Jan
14
2010
4

Pausa.

Devo capire e fare un po’ di cose. Soprattutto capire.

Quindi: sparisco per un po’.

Nulla di preoccupante - solo, devo allontanarmi un po’ da questa pagina. Ci si rivede a febbraio (circa).

I commenti continuano ad essere moderati nello stesso modo (si chiudono i thread dopo tot giorni, per evitare troppo spam).

Se avete qualcosa da dirmi in privato o a commenti chiusi la mail è sempre restodelmondo[at]gmail[punto]com. Non aspettatevi risposte rapide, salvo emergenze.

Non date da mangiare ai troll (si riconoscono anche se si firmano come la gente perbene - peraltro, non era un reato farlo?). Per inciso e a proposito, se qualcuno vi scrivesse insulti a mio nome fatemelo sapere.

PS: Non ho commentato le vicende di Rosarno e dintorni. Ero senza parole, e avevo anche altro per la testa (per dire: non sono intervenuta in questo bel thread di un gran bel blog, e avrei voluto molto). Ma vi lascio con i due post migliori che ho letto sulla vicenda: Palmiro e Tito Boeri via NoiseFromAmerika.

Sep
30
2009
2

Ottocento.

Siamo a 800 commenti su questo blog.

Festeggeremo con il kimchi fatto in casa oggi, o con un buon ristorante di quelli suggeriti qui sotto.

Grazie a tutti i lettori e commentatori (anche quelli in privato, mi commuovete, dico davvero).

Written by restodelmondo in: Calderone di post | Tags: ,
Aug
19
2009
18

Il genere dei baci.

Un po’ di link - se ne sono accumulati ben due su un tema, mi ritorna in mente una cosa letta andando a vedere il blog di un commentatore, urge un post. Svaccato, eh.

Simon Callow, detto anche “il funerale di Quattro matrimoni e un funerale1 racconta di una piiiiiccola mancanza nel curriculum delle scuole di recitazione: come interpretare una scena di sesso. Il che pone alcuni problemi di know-how se le dette scene sono con con il sesso che non ti interessa; ma ne pone anche se il partner sulla scena è tale nella tua vita. Divertente e istruttivo, con aneddoti da grande attore.

E a proposito di passare per un altro gender sulla scena: AfterElton classifica gli attori gay e bisessuali che hanno interpretato e interpretano eterosessuali di ferro. Ne mancano alcuni (Raymond Burr, santinumi, Perry Mason!), in alcuni casi la classificazione dell’attore è basata un bel po’ sul pettegolezzo: ma lasciamo correre, ché al primo posto c’è Neil Patrick Harris e il voto è dato in Steve McQueen - e, insomma, il tutto è piuttosto divertente, non solo per la viperata

we could have done the whole list with Brits who have “Sir” attached to their names, but we wanted to mix it up.

E in effetti tutti questi elogi all’attore etero di turno che “ha il coraggio di mettersi nei panni di un gay o persino di baciare un uomo” sono venuti un po’ a noia.23

Ché poi ti trovi un Robert Pattinson4 che si premura di dichiarare quanto gli faccia schifo baciare i suoi coprotagonisti. Ma gli dobbiamo essere grati, ché la sua dichiarazione da il la a una contro-dichiarazione di nientemeno che Sir Ian McKellen:

Rilasciare queste dichiarazioni mi sembra poco da gentiluomini e poco professionale. In decenni di carriera ho dovuto recitare scene ben impegnative, sarebbe solo ridicolo se dicessi che che il momento più difficile è stato quando ho baciato Judy Dench.

da cui un commentatore del post linkato qui sopra parte per qualcosa che mi ha fatto ridere per giorni:

Ian McKellen ha ragione: sono altre le scene difficili.
Avete presente la scena del “tu non puoi passare”? Beh, il Balrog era vero.

E su questa, buonanotte a tutti. Con un bacio.

Quanta beltà, eh? (Se cercate su youtube cè tutto il video: Tennant bacia prima Barrowman - che finge di svenire - poi Russell T Davies. Praticamente una fanfic slash del Dottore, ma dal vivo.)

Se cercate su youtube c'è tutto il video: Tennant bacia prima Barrowman - che finge di svenire - poi Russell T Davies. Praticamente una fanfic slash di Doctor Who, ma dal vivo.

  1. ma fa anche altro: abbiamo anche avuto il piacere di vederlo nelle vesti di Pozzo in Waiting for Godot qualche mese fa. Esageratamente bravo, e stava dividendo la scena con Patrick Stewart e Ian McKellen. []
  2. Detto questo, io ho passato Milk a piangere: ho iniziato dal ritaglio di giornale su Stonewall, e poi è tutta in discesa. []
  3. Più o meno a proposito: il questionario per eterosessuali, via fbomb. Sentitevi liberi di rispondere nei commenti. []
  4. che a me era pure piaciuto come Cedric Diggory, prima che me lo conciassero da simil-Angel-ma-niente-sesso-prima-del-matrimonio. Ahimé. []
Aug
13
2009
8

Life on Mars.

