Meno di due settimane, e devo dare la mia Prima Presentazione.
No, non è ancora pronta - piuttosto il contrario.
Ho appena sognato il Genio Greco che mi diceva che non valevo un cavolo perché lavoro troppo poco.
Meno di due settimane, e devo dare la mia Prima Presentazione.
No, non è ancora pronta - piuttosto il contrario.
Ho appena sognato il Genio Greco che mi diceva che non valevo un cavolo perché lavoro troppo poco.
Ieri sono stata per un giorno a Liverpool. Niente docks, niente Penny Lane - questa bella cosa qui. La registrazione dell’inaugural lecture di Paul Goldberg dovrebbe apparire su YouTube prima o poi (il suo biondoboccoluto figlio registrava) e ve la consiglio vivamente (è una spiegazione divulgativa E precisa).
Ho fatto le mie gaffe (tipo non riconoscere il primo conferenziere della giornata alla fine della giornata medesima - a mia discolpa, mi ero alzata alle 4:30 di mattina).
Ho ritrovato un po’ di persone.
Ho visto il mio nome su una slide, è stata una bella soddisfazione.
Il rientro è consistito in due ore e mezza di pendolino in cui abbiamo1 cercato di costruire quel cavolo di algoritmo. Continua a sfuggire, il fellone.
Arrivata a casa alle undici di sera (ribadisco: sveglia alle 4:30). Sto ripigliandomi ora.
I sandwich di EAT sono decaduti, ahimé. Malemalemale. Le baguette di Pret no.
Il signore del baracchino delle ostriche di Borough Market mi riconosce (e mi fa lo sconto - vero - sulle native, avendomi preso come complice in un gioco delle tre carte: lui mi passa l’ostrica, io ingollo di gusto e mi volto verso chi osserva dicendo “sono deliziose”). Sì, lo so, ostriche, pesce crudo, eccetera. Dovessi stare attenta a tutti i rischi che corro, essendo immunodepressa, mi terrei in una bolla di plastica.
Ah, per inciso: evitate il baracchino dei dolci accanto a quegli spacciatori di colesterolo e bontà di Kappacasein: igiene scarsa e qualità inferiore. Ma alla mia ultima visita se n’erano andati - bene.
Sempre al Borough Market, ma anche da Selfridge’s: Mediterranea. Il nome dice il genere, hanno un hummous (e un babagannoush) spettacolare - e non ho ancora provato le insalate e i dolci.
Se avete voglia di mangiar bene senza badare al prezzo, magari facendo una cena romantica con la vostra dolce metà. Il menu completo di Myung Ga è una delizia dei sensi (occhio che sono otto - non enormi, ma otto - portate), e l’itamae-san (chef di sushi) di Chisou è un artista che rende il mondo migliore.
Infine: Kulu Kulu. Sushi più che degno a prezzi ragionevoli.
Sto lavorando come una matta cercando un algoritmo che sfugge alle nostre1 grinfie.
Sono le dieci meno un quarto di sabato sera e sto per riprendere tutto da capo. Stravaccata a letto, ché la casa è ancora un campo di scatoloni e non abbiamo uno studio.
Ne sono fondamentalmente felice.
(Il T.R.: “Bene, bene, non ci siamo ancora riusciti, vuol dire che è un risultato interessante”. Always look on the bright side of life, eh?)
(Prossimamente, se volete: un post su cosa faccio, più o meno.)
Farò la mia prima relazione a un convegno.
Ad Hammamet.
No, davvero, ad Hammamet, quella Hammamet!
(Tutto questo è per distrarmi dal fatto che parlerò davanti a un Mostro Del Campo del suo algoritmo. Che devo ancora capire. Che ho un mese per capire. Aiuto.)
Un po’ di foto dalla Nuova Zelanda, visto che qualcuno ha chiesto.

Somes Island

Ancora Somes Island
“Zealandia/Karori - http://www.sanctuary.org.nz/

French toast. Mi ha quasi sconfitto, la delizia.
L’obbligatorio post sui ristoranti, a seguire.
Due settimane di vacanza. Ma proprio vacanza. Dall’altra parte del mondo, letteralmente. Mi ci volevano.

