Making History, romanzo di Stephen Fry1.
Genere: fantascienza/Storia2 alternativa/mondi paralleli/riflessioni sul cinema e sull’arte e sulla scienza/e c’è pure la storia d’Amore.
E’ una delizia.
Making History, romanzo di Stephen Fry1.
Genere: fantascienza/Storia2 alternativa/mondi paralleli/riflessioni sul cinema e sull’arte e sulla scienza/e c’è pure la storia d’Amore.
E’ una delizia.
Un po’ di link - se ne sono accumulati ben due su un tema, mi ritorna in mente una cosa letta andando a vedere il blog di un commentatore, urge un post. Svaccato, eh.
Simon Callow, detto anche “il funerale di Quattro matrimoni e un funerale”1 racconta di una piiiiiccola mancanza nel curriculum delle scuole di recitazione: come interpretare una scena di sesso. Il che pone alcuni problemi di know-how se le dette scene sono con con il sesso che non ti interessa; ma ne pone anche se il partner sulla scena è tale nella tua vita. Divertente e istruttivo, con aneddoti da grande attore.
E a proposito di passare per un altro gender sulla scena: AfterElton classifica gli attori gay e bisessuali che hanno interpretato e interpretano eterosessuali di ferro. Ne mancano alcuni (Raymond Burr, santinumi, Perry Mason!), in alcuni casi la classificazione dell’attore è basata un bel po’ sul pettegolezzo: ma lasciamo correre, ché al primo posto c’è Neil Patrick Harris e il voto è dato in Steve McQueen - e, insomma, il tutto è piuttosto divertente, non solo per la viperata
we could have done the whole list with Brits who have “Sir” attached to their names, but we wanted to mix it up.
E in effetti tutti questi elogi all’attore etero di turno che “ha il coraggio di mettersi nei panni di un gay o persino di baciare un uomo” sono venuti un po’ a noia.23
Ché poi ti trovi un Robert Pattinson4 che si premura di dichiarare quanto gli faccia schifo baciare i suoi coprotagonisti. Ma gli dobbiamo essere grati, ché la sua dichiarazione da il la a una contro-dichiarazione di nientemeno che Sir Ian McKellen:
Rilasciare queste dichiarazioni mi sembra poco da gentiluomini e poco professionale. In decenni di carriera ho dovuto recitare scene ben impegnative, sarebbe solo ridicolo se dicessi che che il momento più difficile è stato quando ho baciato Judy Dench.
da cui un commentatore del post linkato qui sopra parte per qualcosa che mi ha fatto ridere per giorni:
Ian McKellen ha ragione: sono altre le scene difficili.
Avete presente la scena del “tu non puoi passare”? Beh, il Balrog era vero.
E su questa, buonanotte a tutti. Con un bacio.

Se cercate su youtube c'è tutto il video: Tennant bacia prima Barrowman - che finge di svenire - poi Russell T Davies. Praticamente una fanfic slash di Doctor Who, ma dal vivo.
Dopo tre mesi di osservazione, penso di poter dire che la seccatura bipolare manca completamente di regolarità nei suoi episodi. Il che, unito alla rapidità dei cicli, rende ogni progetto un terno al lotto.
Un esempio: oggi ho trottato tutto il pomeriggio dalle due alle otto. Se non bella felice, almeno bella efficiente.
Ma tra la scorsa settimana e questa ho passato alcuni giorni non riuscendo ad alzarmi dal letto. Troppo rimbambita anche per fare una spesa online1. Facendo fatica persino a leggere TvTropes. Facendo fatica anche a restare sveglia, a dirla tutta.
Dovrò rassegnarmi al fatto che “avere una disability” mi rende meno capace di fare delle cose come la maggior parte degli altri, vero?
A proposito: TvTropes è una droga. No, non mi sono ancora iscritta. Sì, ho pensato di farlo per aggiungere un paio di cose. Che andavano da Tancredi e Clorinda a Doctor Who2 passando per Gilda.