Dopo tre mesi di osservazione, penso di poter dire che la seccatura bipolare manca completamente di regolarità nei suoi episodi. Il che, unito alla rapidità dei cicli, rende ogni progetto un terno al lotto.

Un esempio: oggi ho trottato tutto il pomeriggio dalle due alle otto. Se non bella felice, almeno bella efficiente.

Ma tra la scorsa settimana e questa ho passato alcuni giorni non riuscendo ad alzarmi dal letto. Troppo rimbambita anche per fare una spesa online1. Facendo fatica persino a leggere TvTropes. Facendo fatica anche a restare sveglia, a dirla tutta.

Dovrò rassegnarmi al fatto che “avere una disability” mi rende meno capace di fare delle cose come la maggior parte degli altri, vero?

A proposito: TvTropes è una droga. No, non mi sono ancora iscritta. Sì, ho pensato di farlo per aggiungere un paio di cose. Che andavano da Tancredi e Clorinda a Doctor Who2 passando per Gilda.

Varie ed eventuali:

L’ha già linkato mezzo mondo: filate a leggere quel che spiega Tupaia (detta anche Mrs Inminoranza) sull’influenza maiala.

E Violetta ha iniziato una serie che pare promettente.

Non avete ancora letto Sono io che me ne vado? Leggetelo!

Non avete ancora letto "Sono io che me ne vado"? Leggetelo!

Per avere un Holter non urgente ho dovuto aspettare poco più di tre settimane. E me lo tolgono di sabato3. Ah, questa orribile sanità inglese.

Ovviamente saranno le 24 ore nell’anno in cui non avrò un battito fuori posto.

Mi hanno fatto i complimenti per come leggo in inglese. “Leggo” ad alta voce, si intende. Non nego che mi abbia ringalluzzito alquanto.

Leggere (per i fatti miei, invece) in parallelo Nineteen Eighty-four e V for Vendetta è interessante. Peccato non faccia bene ai miei ritmi circadiani - e non sono ancora entrata al Miniluv.

La dittatura perfetta come dittatura del “tu sei”. Si parva licet, mi viene in mente da pensare ai casi miei. Quel (peraltro delizioso) signore che “ma sei italiana, non puoi essere protestante!”4 O la presunzione che la qui presente non possa che essere eterosessuale56.

A proposito: ho rivisto Strangers on a train, per la prima volta da quando ero una ragazzina. Rimango basita da come pressoché tutti i film che sapevo pressoché a memoria nella mia adolescenza si possano trovare a proprio agio in un programma di queer cinema. Soprattutto perché a quindici anni (ma pure a diciassette) non me ne accorgevo nemmeno lontanamente.

Last but not least: mio marito è un uomo meraviglioso. Lo dico troppo poco spesso.

(No, amore, non lo dico per convincerti a prendere in casa un micetto, anche se sai che sarebbe tanto carino.)

  1. quando ti capita di essere bloccata a letto più di quanto vorresti ti trovi una serie di faccende utili che puoi sbrigare dal letto: la spesa online è una di queste. []
  2. il Crowning Moment of Awesome di Martha Jones è dare un due di picche al Dottore, non solo salvare il pianeta. []
  3. mattina, alle 9, a Bromley. Non si può avere tutto dalla vita. []
  4. tecnicamente, è vero che sono ancora registrata come appartenente alla Chiesa Cattolica, nonostante una scomunica latae sententiae partita in automatico il 30 maggio 2004. Se questa storia non rientra subito penso che il mio ecumenismo avrà la peggio. Ma guarda te se la mia religiosità di minoranza deve essere più rispettata in una mezza teocrazia che non in uno Stato laico… []
  5. no, anche prima che mi sposassi. E comunque, anche da sposata: bi-ses-sua-li-tà. Cinque sillabe son troppe da capire? Dobbiamo affrontare la storia che “non esistono e quelli che esistono son tutti dei farfalloni amorosi che vanno di letto in letto conquistando tutto quel che respira”? Ché se questa storia del “di letto in letto” è vera qualcuno mi deve un rimborso per la mia adolescenza, grazie. []
  6. basta incontrarmi tre volte per capire che sono piuttosto femminile, ma ho un certo penchant per i panciotti - con o senza orologio ma con è meglio - per le camicie da uomo, e mi trucco poco. Corollario: ci son giorni che mando fuori scala qualunque gaydar. Suvvìa. []
Jun
27
2009
2

Dis/ability.

