre, ché al primo posto c’è Neil Patrick Harris e il voto è dato in Steve McQueen - e, insomma, il tutto è piuttosto divertente, non solo per la viperata
we could have done the whole list with Brits who have “Sir” attached to their names, but we wanted to mix it up.
E in effetti tutti questi elogi all’attore etero di turno che “ha il coraggio di mettersi nei panni di un gay o persino di baciare un uomo” sono venuti un po’ a noia.23
Ché poi ti trovi un Robert Pattinson4 che si premura di dichiarare quanto gli faccia schifo baciare i suoi coprotagonisti. Ma gli dobbiamo essere grati, ché la sua dichiarazione da il la a una contro-dichiarazione di nientemeno che Sir Ian McKellen:
Rilasciare queste dichiarazioni mi sembra poco da gentiluomini e poco professionale. In decenni di carriera ho dovuto recitare scene ben impegnative, sarebbe solo ridicolo se dicessi che che il momento più difficile è stato quando ho baciato Judy Dench.
da cui un commentatore del post linkato qui sopra parte per qualcosa che mi ha fatto ridere per giorni:
Ian McKellen ha ragione: sono altre le scene difficili.
Avete presente la scena del “tu non puoi passare”? Beh, il Balrog era vero.
E su questa, buonanotte a tutti. Con un bacio.

Se cercate su youtube c'è tutto il video: Tennant bacia prima Barrowman - che finge di svenire - poi Russell T Davies. Praticamente una fanfic slash di Doctor Who, ma dal vivo.
Dopo tre mesi di osservazione, penso di poter dire che la seccatura bipolare manca completamente di regolarità nei suoi episodi. Il che, unito alla rapidità dei cicli, rende ogni progetto un terno al lotto.
Un esempio: oggi ho trottato tutto il pomeriggio dalle due alle otto. Se non bella felice, almeno bella efficiente.
Ma tra la scorsa settimana e questa ho passato alcuni giorni non riuscendo ad alzarmi dal letto. Troppo rimbambita anche per fare una spesa online1. Facendo fatica persino a leggere TvTropes. Facendo fatica anche a restare sveglia, a dirla tutta.
Dovrò rassegnarmi al fatto che “avere una disability” mi rende meno capace di fare delle cose come la maggior parte degli altri, vero?
A proposito: TvTropes è una droga. No, non mi sono ancora iscritta. Sì, ho pensato di farlo per aggiungere un paio di cose. Che andavano da Tancredi e Clorinda a Doctor Who2 passando per Gilda.
Varie ed eventuali:
L’ha già linkato mezzo mondo: filate a leggere quel che spiega Tupaia (detta anche Mrs Inminoranza) sull’influenza maiala.
E Violetta ha iniziato una serie che pare promettente.
Per avere un Holter non urgente ho dovuto aspettare poco più di tre settimane. E me lo tolgono di sabato3. Ah, questa orribile sanità inglese.
Ovviamente saranno le 24 ore nell’anno in cui non avrò un battito fuori posto.
Mi hanno fatto i complimenti per come leggo in inglese. “Leggo” ad alta voce, si intende. Non nego che mi abbia ringalluzzito alquanto.
Leggere (per i fatti miei, invece) in parallelo Nineteen Eighty-four e V for Vendetta è interessante. Peccato non faccia bene ai miei ritmi circadiani - e non sono ancora entrata al Miniluv.
La dittatura perfetta come dittatura del “tu sei”. Si parva licet, mi viene in mente da pensare ai casi miei. Quel (peraltro delizioso) signore che “ma sei italiana, non puoi essere protestante!”4 O la presunzione che la qui presente non possa che essere eterosessuale56.
A proposito: ho rivisto Strangers on a train, per la prima volta da quando ero una ragazzina. Rimango basita da come pressoché tutti i film che sapevo pressoché a memoria nella mia adolescenza si possano trovare a proprio agio in un programma di queer cinema. Soprattutto perché a quindici anni (ma pure a diciassette) non me ne accorgevo nemmeno lontanamente.