Varie ed eventuali:
L’ha già linkato mezzo mondo: filate a leggere quel che spiega Tupaia (detta anche Mrs Inminoranza) sull’influenza maiala.
E Violetta ha iniziato una serie che pare promettente.
Per avere un Holter non urgente ho dovuto aspettare poco più di tre settimane. E me lo tolgono di sabato3. Ah, questa orribile sanità inglese.
Ovviamente saranno le 24 ore nell’anno in cui non avrò un battito fuori posto.
Mi hanno fatto i complimenti per come leggo in inglese. “Leggo” ad alta voce, si intende. Non nego che mi abbia ringalluzzito alquanto.
Leggere (per i fatti miei, invece) in parallelo Nineteen Eighty-four e V for Vendetta è interessante. Peccato non faccia bene ai miei ritmi circadiani - e non sono ancora entrata al Miniluv.
La dittatura perfetta come dittatura del “tu sei”. Si parva licet, mi viene in mente da pensare ai casi miei. Quel (peraltro delizioso) signore che “ma sei italiana, non puoi essere protestante!”4 O la presunzione che la qui presente non possa che essere eterosessuale56.
A proposito: ho rivisto Strangers on a train, per la prima volta da quando ero una ragazzina. Rimango basita da come pressoché tutti i film che sapevo pressoché a memoria nella mia adolescenza si possano trovare a proprio agio in un programma di queer cinema. Soprattutto perché a quindici anni (ma pure a diciassette) non me ne accorgevo nemmeno lontanamente.
Last but not least: mio marito è un uomo meraviglioso. Lo dico troppo poco spesso.
(No, amore, non lo dico per convincerti a prendere in casa un micetto, anche se sai che sarebbe tanto carino.)
Il marito mi ha avvertito alle 10, quindi ero lì alle 11. Gli ultimi ad avere il posto per entrare nella coda erano lì dalle 6.
Sono comunque rimasta a fare due foto.
Cose che ho scoperto:
La degna conclusione di una settimana lunga ma proficua.
Stasera tendo a pensare che la fantascienza inglese sia il genere più cupo della storia della narrazione.
Tendo anche a pensare che mi piaccia tantissimo.
Insomma [hic sunt spoiler]: Torchwood: Children of Earth è finito. Malissimo. Gli eroi lasciano intorno a sé la distruzione e l’infelicità, anche e soprattutto di quanto hanno di più caro. Gli everyman quando va bene conservano la dignità - se ce l’hanno, quel poco che hanno - ma non possono far nulla o quasi; quando va male sono strumenti infernali nelle mani del Potere. E per un malvagio che paga c’è qualcuno altrettanto spietato pronto a prenderne il posto. Non c’è via di scampo, insomma - al più la fuga, o il minimo raggio di sole inaspettato e imprevisto, che pure viene accompagnato dal terrore di far nascere un altro essere umano in questo paesaggio desolato.
Bellissimo, comunque. Persino John Barrowman recitava più che usare il suo solito far lo splendido (non che ci si lamenti, beninteso: anche John Barrowman in bretelle e cappotto della RAF che legge le pagine gialle secondo me venderebbe più di qualche biglietto): ovviamente manda un paio di occhiate delle sue: ma sono tragiche o lo diventano, questa volta.
Adesso vogliamo la quarta stagione. Anche se sarà difficilissimo eguagliare qualcosa come questo.
[Cerco di evitare spoiler, ma non so quanto ci riesco.]
Mia mamma in vacanza in Scozia è definitivamente entrata nel tunnel di Torchwood (quale terra più adatta per farlo, eccetera).
E mi ha comunicato la notizia mentre ero in treno di ritorno dalla Tosca (carina, ma nulla di più). Dove la notizia è il finale della puntata di oggi.
