Oct
19
2009
27

Graphic novel e fumetti, lezione 1.

Supponiamo che dobbiate consigliare a qualcuno che non ha mai letto un fumetto o quasi qualcosa per avere un’idea di quel che c’è in quel mondo. Da dove iniziate? Come continuate?

I commenti son lì per quello.

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May
18
2009
17

Slap a Jap!

Superdickery e’ un sito su cui puoi passare delle piacevoli ore a ridere come un’idiota. L’idea e’ quella di raccogliere copertine e vignette di fumetti “storici” che viste con il senno di poi (o forse anche con il senno di allora…) sono esilaranti, imbarazzanti o tutt’e due. Involontariamente esilaranti o imbarazzanti, si intende.

C’e’ la sezione “Suffering Sappho!” dedicata a Wonder Woman e la sua passione per il BDSM - l’ho usata qualche giorno fa.

C’e’ la sezione “Seduction of the Innocent” (riferimento a Fredric Wertham, ovviamente), dove Batman la fa da padrone

Un classico. E gli autori erano consci del sottotesto, oppure completamente idioti.

Un classico. E gli autori erano consci del sottotesto, oppure completamente idioti.

ma ci sono anche perle come il giant-size man-thing.

La goliardia e stata superata a destra a 160 km/h.

La goliardia e' stata superata a destra a 160 km/h.

Superman brilla negli “Examples of Superdickery”, ossia di idiota antipatia.

E poi c’e’ la propaganda. E prima del politicamente corretto, dopo Pearl Harbour e dalle parti dei campi di “relocation” non si andava giu’ sul leggero. Erano nemici, e musi gialli.

Sul sito ce ne sono di altrettanto notevoli; questa e probabilmente la piu famosa. Notare le fattezze quasi non-umane del jap.

Sul sito ce ne sono di altrettanto notevoli; questa e' probabilmente la piu' famosa. Notare le fattezze quasi non-umane del "jap".

Sapete una cosa? Erano altri tempi, sono pronta a mettere in prospettiva storica, i giapponesi erano effettivamente un impero militarista (e razzista a sua volta) alleato di Hitler. Non dico fosse una cosa anche solo vagamente decente, ma sicuramente non era la cosa peggiore che stesse capitando (i campi di cui sopra, per dire, erano peggio).

Ma oggi. Con il senno di oggi.

MUSI GIALLI?!?!??!!!

Ma siamo, come dire, SCEMI? Non dico impazziti, che’ dei malati psichiatrici ho troppo rispetto. Proprio: scemi?

Lasciamo stare l’indecenza di essere razzisti, a quella questi qui non ci arrivano. Vediamo se posso spiegarla in termini brutali, di utile…

Vogliamo sempre fare i soliti italiani che si sentono furbi e superiori a tutto, tanto loro c’hanno lo stile, e chisseneimporta di quei quattro sfigati che hanno a che fare - per amore, per lavoro o per entrambi - con i Paesi in cui gli insulti a sfondo razziale sono una cafonata? E non dico che siano Paesi senza razzismo, eh: ma ci sono forme e cortesie che si rispettano, diamine. “Musi gialli” non lo scrive nemmeno il Daily Heil, cazzo (pardon). Oppure decidi che la tua cifra stilistica e’ il bar dello sport “da Piero”: ma allora li’ resti, tu e i tuoi amici tutti del paesello da generazioni. E non fai vergognare del loro passaporto tutti quelli che con i musi gialli hanno rapporti, o potrebbero aver rapporti, o semplicemente non avrebbero problemi ad aver rapporti.

Inutile, mi viene fuori una tirata: ma sono troppo infuriata.

(Via: molta gente. Tanta che volevo farci un post da un po’, ma solo stasera ho trovato da dove iniziare. Ah, complimenti a Yossarian per il titolo del suo post sulla questione.)

