May
14
2010
12

La piccola cavia.

Cosa succede se hai (forse) una malattia un po’ rara - o almeno che la medicina tratta da poco tempo?1

Succede che insieme alla lettera che ti dà appuntamento per una prima visita (di due ore2) al Noto Ospedale Universitario arrivano 30 pagine di questionario su come stai, che fai, descrivi tutti i tuoi sintomi, dicci se tua zia di terzo grado ha mai avuto mal di testa…

E il pensiero vola ai Grandi Classici del Cinema:

Dr. Peter Venkman: Alice, I’m going to ask you a couple of standard questions, okay? Have you or any of your family been diagnosed schizophrenic? Mentally incompetant?
Alice: My uncle thought he was Saint Jerome.
Dr. Peter Venkman: I’d call that a big yes.

(C’era anche l’opzione “no, non partecipo alla ricerca”: ma trovo giusto restituire ai medici quel che posso.)

  1. nulla di grave, non preoccupatevi. []
  2. e te lo specificano nella lettera: l’appuntamento è dalle 15 alle 17. Il confronto con le vaghe attese italiane è impietoso, ahimé. []
Oct
31
2009
6

What’s next? (Ma dopo il weekend)

[Un post di fatti miei.]

La presentazione sul teorema di Scarf (1967) nella dimostrazione di Aharoni e Holzman (1995), detta anche “perché non scrivo nulla da un po’”, è andata. Come sempre l’avevo preparata troppo lunga, ma mi piaceva troppo metterci anche un’applicazione in teoria dei grafi; almeno l’Olandese Cortese, che si occupa di grafi e calcolo combinatorio, ha apprezzato. Ah, la dimostrazione in questione non l’abbiamo ancora capita del tutto (plurale non majestatis)1: ma ora la domeremo (lo stiamo dicendo da due settimane).

Ho detto una cazzata (pardon) al Libanese Entusiasta a proposito del calcolo degli equilibri di Nash in strategie pure guardando solo la matrice dei payoff (puoi farlo anche con più di un equilibrio). Ho prontamente rettificato non appena me ne sono accorta. E’ stato quando mi sono svegliata con il “che diamine ho detto” alle cinque di mattina, ma capita a tutti, no?

Ho l’autografo di Jorge Cham e un suo disegno (”Chi vuoi?” “Beh, Cecilia, ovviamente.”) sulla mia copia di Piled Higher and Deeper chapter 4 - Academic Stimulus Package. Sono stata anche una delle due persone in sala a ridere per la battuta sulla regola di L’Hôpital. Temo che questo faccia di me una nerd, ma almeno una nerd felice.

La solicitor (che riconosce la mia voce al telefono, tanto non mollo l’osso) dice che il contratto è sul suo tavolo. Dovremmo essere nella Casa Con Cantina (un selling point della casetta insieme all’essere stata risistemata davvero bene) prima del mio compleanno. Ovviamente ora salta fuori un appartamento nella mia via preferita del quartiere, ma - come mi fa notare il marito - (a) non ci si tira indietro adesso, sono i miei cold feet a parlare (b) è un appartamento, meno vendibile se dovessimo stare stretti in una-stanza-uno-studio2, soprattutto considerando che (c) le spese condominiali folli al limite (destro) dell’idiozia lo rendono, sui tempi di un mutuo, caro come una casa. In chiesa ogni domenica ho da parte di tutta la comunità una pletora di consigli in proposito che la metà basta, il che mi fa sentire molto - non proprio coccolata, ma cared for. E mi fa pensare a un possibile housewarming party molto variegato. (E il prossimo che mi chiede se gli inglesi sono freddi, ecco.)

Quasi dimenticavo. Non devo più comprimere due specialisti: uno dei due mi ha detto che per quanto li riguarda io posso andare avanti chiedendo le ricette al medico di base, arrivederci solo in caso di emergenza o se tra cinque anni sono stata sempre bene e decido di provare a togliere le medicine3.

Faccio un post su quello che studio, promesso. E una postilla al post sulle pappe londinesi.