Arrivata a casa ho controllato la trama su wikipedia, magari si era sbagliata di personaggio. Non ci credevo, vado al finale sull’iPlayer della BBC, magari hanno scritto una cavolata.
Non si era sbagliata, non avevano scritto una cavolata.
Ora: o la cosa si rovescia con qualche MacGuffin, o Russell T Davies è un davvero grande narratore - e come spesso capita ai grandi narratori, un sadico di prima categoria.
(Alla penultima puntata, cazzo. Un colpo così. Stronzo. Non può essere. Voglio il MacGuffin. Lo so, ci sta tutto nel plot e nel tono della serie, e dopo il finale della seconda stagione non dovrebbe sconvolgerci nulla, e poi c’è la regola che - pesanti spoiler nella nota1. Ma no, cazzo. Proprio lui. Non possono farmelo. Non possono farcelo. L’amore deve trionfare, almeno tra gli agenti speciali di Cardiff.)
Ok, vado a vedere tutta la puntata con il fazzoletto a portata di mano.
Sigh.
(Un MacGuffin! Il mio regno per un MacGuffin!)
Aggiornamento. Puntata vista. Non vedo alcuno spazio per un MacGuffin, né dal punto di vista della storia né da quello dello stile. Dovevo saperlo: fantascienza inglese, il genere più pessimista della galassia.
Puntata splendida, però. Il colpo di scena di chi-dice-cosa durante la discussione tra i ministri mi ha lasciato basita (bonus-fandom per la presenza di Nick “tutti i cattivi del Dottore” Briggs).
il Pride di ieri è stato una delizia.
E non solo per la compagnia di una splendida blogger e scrittrice, che è sempre un piacere incomparabile rivedere.
Non ha piovuto (è bastato che comprassi un cappello), la parata era un meraviglioso turbinare di varia umanità: dalle Forze Armate ai Quaccheri passando per i dipendenti del trasporto pubblico, medici, avvocati, rugbyisti e giocatori di cricket e subacquei (Gay Lesbian Underwater Group, ossia GLUG - sto ancora ridendo), un alcune drag favolose, se non altro ingegneristicamente1, un paio di mediocri, e Stonewall che ha sempre lo slogan migliore del secolo,
some people are gay, get over it.
Non ho visto famosi attori (sì, Claudio, ce l’ho sempre con te per aver preso in braccio il capitano Jack Harkness John Barrowman :P).
Ho dato il mio contributo alla scienza, indicando quanto sono gay2 e lasciando il mio DNA a tre biologhe del King’s College che studiano eventuali origini genetiche dell’omosessualità femminile. Molto puntata di CSI. Molto carine anche le biologhe, va detto.
Mi sono commossa per le famiglie e per le coppie di vecchietti3, come sempre.
Foto a seguire.
Non ricorderemo le parole dei nemici, ma il silenzio degli amici. (Martin Luther King)
Ahmed Marcouch ha 41 anni. E’ nato in Marocco, anche se poi è emigrato in Olanda ed è diventato cittadino lì - addirittura, primo cittadino di un sobborgo di Amsterdam. E’ musulmano, come buona parte dei suoi elettori. E si batte contro l’omofobia dei suoi concittadini - compresi buona parte dei suoi elettori.
“I always say: your freedom to be an orthodox Muslim is the same as that of a homosexual to be homosexual,” said Marcouch, himself heterosexual. “Freedom is guaranteed in the constitution” of the Netherlands.
[...]
The mayor hopes Slotervaart will become part of the route at Amsterdam’s annual Gay Pride parade this August. The parade hitherto has been limited to the canals of the historic city centre.
Un articolo da leggere per scoprire un uomo da ammirare (e un paio di persone da ammirare meno).
…and the dead will be commemorated and will struggle on with the living, and we are not going away.
We won’t die secret deaths anymore.
The world only spins forward.
We will be citizens. The time has come.
(Angels in America,finale.)