[OK, vediamo di riprovare con calma. Ho passato tutto l'anno ad avere a che fare con asiatici - nessun giapponese, ma un'abbondanza di cinesi (di varia provenienza: quasi tutti specificano da dove), malesi (piu' di quanti immaginassi), una thailandese, non contando i britannici di famiglia asiatica. L'anno prossimo sara' lo stesso. Ora, un giornale italiano che dice musi gialli non solo mi fa schifo, mi danneggia pure: perche' se avessi un alunno che sa di questa faccenda dovrei fare il doppio dello sforzo per fargli capire che se gli do' un'insufficienza non e' perche' io sono bianca e lui no (con possibili seguiti di appelli in sede accademica - evviva). O perche' se dovessi vendere le mie capacita' a un datore di lavoro sarebbe piu' difficile non fargli pensare che io abbia problemi a relazionarmi con un ambiente multietnico. Chiaro, ora?]

May
13
2009
2

Si’, questi sono i discorsi che si fanno in casa a colazione.

RdMarito: …e a un certo punto nella continuity DC c’erano quattro Flash ma nessuna Wonder Woman.

RdM: Il che non e’ bene.

RdMarito: Beh, c’e’ un numero limitato di trame bondage/sadomaso che puoi fare interpretare a Flash.

RdM: Mi sto vedendo Flash legato alla bomba.

Una volta eravamo tutti piu innocenti. Come no.

RdMarito: Non vederlo.

RdM: E ora lo stai vedendo anche tu.

RdMarito: Ecco, appunto.

Una volta eravamo tutti piu’ innocenti. Come no.
Apr
29
2009
2

I gatti, Venezia, e un lieve sottotesto.

Gli amici intimi di Pratt non sapevano della sua adesione al Grande Oriente. Ma quando domandai loro se erano sorpresi dalla notizia, mi risposero tutti allo stesso modo: sì, erano sorpresi, no, anzi, a pensarci bene non erano sorpresi perché da Hugo ti potevi aspettare di tutto.

Cioe’, fammi capire: uno scrive Favola di Venezia e tu manco un dubbio? Mapperpiacere.

(Ah, non vedo l’ora di leggere il Sandokan di Pratt. Ho passato l’infanzia a divorare Salgari, il mio eroe era Yanez - ovviamente, fosse solo per lo scambio di battute a proposito della razza con Kammamuri all’inizio dei Pirati della Malesia.)