Ma questo finesettimana, riposo!

  1. quando sarò Kaiserin dell’Universo sarà proibito per legge dare una definizione denotando come K quello che è e J quello che non è, e poi usare nel lemma la notazione K come quello che non è e J come quello che è. []
  2. sì, intendo quel genere di stretti. No, non è in programma a breve. []
  3. magari per stare più stretti in casa, cosa che non si può fare con la mia terapia attuale. []
Sep
25
2009
8

Successi.

Meno di sei mesi fa avevo un medico della mutua e sei specialisti che mi seguivano.

Da oggi gli specialisti sono tre, e dato che due sono per la stessa faccenda spero di riuscire a comprimerli in uno nei prossimi mesi (possibilmente nell’ospedale di chiara fama, grazie).

Non so dirvi quanto mi senta leggera.

Aug
28
2009
13

[Oggi il mood diary è sottozero.]

[Mood diary: il simpatico foglio di calcolo in cui segno come sto ogni giorno, nel finora vano tentativo di trovare un pattern o un modo per convivere con la mia malattia. Zero è l'umore normale, meno uno un po' di sana melanconia, da meno due in giù si va di depressione.]

Non ne posso più di saper rispondere sì quando un dottore mi chiede se so come si chiama quel che mi trovo addosso.

Di stupire i miei conoscenti con la scioltezza con cui inanello termini medici in un paio di lingue.

Di riscuotere ammirazione per l’insight che mostro nel gestire qualcosa di ingestibile - che mi sta chiaramente erodendo la vita, tante grazie per l’insight.

Di spiegare che se mi sono comportata in quel modo è perché ho una malattia che si chiama, e ha questi sintomi, e il meglio che posso fare a quanto ho visto è, eccetera - soprattutto se lo sto spiegando alla stessa persona per la decima volta in sei mesi.

In other news: qualcuno mi accompagna a vedere Wicked? O devo andarci da sola alla chetichella, io e il mio pacco di Kleenex?

Aug
13
2009
8

Life on Mars.

Dopo tre mesi di osservazione, penso di poter dire che la seccatura bipolare manca completamente di regolarità nei suoi episodi. Il che, unito alla rapidità dei cicli, rende ogni progetto un terno al lotto.

Un esempio: oggi ho trottato tutto il pomeriggio dalle due alle otto. Se non bella felice, almeno bella efficiente.

Ma tra la scorsa settimana e questa ho passato alcuni giorni non riuscendo ad alzarmi dal letto. Troppo rimbambita anche per fare una spesa online1. Facendo fatica persino a leggere TvTropes. Facendo fatica anche a restare sveglia, a dirla tutta.

Dovrò rassegnarmi al fatto che “avere una disability” mi rende meno capace di fare delle cose come la maggior parte degli altri, vero?

A proposito: TvTropes è una droga. No, non mi sono ancora iscritta. Sì, ho pensato di farlo per aggiungere un paio di cose. Che andavano da Tancredi e Clorinda a Doctor Who2 passando per Gilda.

Varie ed eventuali:

L’ha già linkato mezzo mondo: filate a leggere quel che spiega Tupaia (detta anche Mrs Inminoranza) sull’influenza maiala.

E Violetta ha iniziato una serie che pare promettente.

Non avete ancora letto Sono io che me ne vado? Leggetelo!

Non avete ancora letto "Sono io che me ne vado"? Leggetelo!

Per avere un Holter non urgente ho dovuto aspettare poco più di tre settimane. E me lo tolgono di sabato3. Ah, questa orribile sanità inglese.

Ovviamente saranno le 24 ore nell’anno in cui non avrò un battito fuori posto.

Mi hanno fatto i complimenti per come leggo in inglese. “Leggo” ad alta voce, si intende. Non nego che mi abbia ringalluzzito alquanto.

Leggere (per i fatti miei, invece) in parallelo Nineteen Eighty-four e V for Vendetta è interessante. Peccato non faccia bene ai miei ritmi circadiani - e non sono ancora entrata al Miniluv.