(questo posto si chiama Kapiti coast, se ve lo chiedeste.)
(Seguiranno altre foto, forse.)
Devo capire e fare un po’ di cose. Soprattutto capire.
Quindi: sparisco per un po’.
Nulla di preoccupante - solo, devo allontanarmi un po’ da questa pagina. Ci si rivede a febbraio (circa).
I commenti continuano ad essere moderati nello stesso modo (si chiudono i thread dopo tot giorni, per evitare troppo spam).
Se avete qualcosa da dirmi in privato o a commenti chiusi la mail è sempre restodelmondo[at]gmail[punto]com. Non aspettatevi risposte rapide, salvo emergenze.
Non date da mangiare ai troll (si riconoscono anche se si firmano come la gente perbene - peraltro, non era un reato farlo?). Per inciso e a proposito, se qualcuno vi scrivesse insulti a mio nome fatemelo sapere.
PS: Non ho commentato le vicende di Rosarno e dintorni. Ero senza parole, e avevo anche altro per la testa (per dire: non sono intervenuta in questo bel thread di un gran bel blog, e avrei voluto molto). Ma vi lascio con i due post migliori che ho letto sulla vicenda: Palmiro e Tito Boeri via NoiseFromAmerika.
[L'obbligatorio o quasi recap di come la qui presente scribacchina ha preso la puntata di Doctor Who. Ah, passata le prime tre righe scrivo come se voi aveste visto l'episodio, siete avvisati. Se poi volete un post su "perché mi piace Doctor Who" scritto per chi non ha visto un episodio - chiedete nei commenti.]
L’ho visto abbracciata al marito e a un cuscinone stile “no-non-ditemi-che-muore-davvero-come-annunciato”.
Oh, a me è piaciuto.
Non ho nemmeno pianto tanto
[Ecco, hic sunt spoilers. No, che morisse a questo punto non era uno spoiler - non più del fatto che Rhett Butler alla fine pianti in asso Scarlett O'Hara.]
Solo Timothy Dalton, voglio dire: Timothy Dalton as “il dio da mandare all’inferno” - ma con un messaggio meno scritto a stampatello di quanto sia stato fatto in passato.1
Non che John Simm sia da meno, anzi.2 Menzione d’onore per la sala stampa.3
Ah, prima che mi dimentichi: secondo me lei era la mamma. La regìa nella scena del cimitero mi darebbe ragione. Dibattete pure nei commenti.
Ma soprattutto: quando si sono sentiti quei quattro colpi - agh.
Che poi lo si capiva chi l’avrebbe ucciso, da circa dieci minuti nel primo episodio. Ma non importa, ci stai sempre male. Anzi: ci stai male proprio per quello.
Addio tirato per le lunghe? Forse. Ma è dolcissimo, e un po’ spietato proprio per quello. E a differenza di Journey’s End il fan service non si sente. O forse è solo che sono una fan pure io, e non mi dispiace mai rivedere il Capitano Jack.45
E quando lei gli sorride. Lì ti senti morire. E sì che ho sempre preferito l’altra.
E le ultime parole. Quell’urlo.
E subito dobbiamo guardare al futuro - ché sappiamo che il Dottore non può che voler sopravvivere, sempre.
Il nuovo fanciullino, che pare promettere bene.
Quando si è baciato le gambe non ho visto l’ora che fosse primavera.
Geronimo!
[Riprenderò a scrivere più regolarmente tra un po', ora sono esausta. Buon anno a tutti.]
Una valanga di scuse a tutti quelli che mi hanno scritto e che non hanno avuto la pronta risposta che meritavano: la connessione internet della casanuova, ora finalmente casa-e-basta1, è arrivata solo ieri. In compenso sono arrivate qualche tonnellata di lavoretti da fare, di librerie Ikea da montare, di tende da trovare (i suoceri arrivano stanotte), di spese da comprare (domani c’è il Pranzo di Natale, e il forno funziona solo a metà).
Ma intanto, buon Natale o quel che festeggiate voi (e se non festeggiate, auguri lo stesso ché proprio per quello ne avete bisogno)2 a tutti.
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