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Mar
27
2009
3

Dovrei studiare, ma

  1. Ho iniziato The Indian Clerk di David Leavitt. L’impiegato del titolo è lui, e la storia è raccontata dal punto di vista di Hardy. Meno matematica che in The Man Who Knew Too Much (per ora: ma ci sono n pagine di bibliografia e si vede che Leavitt ha fatto i suoi compiti), più vicende gay che in The Man… (e ci mancherebbe: quello di Hardy per Ramanujan è probabilmente l’amore romantico più travolgente della storia della matematica - ora che ci penso, non me ne vengono in mente altri, e se ne avete per le mani raccontateli nei commenti). Grazie di nuovo a Paolo per il consiglio. [In tutto questo: i corsi per i cui esami devo studiare si sono svolti per la maggior parte in una saletta chiamata Hardy Room. C'era una foto - appesa sul muro ad un angolo con le fonti di luce tale da rendere impossibile il fotografarla, sorry - della squadra di cricket "Hardy's Mathematicians vs Rest of the World". Epici.]
  2. Battlestar Galactica è finito. Ci mancherà. Ci mancheranno soprattutto le sue donne. Che [segue qualche spoiler] hanno pilotato astronavi da guerra, guidato la sopravvivenza della razza umana, pianificato il genocidio della razza umana, creato la razza umana e qualcun altra; hanno imprecato (un bel po’, come si evince dal video linkato pocanzi), sparato (idem), ucciso, curato ferite; hanno sedotto (uomini e donne), fatto sesso (come sopra), avuto figli, mariti, amanti, posizioni di potere; hanno lottato per rovesciare il potere, tradito, pianto, riso, letto libri; sono morte e sono nate e sono sempre esistite. Sempre così alla pari con i maschi da non doverlo nemmeno dire.
  3. Per quel bel figliolo di Jamie Bamber c’è sempre Law and Order: UK. Che in più ha Freema Agyeman (hai detto poco, Martha Jones in tenuta da barrister), e Londra. Non esattamente una serie profonda, ma un piacevole tre quarti d’ora.
  4. Per trovare ragazze in gamba su uno schermo ci rivolgeremo a Dollhouse - abbiamo lì gli episodi, ma abbiamo solo visto il primo. Eliza Dushku è sempre una delizia; per il resto sappiamo che Joss Whedon carbura con calma (le recensioni dicono che dal sesto episodio in poi inizia il vero divertimento).
  5. A proposito di Joss Whedon, prosegue la maratona “ci rivediamo tutto Buffy e tutto Angel“. Ok, saltando Inca Mummy Girl e Beer Bad (e un paio di altri episodi), perché siamo geek ma non masochisti.
  6. Maratona che prendiamo con calma (siamo diventati quasi-maturi e quasi-non-così-ossessivi, evidentemente): stasera abbiamo finalmente visto Futurama: Into the Wild Green Yonder. Non all’altezza del miglior Futurama, ma questo non gli impedisce di essere spendido. Anche Fry, Leela e Bender ci mancheranno. (Soprattutto Leela e Bender, ovviamente.) (Soprattutto Bender in Put Your Head on My Shoulder quando fa la pimp-walk.)
  7. L’altroieri sera, invece, il marito ha molto apprezzato The Celluloid Closet. Io me lo sono gustato come se fosse la prima volta (sarà stata la decima) e mi ha fatto venir voglia di (ri)vedere un po’ di vecchi film - non sono del tutto convinta che la governante di Rebecca sia lesbica, e sì che ho visto il film almeno venti volte. (D’altra parte ci ho messo il mio bel tempo a capire che la vera tensione erotica di Gilda non coinvolgeva Rita Hayworth. Va bene, ero distratta - appunto - da Rita Hayworth.)
  8. Devo trascinare il marito a vedere Gran Torino.
  9. Non che mi sia dispiaciuto vedere e rivedere Watchmen, anzi. E da qualche parte, prima o poi, lo devo scrivere: Watchmen passa il Bechdel Test. (Madre e figlia parlano della Tijuana Bible.)
  10. Che altro? Certo! Ministry of Space, ossia “se la corsa allo spazio fosse stata guidata dagli uomini di Sua Maestà Britannica”. Fantascienza inglese, quindi spensierato come un giorno di diluvio universale - ma con una levità tutta sua. L’ultima tavola è da standing ovation.
  11. E non ho nemmeno fatto un post per l’Ada Lovelace Day. Avrei dovuto iniziare da Susan Calvin, e poi non avrei finito più.
Mar
21
2009
1

Barbados, esami, primavera, simplessi, té, e schermi.

[Un post polimorfo.]

Sono quasi andata alle Barbados. Ieri sera la collega (la chiamerò la Deliziosa Teutonica) mi ha detto che lei non sarebbe andata al MegaConvegnoStraFigo (dove c’è anche - indovinato? - il Genio Greco) causa salute traballante, e poi: “Vuoi andarci tu? Prendi l’aereo domenica al mio posto, tanto è tutto pagato.” Ma, ahimé, non si poteva cambiare il nome sui biglietti aerei, quindi niente.

Ne guadagnerà la mia preparazione per gli esami, che sono:

  1. quattro
  2. tosti
  3. tra un mese esatto
  4. giusto nel periodo in cui vengono a trovarci suoceri, genero, e fidanzata del genero.

Ah, devo anche decidere quali quattro esami fare dei sei corsi che ho seguito. Considerato che

  1. processi stocastici è di un difficile che stronca (a meno che tu non stia facendo un dottorato in probabilità)
  2. di un altro corso non sono più disponibili le dispense online (per fortuna ho stampato la vecchia versione - ora devo solo ritrovarla), e non sono mai stati disponibili mock exam
  3. un terzo corso era in probabilità, e incomprensibile per il dottorando in probabilità

sarà una scelta interessante.

(Sì, i corsi erano in larga proporzione di probabilità. Il che dà un lieeeeeve vantaggio agli studenti del campo. E un lieeeeve svantaggio a quelli che, come la qui presente, sanno giusto le basi della materia.)