La dittatura perfetta come dittatura del “tu sei”. Si parva licet, mi viene in mente da pensare ai casi miei. Quel (peraltro delizioso) signore che “ma sei italiana, non puoi essere protestante!”4 O la presunzione che la qui presente non possa che essere eterosessuale56.

A proposito: ho rivisto Strangers on a train, per la prima volta da quando ero una ragazzina. Rimango basita da come pressoché tutti i film che sapevo pressoché a memoria nella mia adolescenza si possano trovare a proprio agio in un programma di queer cinema. Soprattutto perché a quindici anni (ma pure a diciassette) non me ne accorgevo nemmeno lontanamente.

Last but not least: mio marito è un uomo meraviglioso. Lo dico troppo poco spesso.

(No, amore, non lo dico per convincerti a prendere in casa un micetto, anche se sai che sarebbe tanto carino.)

  1. quando ti capita di essere bloccata a letto più di quanto vorresti ti trovi una serie di faccende utili che puoi sbrigare dal letto: la spesa online è una di queste. []
  2. il Crowning Moment of Awesome di Martha Jones è dare un due di picche al Dottore, non solo salvare il pianeta. []
  3. mattina, alle 9, a Bromley. Non si può avere tutto dalla vita. []
  4. tecnicamente, è vero che sono ancora registrata come appartenente alla Chiesa Cattolica, nonostante una scomunica latae sententiae partita in automatico il 30 maggio 2004. Se questa storia non rientra subito penso che il mio ecumenismo avrà la peggio. Ma guarda te se la mia religiosità di minoranza deve essere più rispettata in una mezza teocrazia che non in uno Stato laico… []
  5. no, anche prima che mi sposassi. E comunque, anche da sposata: bi-ses-sua-li-tà. Cinque sillabe son troppe da capire? Dobbiamo affrontare la storia che “non esistono e quelli che esistono son tutti dei farfalloni amorosi che vanno di letto in letto conquistando tutto quel che respira”? Ché se questa storia del “di letto in letto” è vera qualcuno mi deve un rimborso per la mia adolescenza, grazie. []
  6. basta incontrarmi tre volte per capire che sono piuttosto femminile, ma ho un certo penchant per i panciotti - con o senza orologio ma con è meglio - per le camicie da uomo, e mi trucco poco. Corollario: ci son giorni che mando fuori scala qualunque gaydar. Suvvìa. []
Jul
23
2009
3

Blasé.

Oggi, risonanza magnetica - nulla di grave, un controllo per un’anca che rompe le scatole da qualche mese.

Mi hanno messo le cuffie con la musica - molto late ’90s/early ’00s. Pareva la festa del Collegio, insomma1.

C’era il martellare della macchina - non ti mettono le cuffie per nulla.

Io mi sono addormentata come un sasso.

Muovermi non mi son mossa, dato che me l’avevano preventivamente impedito legandomi come un salame.

Spero di non aver russato.

  1. c’era anche Anastacia, Lia. I’m Outta Love. []
Jul
21
2009
6

Bleeeaaarggh / Il ritorno.

Un’altra gastroenterite.

Incubi tutta notte.

Ian McKellen mi diceva che dovevo rifare la maturità.

Davvero.

Ian McKellen mi diceva che dovevo rifare la maturità.

C’era pure un naufragio. E l’amica di famiglia generalessa prussiana (a casa della quale andammo la sera del mio orale di maturità, parcheggiando nella via che si chiama come il poeta che mi avevano chiesto quella mattina1).

In realtà credo sia uno dei miei casi di inconscio a presa rapida. Che di solito è un ottimo segno.

Tornando al mio apparato digerente, ora mi aspettano meno di 24 ore di dieta liquida (al più provo lo yogurt) e conseguente rimbambimento, seguiti da due giorni di uscita dal tunnel. Per il weekend dovrei esserne fuori.

Il marito mi ha introdotto a True Blood per passare il tempo, ben sapendo che l’accento del Sud degli Stati Uniti è una delle cose che mi fa sdilinquire nelle ginocchia.