Questa notte quarant’anni fa, a New York. Qualcuno decise che non si vergognava più. Che poteva ordinare un bicchiere di alcolici come ogni altro cittadino. Che poteva vestirsi senza avere tre capi di abbigliamento del tipo giusto. Che poteva tenere per mano chi amava. Che pagare mazzette alla polizia e pizzo alla mafia era al di sotto del proprio valore di esseri umani - di cittadini.
I racconti sono confusi. C’è una transessuale spintonata che dà una borsettata a un poliziotto. C’è una lesbica - una di quelle che in inglese si chiamano butch e in Italia, con fine espressività, camioniste - che si agita, e grida alla folla “Perché non fate qualcosa?”.
And at approximately 2 a.m. on Saturday, June 28, the gay men decided they weren’t going to take it anymore. The clash outside the Stonewall went on for 48 more hours and become famous as the riots that started the gay-rights movement. (sul NYT c’è il racconto del loro cronista di allora - ovviamente all’epoca era l’ultima ruota del carro, che vuoi che sia un’ennesima retata in un bar di froci?)
Non erano persone con le spalle coperte. Quelli con le spalle coperte - almeno in maggioranza - facevano la loro tranquilla vita nell’armadio: non chiedevano dignità e diritti e si accontentavano dei privilegi che riuscivano a raccattare. Attorno a quel bar quella sera giravano soprattutto quelli poco presentabili tra quelli poco presentabili. Quelli che quando la polizia attacca replicano con canzoni oscene, e vaffanculo il mondo.
Va detto che né quelli con le spalle coperte né quelli in quel bar probabilmente immaginavano di poter avere davvero diritti e dignità pari. Se hai vissuto in un sotteraneo la tua vita, come puoi immaginare il sole?
Ma lo sapevano, in qualche modo: prima ancora di immaginarlo.
A noi, loro figli e nipoti - in spirito, se non nella legge o nella biologia - tocca saperlo, e lottare perché lo sappiano tutti.
Il primo passo ce l’hanno fatto vedere, quarant’anni fa, quelli più disperati di noi: non vergognarsi di chi siamo.
Essere orgogliosi.
E poi si lotta.
Non sarà sempre facile.
Non sarà sempre breve.
A volte sarà inaspettato.
Ma saremo cittadini.
Buon Pride.
(Per leggere un po’ - la rassegna stampa di Towleroad. E l’articolo del NYT linkato sopra vale davvero la pena. Wikipedia è meravigliosamente dettagliata.)
[Premessa: scusate, ci vado giù pesante.]
Uno prova ad essere conciliante con la Chiesa Cattolica, se non altro perché ci sono un po’ di cattolici a cui vuole bene. Ma poi legge il giornale.
Legge: trentacinquemila (35.000) persone. Sono una piccola cittadina. Sono stati violentati, soprattutto i ragazzi. Umiliati psicologicamente ogni giorno, soprattutto le ragazze. Picchiati, torturati.
Girls were struck with implements designed to maximize pain (NYTimes)
Cioé: il male era premeditato.
Ora sono trentacinquemila (35.000) adulti che stanno male, che staranno male per il resto della loro vita. Tanto più che per poter vedere riconosciute le loro sofferenze non potranno vedere i loro carnefici condannati:
The order successfully sued the commission in 2004 to keep the identities of all of its members, dead or alive, unnamed in the report. No real names, whether of victims or perpetrators, appear in the final document. (NYTimes)
E, ovviamente, qualcuno sapeva.
The investigation of the tax-supported schools uncovered previously secret Vatican records that demonstrated church knowledge of pedophiles in their ranks all the way back to the 1930s. (NYTimes)
Poi uno dice: “magari era l’Irlanda di quegli anni, magari le cose sono cambiate”. No. Via Metilparaben, trovo un’intervista a un prete che per anni ha violentato bambini sordomuti affidati alle sue cure.
(Scusate, è esagerato. Sembra un brutto film di Lars von Trier: i bambini incapaci di parlare, violentati dal loro prete.)
