Sep
01
2010
8

“Problem worthy of attack

proves its worth by fighting back!”

Così ha sentenziato giulivo oggi il Relatore, dopo che il nostro approccio al Problemone (a cui avevamo lavorato per tutto agosto1) si è rivelato sbagliato.

Il Problemone resta irrisolto, a questo punto, da quasi un anno. Ma noi non demordiamo.

Back to square one, e adesso mi sa tanto che ci tocca una bella dimostrazione per assurdo.

  1. più il collega che io - io tra Brasile e influenza mi sono presa un po’ di pausa. []
Aug
25
2010
3

A questo posto ancora non ci credo/La vicina.

La vicina ha novantadue anni. E ha appena avuto un piccolo colpo. E vive da sola, perché di andare a vivere con la figlia non ne ha voglia.

Metà della via tiene d’occhio la vicina, le porta fuori la spazzatura, controlla che stia bene.

Da oggi la vicina ha anche il mio numero, speriamo non ne abbia bisogno, speriamo di essere utili.

Tutta quest’aria di paese - nel senso migliore! - in una città da sette milioni di abitanti - di nuovo, nel senso migliore.

A questo posto, eccetera eccetera.

Aug
17
2010
4

Tah-tarattà tarattà…

[Adesso non appena riesco ci metto una foto.]

I miei sono passati da Londra nel loro viaggio verso l’America, e nel passaggio mi hanno lasciato un paio di cose che si erano infrattate nella nostra vecchia casa.

Tra cui i miei libri giocattolo di quando ero bambina1.

Tra cui uno su cui c’è un cartellino scritto dalla mia calligrafia di cinque-seienne.

C’è scritto su: MARTA C.2

C’è il disegno di quel che credo sia un gatto.

E c’è scritto anche, a imperitura memoria dei miei gusti decisi: A-TEAM.

Perché giocavo con le Barbie, e amavo alla follia i vestiti da damina che mia nonna mi cuciva. Ma un lieve lato mascolino ce lo devo sempre aver avuto.

  1. come invogli un bambino alla lettura? Con libri giocattolo. Con me ha funzionato. []
  2. Mi piaceva molto avere un cognome, o almeno non solo un nome. Anche perché a Milano come noto non sei individuato dal tuo nome ma dal tuo cognome. Numi, ho avuto un moroso con cui ci si chiamava per cognome… []
Aug
13
2010
3

Uno su tre non ce la fa.

(Ma io ce l’ho fatta, tranquilli.)

E così un pomeriggio ti trovi a cincischiare su Wikipedia in cerca di traduzioni del passato della tua cartella clinica da portare al nuovo medico simpatico1, e scopri che non solo sei una tipa originale2 ma anche molto, molto fortunata.

Scusate, ora vado a riprendermi dalla strizza che arriva con tredici anni di ritardo.

[Un saluto speciale, se passa di qui, a chiunque lavorasse all'epoca al reparto di Chirurgia d'Urgenza del San Raffaele di Milano, che mi tenne con sé per tutto il mese e qualcosa3 necessario alla diagnosi. E un grazie all'ennesima potenza a quel radiologo di cui non ho mai saputo il nome e che per primo (mi raccontano) avanzò l'ipotesi della malefica sindrome.]

  1. Wikipedia è una miniera per le traduzioni - cerchi la pagina in italiano, vedi come si chiama la pagina in inglese []
  2. Only 0.013 - 0.3% of upper-gastrointestinal-tract barium studies support a diagnosis, making it one of the rarest gastrointestinal disorders known to medical science. With only about 500 reported cases in the history of English-language medical literature, recognition of SMA syndrome as a distinct clinical entity is controversial In effetti mi ricordo il cugino chirurgo che era tutto esaltato dal sapere che io avevo quella cosa lì, e raccontava che i suoi colleghi lo invidiavano tanto perché loro una cugina con una malattia rara non l’avevano - medici, son fatti così. []
  3. considerate che in chirurgia d'urgenza di solito ci si sta qualche giorno. Ero diventata la mascotte del reparto. []
Aug
05
2010
4

Murphy’s Law (applicazione alle conferenze).