Seguiranno discussioni su quanto sono dimagrita.

Si recupererà con una cena da Bodean’s.

  1. Ausonio. []
Jul
10
2009
3

Cose che ho imparato oggi.

L’inventore della mammografia sarà anche un benefattore dell’umanità, ma è un sadico comunque.

Per chi non lo sapesse: mammografia vuol dire stare con l’asse dato dalla tua schiena a dieci gradi dalla normale al pavimento, abbracciate a una macchina in cui una parte ti tende a venire nell’occhio mentre una tua tetta è schiacciata tra due ripiani della macchina stessa. Schiacciata tanto. Ripetere due volte ciascuno per tutti i seni disponibili.

Se poi contate che il seno che mi dà fastidio è anche quello dove ho la cicatrice del portacath, abbiamo fatto filotto.

Comunque: tutto a posto! Lo sapevo, eh. Ma fa sempre piacere sentirselo dire.

(E di nuovo complimenti all’efficienza del Guy’s. In meno di tre settimane hanno fatto tutto.)

Uscita dall’ospedale, Kappacasein. Cinque sterline di formaggio fondente e cipolla e pane francese di lusso - colazione, pranzo e merenda. La raclette è anche meglio. Mangiato oziando sulla South Bank guardando St. Paul’s. Amo vivere in questa città.

(Nel pomeriggio, invece, ortopedico a Bromley, al Princess Royal. Anche quello un bel tipo scrupoloso - non si è fidato del fatto che il male è quasi passato, ho una risonanza nel mio futuro; e con un’infermiera che mi ha svegliato molto gentilmente dal sonno che mi era preso in sala d’attesa - ero arrivata un’ora in anticipo, mi hanno visto dopo mezz’ora.)

Jul
08
2009
6

Giornatina.

[Link e abbellimenti li aggiungo domani.]

Sveglia alle sei e mezza dopo tre ore di sonno - nemmeno le descrizioni delle manovre di Kutuzov facevano l’effetto-Valium sperato, anche perché continuavo a saltare avanti alla fine del secondo libro, a piangere di commozione, a tornare alle manovre, poi di nuovo al mio Pierre… Insomma, resta: sveglia alle sei con tre ore di sonno.

Mi rendo decente, impacchetto tutto il dovuto, diamine la borsa pesa ma non voglio perdere il treno e me la scammellerò, non si sa mai.

Treno perso per due minuti.

Vabbé, passiamo il quarto d’ora con un caffé e un succo di frutta.

Telefonata a mamma di buongiorno, divertitevi a vedere il castello, “ah, hai visto una scena di? Ma dài che hai capito che parlava con la sorella del suo lavoro, non è poco, hanno l’accento gallese, in America capirai tutto”.

Treno. Un signore meraviglioso mi fa passare verso l’ultimo posto a sedere.

South Kensington. “Alle 9 e 40 sono a lezione, amore - te lo dico adesso buon anniversario.”

“Je suis désolé, madame, est-ce-que vous pouvez me donner mon dévoirs de la dernière leçon?” (Antefatto: ieri sono stata male in stazione e ho saltato, incavolandomi come una iena. Devo studiarmi da sola il congiuntivo. Vabbé, è andata.)

Pranzo. Tiriamoci su andando da Tokyo Diner.

Chiuso per guasto all’impianto elettrico. Intanto piove.

Sul megaschermo in Leicester Square passa il trailer di Harry Potter. Al contrario - la gente cammina indietro, gli incantesimi rientrano nelle bacchette, la gravità è sfidata. Non si riesce a staccare lo sguardo dallo schermo. Lisergico.

Itsu a Long Acre. Proviamo il nuovo piatto. Mi dimentico di nuovo che i prezzi segnati non sono quelli eat-in. Amen, crepi l’avarizia.

Il piatto nuovo fa schifo, e mi toglie la fame. Pessimo segno.

Si gela. Anche con la giacca e la sciarpa di lana.