Ma non tutto è grigio! Anzi.

La primavera è bellissima - il cielo è stato azzurro tutta la settimana, il clima tiepido, le giornate sempre più lunghe (uno dei motivi per cui vivere a Nord mi piace: d’inverno tanto non esci, d’estate in compenso hai luce fino a tardi).

Sto riuscendo a leggere articoli e pensare. Bei simplessi che si rigirano con dei bei nomi per i loro vertici. Generalizzazioni. Connessioni da trovare. Ah, devo inventare una definizione, il che mi fa sentire potente.

(Stacco, Robin Hood di Disney, il Principe Giovanni che dice “Questa corona mi dà il senso del potere! potere! potere! Permettimi una lieve sghignazzata, Biss - potere….”)

(Come, non ditemi che sono la sola a sapere a memoria Robin Hood di Disney.)

(Ovviamente, ora dovrò smettere con gli articoli per preparare gli esami. Un accidente sale spontaneo.)

Oggi sono stata al mio primo té inglese in una casa inglese con signori inglesi. Effetti collaterali del frequentare una chiesa accogliente. Ho mangiato un pane alla melassa (credo) spalmato di burro salato che era una delizia dei sensi, scoperto le meraviglie della rete dei canali britannici (se qualcuno vuole farci un giro in narrowboat, ora so di conoscere qualcuno che ne organizza), e ascoltato alcuni interessanti aneddoti sui retroscena di Trooping the Colour.

Lunedì con il marito torniamo a vedere Watchmen all’Imax, che non è bello quanto il libro (yaaaawwwn) ma è un gran bel film. E questa volta devo vedere se riconosco in Night Owl il mormone di Angels in America.

(Se non avete mai visto Angels in America, vedetelo.)

Per finire: consigli su un netbook? Lo schermo del mio portatile ha deciso di essere creativo e abbellirsi di una macchia nera e di alcune righe bianche, e la faccenda non mi piace affatto….

Mar
07
2009
4

Non capire (per sentirsi più intelligenti).

Ok, il film potrebbe essere orribile, percarità[1]. Ma pensare di essere molto intelligente scrivendo del film tratto da Watchmen

Nite Owl, who keeps his old superhero outfit, rubbery and sharp-eared, locked away in his basement, presumably for fear of being sued for plagiarism by Bruce Wayne

è alla pari del pensare che denoti una superiore sensibilità artistica il lamentarsi che in un adattamento cinematografico (o televisivo, o fate voi) di Guerra e Pace Pierre Bezuchov non è in controllo del proprio destino.

(Non avete letto Guerra e Pace o Watchmen? Leggeteli, diamine! Dico sul serio, son proprio belli!)

(Per quelli che “ossignore, sta dicendo che un fumetto è rilevante quanto Guerra e Pace?”: non so. Forse. So che è il primo esempio che mi è venuto in mente [2].)

(Sul tema: Elisabeth Rappe, via Kekkoz, non si capacita di come ci sia gente che (a) si vanta di non capire [3] (b) ancora si aspetta che i fumetti siano allegre storielle da ragazzini. Se non altro perché sono cresciuta in mezzo a tavole di Crepax[4], mi associo.)

[1] Spero di no, ho già preso i biglietti per l’IMAX.
[2] Essendo probabilmente il mio libro preferito, non mi stupisce.
[3] Questa mi è sempre sembrata la cosa più idiota dell’universo. Non capisci? Capita: ma vantarsene è la cosa di peggior gusto che tu possa fare. C’è gente che si sforza per capire quel che non sa, attività tra le più nobili che un essere umano possa intraprendere[3.1]: vantandoti di non capire li insulti.
[3.1] Ho appena finito di vedere Milk[3.1.1], e sono lirico-impegnata.
[3.1.1] Vedetelo. Subito.
[4] Sono cresciuta assolutamente candida, ingenua (credo di aver scoperto l’esistenza del sesso orale intorno ai diciassette anni, e approssimo per difetto, per dire), e con un nudo integrale in bella mostra nel salotto di casa. E anche imparando a memoria buona parte del Don Giovanni prima dei sei anni, ma questa è un’altra storia.

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