Se pianifichi di prendere l’aereo del ritorno un giorno dopo per vedere un po’ della città, la sera prima ti prenderai l’influenza - o perlomeno un raffreddoraccio con tosse e tutti i crismi.

Aug
02
2010
4

BWGT

(Ossia: Brazilian Workshop della Game Theory Society; ossia “saluti dal Brasile”)

No, non mi sono fatta la foto con John Nash. Né con Robert Aumann.

Tutti e due paiono esseri umani fondamentalmente felici - la cosa mi piace.

Lo stesso vale per Roger Myerson.

Sì, sto facendo il namedropping della gente della conferenza. Ecchediamine, quando mai ti capita di essere in una stanza con quattro premi Nobel (c’è anche Eric Maskin, ma non l’ho notato in giro).

In compenso ho attaccato bottoni con mezzo mondo. Speriamo ne escano anche delle idee; intanto è stato divertente (dite quel che volete di questo ambiente, ma raramente ci sono persone poco interessanti).

Il poster è andato bene, ho anche avuto i complimenti per l’articolo da una persona che l’aveva letto - adesso voglio essere io a leggere il suo articolo, che pare la cosa più cool dell’universo. Per capirlo ci metterò un mese almeno.

Mi sveglio alle sei tutte le mattine, i corsi iniziano alle 8 e mezza, la conferenza finisce alle sei e mezza di sera - poi ci sono le attività sociali. Domani, per dire, cena di gala.

Le compagne di stanza indiane sono simpatiche.

Cerco di dormire, va’ là.

[Un'ultima cosa. Il corso di base di Shmuel Zamir è stato favoloso. L'equilibrio di Nash come valore della stabilità contrapposto al maxmin come valore della sicurezza - l'idea che il primo si ha considerando gli altri, il secondo solo sé stessi... beh, diamine, una sintesi filosofica.]

Jul
20
2010
5

(Mentre cincischio, scrivo.)

C’erano lì tre banane mezze andate, sto facendo un pane alla banana (ricetta ispirata1 da quello di Rose Levy Berenbaum2).

Se non che oggi sono stordita, ho letto male la ricetta, e invece di cinque ore di lievitazione ne ho calcolate due e mezza.

Per fortuna la farina Manitoba3, opportunamente manipolata, ha risvegliato tutto il suo glutine - e la seconda lievitazione invece che due ore ha preso un’ora.

L’unico problema è che la lievitazione è così vispa che spero che il pane non venga a bussarmi alla porta della camera per dirmi di non mangiarlo…

(No, davvero: un raddoppio o più in meno di un’ora. Capisco lo zucchero delle banane, capisco il glutine: ma è da paura.)

Ah, già, la ricetta del pane!

  1. Mescolate in un ciotolONE, fino a formare una pastella:
    • 120g di farina bianca da pane
    • 1 cucchiaino e 1/2 di zucchero di canna
    • 3/8 di cucchiaino di lievito di birra secco istantaneo
    • 150g di acqua
  2. In un’altra ciotola mescolare
    • 200g di farina bianca da pane
    • 100g di farina integrale da pane
    • 1 cucchiaino e 1/8 di lievito di birra secco istantaneo
    • 30g di burro (facoltativo)
    • tre bananine o due banane, mature - 180g in tutto
    • 1 cucchiaino e 1/2 di sale
  3. Versare il contenuto della seconda ciotola sopra la prima, sigillare con pellicola. Lasciar lievitare tra un’ora e quattro ore - la pastella deve uscire attraverso la farina.
  4. Impastare battendo - eventualmente aggiungendo altra farina. Lasciar riposare 20 minuti coperto a campana; poi impastare altri 5 minuti.
  5. Far lievitare fino al raddoppio (1h e 1/2) in una ciotola la palla oliata.
  6. Reimpastare, far raddoppiare di nuovo (1h e 1/2)4.
  7. Impastare e mettere in forma in uno stampo da pane a cassetta lievemente unto (o di silicone). Scaldare il forno al massimo. Lasciar lievitare finché lo stampo non si riempie e qualcosa di più (1h e 1/2).
  8. Cuocere per 5′ al massimo, poi 15′ a 190 gradi, poi altri 10′ (o finché il pane è pronto) a 170 gradi.
  9. Sfornate, se volete spennellate di burro fuso.
  10. Mangiate dopo un’ora circa - se riuscite ad aspettare.
  1. leggi: letta in fretta, ho sbagliato ergo cambiato un paio di passaggi; e non avevo il miele quindi mi sono adattata con lo zucchero di canna - e non ho messo i 20g di latte in polvere, preferisco il pane senza latte o molto al latte. []
  2. scopro ora il suo blog. Interessante… []
  3. marca Waitrose, se qualcuno se lo chiedesse. []
  4. a dirla tutta qui sono scesa a vedere come andava ed è quasi raddoppiato in meno di mezz’ora. Ho paura. Secondo me mi mangia. []
Jul
18
2010
11