Corsa da Gap in Piccadilly Circus a prendere qualcosa in saldo a maniche lunghe e da Boots a prendere le calze.

Immantinente torna il sole in compagnia di almeno 22 gradi Celsius su Piccadilly.

Finalmente, quello per cui ieri fino alle tre continuavo a rigirarmi: Guy’s Hospital.

In ritardo, perché la Jubilee si ferma cinque minuti. Almeno stavolta non mi sono persa tra i reparti.

“Non c’è da preoccuparsi1, ma qualcosa c’è2. Fissa l’appuntamento tra un anno come al solito, però intanto facciamo mammografia e eco - tanto volevo iniziare a fartele. Ti chiamo non appena so i risultati. Venerdì questo ti va bene per gli esami?” Va bene. Quattro di pomeriggio e sì, ci sono le infermiere che prendono appuntamenti. Devo fotografare le vignette che hanno in reparto - umorismo da medici, mi piace sempre.

Quattro e dieci, sono a London Bridge. Comunico la notizia a marito e mamma.

“Amore, l’anno prossimo l’anniversario magari possiamo…” “Sì, lo passiamo insieme, o almeno ci proviamo. Intanto quando torno andiamo da Chisou e pasteggiamo a sake.” (Va anche detto che questa seccatura è la scusa per raddoppiare i festeggiamenti.)

Si sono riaperte le cateratte. Io fino a Bank non cammino. Vado verso la Northern. Ritardi. Torno indietro; Jubilee e Piccadilly fino a Holborn.

Cinque minuti per guardare la posta nell’atrio dell’università. La lettera che attendo non arriva.

Arriva l’amica.

Tour di Sainsburys per capire cosa prendere se ha solo un microonde per cucinare.

Dieci minuti in camera sua per darle tempo di cambiarsi, poi Masala Zone. Le piace, meno male.

Entriamo a Covent Garden al pelo.

Antonio Pappano sale sul palco e spiega che Rosina ha una caviglia rotta, quindi tutti i movimenti di scena sono stati modificati in due giorni per permetterle di cantare da una sedia a rotelle. Il pubblico applaude, felice e pronto a divertirsi.

Segue il miglior Barbiere della mia vita (almeno per ora). Per dire: quello meno bravo era Ferruccio-in-persona-Furlanetto, che alla sua età e alla sua corporatura zompa senza problemi su e giù da una sedia cantando Rossini. Le scenografie erano deliziose - genere “moderne ma intelligenti”; il finale del primo atto era il fuoco d’artificio nel fuoco d’artificio nel fuoco… che è, con la casa di Don Bartolo che letteralmente si alza in aria mentre dentro coro e cantanti (meno Rosina che resta a terra nella sua carrozzina) continuano a cantare (non oso pensare che sia, fisicamente, cantare un pezzo come quello sulle montagne russe). Juan Diego Flórez (su cui io ero scettica, l’avevo sentito agli Arcimboldi e “non era in serata”) era un tenore da lancio del reggipetto (e io sono un tipo da bassi-baritoni, non certo da tenori), Pietro Spagnoli scoppiettante come ogni buon Figaro, Joyce DiDonato ci ha convinti che una Rosina senza sedia a rotelle non è una vera Rosina (semi-cit, siete invitati a trovarla). Pappano - beh, Pappano è davvero straordinario, anche l’Amica che di musica ne sa ed è una melomane milanese (quindi: Scala, Scala e Scala) concordava.

Il pubblico si vuole divertire, come spesso capita da queste parti.3 E si diverte. E applaude. Tanto. Ci sono scrosci sui cinque minuti e passa a scena aperta - “scrosci” al plurale, molto plurale. E ride, come il Barbiere merita.

Undici, l’opera finisce. Io sono completamente a terra, eppure sono sulle nuvole e sveglia.

Ma quando perdo anche il treno per tornare a casa decido che, diamine, stavolta dò retta al marito (”buona fine di anniversario, amore”) e prendo un taxi. Che prende una scorciatoia, mi fa vedere un bell’angolino di Dulwich, e costa meno del previsto - gli lascio la differenza come mancia.