Last but not least: mio marito è un uomo meraviglioso. Lo dico troppo poco spesso.
(No, amore, non lo dico per convincerti a prendere in casa un micetto, anche se sai che sarebbe tanto carino.)
Gli impiegati del call centre della T-Mobile non capiscono lo spelling di “Marta” fatto con l’alfabeto fonetico NATO. Non lo capiscono nemmeno come “Martha ma senza la ‘h’”.
(Quindici minuti di telefonata. Quindici. Per nulla.)
Aggiornamento: In compenso i commessi del negozio di 110 Oxford Street sono splendidi. Se dovete prendere un cellulare inglese a Londra lo consiglio vivamente.
Più di un anno dopo l’uscita (il primo episodio era in rete il 15 luglio 2008), il Corriere scopre Doctor Horrible’s Sing-Along Blog.

Sono solo io a trovarlo imbarazzante? Voglio dire: ne ha parlato mezzo mondo (qui Time, per dire - per il resto andate sulla pagina di wikipedia linkata qui sopra). Almeno otto mesi fa.
(Se non volete rovinarvi il fegato e avete voglia i cincischiare, sentitevi liberi di discutere nei commenti delle vostre preferenze tra le cinque nomination per la “best dramatic presentation, short form” dello Hugo Award di quest’anno. Io sono combattuta tra Dr.Horrible perché non è solo un’operazione geniale, è anche splendido (e poi, diamine: Joss Whedon, gli dobbiamo tanto); dare un saluto a quella bella serie di pugni nello stomaco e donne splendide che è stato Battlestar Galactica; Turn Left perché è una distopia britannica1 con delle altre gran donne, e Steven Moffat che cita Borges e sarebbe al quarto Hugo consecutivo2. In ordine sparso, sia chiaro.)
Grazie. Ma proprio.
Al più presto, una tazza di té di quello buono. Ma non basta tutto quello della Cina (come dicono su quest’isola) a dirti quanto ti sono grata.
E ora vedo di essere all’altezza del tuo aiuto.
Qualche tempo fa mi arrivò un sms di Violetta: “Shaun of the Dead ha dei movimenti di macchina così belli che a volte mi scordo di ridere”.
Ora: io ho dei problemi con i film dell’orrore. Quando mi hanno fatto vedere Alien io ho fatto un salto di venti centimetri sul divano, ed ero sdraiata (il signor consorte, all’epoca fiancé, ancora ride). Soffro di insonnia. Diamine, senza aiuti narrativi faccio degli incubi così in technicolor che mio marito (quello là che si vanta di vedere tutti gli alien a fila senza batter ciglio) si inquieta a sentirmeli raccontare.
Ma ho una mamma che non si perde un film con Steven Segal. Credo sia la punizione di mio padre per averla portata a vedere film sperimentali cechi degli anni ‘70 quando erano giovani.
Per un’ossessione ho quindi ripiegato su Hot Fuzz.
Che ha degli stacchi di montaggio così belli che a volte non ci credi, e una sceneggiatura in cui l’economia1 è così onnipresente ma lieve da essere notata solo a una seconda visione.
Con il marito, contavamo stasera, siamo dalle parti della ventesima.
Ridiamo tutte le volte.
Che aspettate a ridere anche voi?
Have you ever fired a gun in the air and gone ‘Aaaahh!’?
No, I’ve never fired a gun in the air and gone ‘Aaaahh’.
[Giusto per dare un'idea dell'aria che tirava, l'alternativa era: HF, Mean Girls (il marito deve ancora vederlo, io gli ripeto che c'è Tina Fey che fa l'insegnante di matematica2 ma lui pare scettico3 ), o l'infilata The Empty Child/The Doctor Dances (scartato perché avremmo passato un'ora e venti a ripetere a memoria le battute coprendo il dialogo).]
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