Vacanze.

Ho appena scoperto che andare a Berlino in treno costa quanto andare a New York in aereo.

Mi sento vecchia.

(Non abbiamo ancora deciso. Per inciso, se qualcuno ha suggerimenti - dall’hotel in giù - i commenti sono lì per questo.)

Jul
04
2010
4

Paralisi.

Sto prendendo malissimo questa faccenda dell’andare in Brasile - devo anche preparare un poster e non ho ancora iniziato1. Attacchi di panico tre volte al giorno, manco il sudoku riesce a calmarmi2. Vorrei almeno riuscire a scrivere un post che ho in canna da un mese e mezzo - tema: “perché il politicamente corretto è più utile di quel che pensi” - ma nulla: mi incarto.

Scrivo queste righe giusto per cercare di rompere il muro di bambagia nella mia testa.

Temo che ci vorrà ben altro. Temo che dovrò presto cambiare vita tout court. (O almeno: larghe parti della mia vita.)

Alla faccia del panico, e della conseguente paralisi.
[Intanto, almeno, in ordine sparso: il Pride è stato una delizia anche quest'anno, con un amico appassionato di cose militari che davanti alla rappresentanza delle Forze Armate voleva chiedere la cittadinanza inglese (l'amico è italiano e non lo cambierebbe con nulla al mondo). La Danimarca è stata foriera se non di  nuove idee lavorative almeno di un paio di idee sulla vita (se passi di qui: ehilà, Thomas!). I burrito di Poncho no.8 sono una favola. Le Nozze di Figaro è ogni volta un capolavoro - e vedere la faccia del marito che per la prima volta ne ascolta i doppi sensi3 fa sì che una parte di me li riscopra come nuovi.]

  1. no, non è che non ho fatto nulla: ho iniziato, ho buttato via tutto - tre volte! []
  2. per me il sudoku è meglio della valeriana. “Ma se giochi a sudoku non fai nulla”, ok: ma non è che con un attacco di panico tu riesca a fare granché. []
  3. "Porgimi la manina"/"Io ve la dò"; i "pini del boschetto": il signor Da Ponte sapeva quando non andare per il sottile []
Jun
19
2010
5

Crescente alla pancetta

(un’altra ricetta delle Sorelle Simili riadattata per gli ingredienti londinesi).

Si doveva festeggiare il mio talk di ieri andato bene.

Il talk è sempre il solito sulle nostre amiche stringhe di Gale (la mia ossessione del momento, nell’ultimo anno), ma era stato riscritto per l’occasione - peccato che avessi fatto una cavolata nel compilare il pdfLaTeX e mi si fossero invertite due slide. Però ho recuperato brillantemente, a parte il mio solito problema di parlare a voce troppo bassa, e poi la sera alla festa di dipartimento ho anche chiacchierato con un professore che mi incute sempre un certo panico dei miei dubbi sui matching nei grafi Euleriani (soggetto molto vicino alle amiche di cui sopra, fidatevi anche senza leggervi l’articolo); e insomma si doveva festeggiare.