Lo sapete già che non ho resistito, “tanto devo dare il tempo alle medicine serali di fare effetto” (seee), mi sono vista la puntata di stasera sull’iPlayer della BBC. Non all’altezza della prima, non male - idee ne hanno. comunque. Ianto ha daddy issues e la battuta migliore, al solito (dopo aver scoperto che hanno cercato di farlo saltare per aria, la sorella chiede: “what sort of civil servant are you?” “Unappreciated ones”); Jack si vede poco ma - prima o poi sarebbe capitato - senza veli (sì, proprio senza veli); Eve Myles riesce a fare una faccia strepitosa al proposito (pensare che nella prima stagione pareva solo capace di sgranare gli occhioni e dire “Jàck”), i bambini fan sempre paura com’è giusto.

Un po’ di francese.

Questo post.

E ora a nanna. Domani ci si sveglierà con ben quattro ore e mezza di sonno, ma almeno il pomeriggio è libero.

  1. dolci parole []
  2. mettiamola così: almeno so che so riconoscere. []
  3. E’ uno dei motivi per cui mi piace andare a teatro qui. []
Jul
03
2009
8

Cuore veloce.

[A mo' di scusa per non aver ancora scritto quel post che avevo promesso su quanto essere una checca, fare la checca e affini.]

Ieri sono arrivata a cinque attcchi di tachicardia. Cinque.

Non parossistica, ma a tratti sopra i 150 battiti al minuto.

Durata, dalla mezz’ora all’ora e mezza. Ciascun episodio, si intende.

Non so valutare una possibile aritmia, visto che il mio senso del ritmo è tragico. Ma dato che tutti i tachiacardici di famiglia sono anche - o sono stati - aritmici…

Strascichi di vario tipo, i soliti - non entro nei dettagli, ma vi lascio immaginare come ci si sente con un cuore che batte a quella velocità. Un po’ stanchi non rende.

Ho capito il messaggio, cuoricino: andiamo a cercarti un cardiologo, sei geloso del fatto che gli airbag, il cervellino e il sistema linfatico hanno almeno uno specialista fisso ciascuno, senza contare quelli con cui abbiamo chiuso i conti. Andiamo dal nono dottore in tre anni.

Magari alla prossima ci capita David Tennant.

(Seriamente: consigli? Cose da chiedere ai dottori? Sapete se un ospedale è meglio di un altro? Di mio so che finirò a fare un holter, e sarà il giorno più caldo dell’anno, nonché l’unico in cui non avrò un battito fuori posto.)

Jun
27
2009
2

Dis/ability.

[Un post che è partito in un modo, ma poi mi sono trovata a dire cose che prima o poi avrei detto e quindi tanto vale stiano qui.]

Sto diventando bravissima a usare Excel (cioé: Gnumeric, per la precisione) a forza di tenere il mio mood diary, ossia un simpatico foglio di calcolo in cui segno ogni giorno il mio umore, in una scala da -5 a +5. La scala, tradotta, va da “tentativo di suicidio” a “parlo con San Michele Arcangelo”; non sono mai arrivata agli estremi, soprattutto in alto; da qualche tempo le mie fluttuazioni vanno da qualche raro -4 (”bloccata a letto senza riuscire a muovermi, piangendo e pensando di morire”) a qualche ancor più raro1 +2 (”un po’ inquetantemente iperattiva”).

Per gli odiosi episodi misti - in cui sei depresso e ipomaniaco insieme - c’è una casella a parte. Così come ci sono le caselle “fatto tardi ieri sera?” “ore di sonno” “pisolino nel pomeriggio?” (dormire troppo è Pessimo Segno). Non escludo di aggiungerne altre (ma non bevo abbastanza té, caffé o alcolici da giustificarne una casella fissa: se esagero con il frappuccino lo segno sotto “varie ed eventuali”).