Non copioincollo l’intervista, andatela a leggere se avete lo stomaco. Vi basti sapere che non era l’unico - anzi, ha iniziato quasi perché lo facevano tutti. Che ovviamente tutti i superiori sapevano. Che ora che l’hanno scoperto chiede scusa, dice che la sua vita è distrutta - dall’intervista, come nota Metilparaben, non trapela particolare preoccupazione per le vite dei “tredici, ma forse un paio di più” ragazzini e bambini violentati.
(Inciso: solo lui, almeno tredici. Più del medio violentatore rumeno, ma lo vedo meno sulle prime pagine dei quotidiani italiani - il caso irlandese manca del tutto dai titoloni del Corriere ed è in secondo piano da Repubblica: sicuramente meno interessante del tatuaggio di Hayden Panettiere.)
Poi uno dice: “va bene, la Chiesa Cattolica ha un problema con gli abusi sessuali, ma c’è altro”. Ecco, sì, ad esempio c’è il genocidio.
THE Vatican has come under renewed pressure to purge its ranks of suspected killers after a second Rwandan Catholic priest accused of involvement in the 1994 genocide was found to be working in Italy under an assumed name. (The Times)
Uno prova ad essere conciliante con la Chiesa Cattolica, se non altro perché ci sono un po’ di cattolici a cui vuole bene. Ma ci sono giorni in cui proprio non riesce.
(Sì, non sospetto ma sono certa che capiti anche in altre confessioni o in altri gruppi similmente organizzati. Ma una così difesa così pervicace e su scala così larga di indagati o addirittura di colpevoli di reati così gravi è ineguagliata.)
[Poscritto. A volte, nell'orrore, c'è però un minimo ironico spiraglio di luce. Che non compensa, che non salva il passato: ma almeno aiuta qualcuno nel futuro, forse. Saprete già che la posizione del Vaticano sulle molestie ai minori, oltre a "se parli passi brutti guai", è "sono gli omosessuali, impediamo ai gay di diventare prete". Già, la colpa è della temuta lobby gay, eccetera. Quello che forse non sapete è che la diocesi di New York ha speso un certo sforzo nel combattere una legge che allungava i tempi di prescrizione per gli abusi sessuali. (Senza pudore, eh.) Bene: ora non ha più fondi e influenza per combattere il matrimonio per tutti nello Stato.]
Update: il nuovo arcivescovo di Westminster, ossia il nuovo capo della Chiesa Cattolica inglese, ha detto che i violentatori e i torturatori sono stati molto coraggiosi ad essere stati scoperti.
Child safety campaigners were outraged when the Most Rev Vincent Nichols said it took “courage” for religious orders and clergy to “face the facts from their past” in response to a report examining the systematic abuse of thousands of children by Ireland’s religious orders and state-run institutions. (The Guardian)
Mi viene da vomitare. L’unica consolazione è che almeno la stampa britannica non è uno zerbino del Vaticano e qualche minuto di difficoltà glielo farà passare.
Ricevo da nonsochi e segnalo - essendo mezza trentina e tutta non-etero non posso che fare altrimenti:
universinversi - secondo festival lgbtq - a Trento
Gli organizzatori (no, non ce la faccio con il linguaggio gender-neutral) si presentano come:
Siamo quanto di più disomogeneo si possa chiamare a raccolta attorno alle tematiche LGBTQ*. Ciò rappresenta la nostra ricchezza, la nostra possibilità di portare prospettive culturali , pratiche politiche diverse; a volte ciò significa anche fatica, perché non è sempre facile capirsi. Con il tempo abbiamo però compreso che ci sono alcune questioni su cui siamo tutt* d’accordo: lotta alle discriminazioni per genere, sesso, orientamento sessuale, laicità, antifascismo.
…tutto il resto è una lenta contrattazione, mediata da birra e cioccolata…
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