E poi lunedì parto per la Danimarca a farmi un fondo quadro per cinque giorni a sentire professoroni di cui non capirò un’acca, quindi si doveva festeggiare, al quadrato.

Quindi: crescente alla pancetta (o al prosciutto crudo, se trovate un bel fondo di prosciutto bello grasso - qui a Londra lo vendono al Borough Market a prezzi non troppo da rapina, considerando che è prosciutto crudo buono).

Anyway. Vi servono:

  • 500g di farina bianca, bella forte;
  • un po’ di farina per il tavolo, bianca o integrale va bene lo stesso;
  • un cucchiaino colmo e un pizzico di lievito di birra secco (qui la grossa differenza con le Simili: loro usano il lievito fresco che qui non si trova);
  • un cucchiaino colmo di sale;
  • 50g di strutto (che in inglese si chiama lard);
  • 150g di pancetta (no, non bacon: ci vuole proprio la pancetta italiana; la trovate anche da Sainsbury’s) o di prosciutto crudo tagliato a cubetti;
  • 300ml di acqua circa;
  • un uovo (ve ne avanzerà, potete farci la frittata) per spennellare;
  • sale grosso (facoltativo).

Preparazione:

  • In una ciotolona mescolate bene la farina, il lievito e il sale;
  • aggiungete lo strutto - strizzate insieme strutto e farina finché non si amalgamano.
  • Aggiungete la pancetta, vedete di mescolare bene così non vi trovate tutta la pancetta solo in un posto.
  • Aggiungete l’acqua a poco a poco - a seconda della farina potrebbe volercene di più o di meno.
  • Formate una palla, lavoratela poco sul piano di lavoro infarinato;
  • poi copritela a campana con la ciotola e lasciatela riposare per un’ora circa.
  • Sì, un luogo tiepido e lontano dalle correnti d’aria è meglio - chiudete quella finestra.
  • Ora stendete con il mattarello la palla, spessore di un centimetro. Tagliate con una rotella in pezzi grandi più o meno come un dito (io prendevo a modello il mio indice).
  • Disponete su una o due teglie. Spennellate con l’uovo sbattuto. Eventualmente decorate con il sale grosso.
  • Lasciate lievitare una mezz’ora buona.
  • Infornate in forno caldissimo, 220°, per un tempo tra i 15 e i 20 minuti.

Se non li mangiate subito bollenti, lasciate raffreddare su una gratella.

(A dirla tutta questo giro di crescente era stato fatto per una festa in chiesa. Solo che poi non è stato usato per la festa in chiesa - lunga storia1. Sarà per la prossima volta.)

Ah, il piano di lavoro. Visto che non ho la meravigliosa spianatoia di mia nonna, io uso una mensola di legno comprata all’Ikea, lavata bene, e tenuta da gran conto. Funziona.

  1. beh, non tanto lunga: sono arrivata e ho visto che sarei stata l’unica ad aver portato qualcosa. E gli ospiti avevano preparato un banchetto di nozze, assolutamente adatto alla settantina di persone presenti. Quindi per evitare la situazione imbarazzante (almeno, io la percepivo come tale, ma poi io sono un’imbranata sociale di prima categoria) mi sono riportata a casa i miei venti pezzi di crescente - che il marito ha spazzolato guardandosi la puntata serale di Doctor Who. []
Jun
03
2010
4

(Diciamolo piano.)

Pare che anche qui a Londra sia estate. Penso mi capirete se preferisco il passeggiare nel parco (uno dei molti; o anche solo giù per i giardini del Temple fino a St. Paul’s e poi alla Torre; o la cara vecchia South Bank) allo scrivere.

[Il titolo si riferisce a una pura e semplice pratica di scaramanzia, che dato il tempo inglese (mirabilmente riassunto dall'ex-capo del marito in "there are no seasons, there is only weather") non mi pare di troppo.]

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