Se penso che due anni fa il mio umore era normalmente o -4 o +3 (”ehi! gli alberi sono verdi! ma proprio verdi!”), con rivoluzione bisettimanale più mini-fluttuazioni, tipo “mattino a letto a piangere, tardo pomeriggio faccio i compiti e risistemo tutta la cucina ascoltando Wagner e vedendo un film, sera di nuovo a piangere disperata2 ma camminando per casa come un’ossessa”34, c’è proprio da essere felici.

Se penso a tutti quei giorni con il tagliando negativo (nell’ultimo mese e mezzo la maggioranza), ce n’è di strada da fare.

On a side note: la medicina che mi sta tenendo (relativamente?) stabile ha un nome buffo. Secondo il marito sembra un epilatore. Secondo me un gigante biblico. Credo converrete che la convergenza di queste due assonanze è quantomai surreale.

Per chiudere, un appunto: non confondete infelicità e depressione. Essere depressi non vuol dire essere infelici - così come non vale il contrario. Io sono una persona fondamentalmente felice, o almeno lo sono più o meno da quando ho diciannove anni5; mi godo la vita, so di tutte le mie fortune - troppe e spesso troppo profonde per nominarle qui e ora. Soffro di una malattia che mi dà momenti di depressione, così come altri soffrono di asma6. Quando sono depressa non sono nemmeno infelice, sono oltre l’infelicità; è come paragonare avere male a un piede a non averlo tout-court. Anche la stanchezza della depressione7 non è la stanchezza di una cattiva notte di sonno o di un giorno di lavoro duro: è un altro tipo di spossatezza, che posso solo paragonare agli effetti collaterali di un cancro8 o di una chemioterapia nei primi mesi (qualcosa di patologico, appunto). Per contro, l’ipomania non è felicità: è una sensazione lisergica. Non ho mai provato cocaina, ma dai racconti deve essere qualcosa del genere - infatti ci sono abbondanti casi di bipolari cocainomani per ricreare l’effetto dell’ipomania. (Insomma, ho la cocaina made in RestoDelCervello. Sarà per questo che sono antiproibizionista?9) Quando non sono depressa o ipomaniaca sono ragionevolmente felice, normalmente con le scatole girate (più raramente, visto che sono una Pollyanna: quando capita so essere anche una discreta furia), banalmente presa da altro che non sia come sto. E visto che non è qualcosa di scontato, me lo godo profondamente.

Prossima puntata: voi bipolari che siete così brillanti, feat. queste esperienze ti fanno crescere (due palle che poi ti cascano, se mi perdonate la battuta in Dolce Stil Novo).

E poi, il corollario e Grande Domanda:  ma sono io o è la malattia? Anche se non credo di poter superare questo splendido post di Seaneen Molloy (splendido anche per gli standard di S.M.).

[Ho un po' di sassolini da levarmi dalle scarpe su 'sta faccenda. Nulla come scriverne, mi sa.]

  1. una parte di me direbbe “ahimé troppo raro”, ma ovviamente sono un’adulta e una paziente responsabile e so che è solo un’illusione di produttività e - ecchediamine, ho una malattia che a volte ti fa stare troppo bene e devo lamentarmene e cercare di stare alla larga da quegli episodî? Ma vi rendete conto? []
  2. no, non perché il film fa notoriamente schifo. []
  3. sono un simpatico caso di rapid cycling, e non si tratta di biciclette. []
  4. e ho anche fatto tutti gli esami del master in quello stato, perché sono veramente giù di zucca, altro che bipolare. []
  5. tu guarda, da quando ho iniziato a uscire dall’armadio. Le coincidenze. []
  6. mio padre, ad esempio. Mai portarlo a vedere un film comico senza l’affare, o ci rischia le penne. Ditemi se non è una seccatura. []
  7. se sei depresso sei anche stanco. E a volte ti si bloccano le gambe, come se non ci fosse energia per mandarle avanti. Io ci sono finita per terra un bel po’ di volte. []
  8. uno dei sintomi di alcuni tumori è essere spossati. Sappiatelo, queste cose salvano le penne. []
  9. no, non è per questo. []

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