[Un post che è partito in un modo, ma poi mi sono trovata a dire cose che prima o poi avrei detto e quindi tanto vale stiano qui.]

Sto diventando bravissima a usare Excel (cioé: Gnumeric, per la precisione) a forza di tenere il mio mood diary, ossia un simpatico foglio di calcolo in cui segno ogni giorno il mio umore, in una scala da -5 a +5. La scala, tradotta, va da “tentativo di suicidio” a “parlo con San Michele Arcangelo”; non sono mai arrivata agli estremi, soprattutto in alto; da qualche tempo le mie fluttuazioni vanno da qualche raro -4 (”bloccata a letto senza riuscire a muovermi, piangendo e pensando di morire”) a qualche ancor più raro1 +2 (”un po’ inquetantemente iperattiva”).

Per gli odiosi episodi misti - in cui sei depresso e ipomaniaco insieme - c’è una casella a parte. Così come ci sono le caselle “fatto tardi ieri sera?” “ore di sonno” “pisolino nel pomeriggio?” (dormire troppo è Pessimo Segno). Non escludo di aggiungerne altre (ma non bevo abbastanza té, caffé o alcolici da giustificarne una casella fissa: se esagero con il frappuccino lo segno sotto “varie ed eventuali”).

Se penso che due anni fa il mio umore era normalmente o -4 o +3 (”ehi! gli alberi sono verdi! ma proprio verdi!”), con rivoluzione bisettimanale più mini-fluttuazioni, tipo “mattino a letto a piangere, tardo pomeriggio faccio i compiti e risistemo tutta la cucina ascoltando Wagner e vedendo un film, sera di nuovo a piangere disperata2 ma camminando per casa come un’ossessa”34, c’è proprio da essere felici.

Se penso a tutti quei giorni con il tagliando negativo (nell’ultimo mese e mezzo la maggioranza), ce n’è di strada da fare.

On a side note: la medicina che mi sta tenendo (relativamente?) stabile ha un nome buffo. Secondo il marito sembra un epilatore. Secondo me un gigante biblico. Credo converrete che la convergenza di queste due assonanze è quantomai surreale.

Per chiudere, un appunto: non confondete infelicità e depressione. Essere depressi non vuol dire essere infelici - così come non vale il contrario. Io sono una persona fondamentalmente felice, o almeno lo sono più o meno da quando ho diciannove anni5; mi godo la vita, so di tutte le mie fortune - troppe e spesso troppo profonde per nominarle qui e ora. Soffro di una malattia che mi dà momenti di depressione, così come altri soffrono di asma6. Quando sono depressa non sono nemmeno infelice, sono oltre l’infelicità; è come paragonare avere male a un piede a non averlo tout-court. Anche la stanchezza della depressione7 non è la stanchezza di una cattiva notte di sonno o di un giorno di lavoro duro: è un altro tipo di spossatezza, che posso solo paragonare agli effetti collaterali di un cancro8 o di una chemioterapia nei primi mesi (qualcosa di patologico, appunto). Per contro, l’ipomania non è felicità: è una sensazione lisergica. Non ho mai provato cocaina, ma dai racconti deve essere qualcosa del genere - infatti ci sono abbondanti casi di bipolari cocainomani per ricreare l’effetto dell’ipomania. (Insomma, ho la cocaina made in RestoDelCervello. Sarà per questo che sono antiproibizionista?9) Quando non sono depressa o ipomaniaca sono ragionevolmente felice, normalmente con le scatole girate (più raramente, visto che sono una Pollyanna: quando capita so essere anche una discreta furia), banalmente presa da altro che non sia come sto. E visto che non è qualcosa di scontato, me lo godo profondamente.

Prossima puntata: voi bipolari che siete così brillanti, feat. queste esperienze ti fanno crescere (due palle che poi ti cascano, se mi perdonate la battuta in Dolce Stil Novo).

E poi, il corollario e Grande Domanda:  ma sono io o è la malattia? Anche se non credo di poter superare questo splendido post di Seaneen Molloy (splendido anche per gli standard di S.M.).

[Ho un po' di sassolini da levarmi dalle scarpe su 'sta faccenda. Nulla come scriverne, mi sa.]

  1. una parte di me direbbe “ahimé troppo raro”, ma ovviamente sono un’adulta e una paziente responsabile e so che è solo un’illusione di produttività e - ecchediamine, ho una malattia che a volte ti fa stare troppo bene e devo lamentarmene e cercare di stare alla larga da quegli episodî? Ma vi rendete conto? []
  2. no, non perché il film fa notoriamente schifo. []
  3. sono un simpatico caso di rapid cycling, e non si tratta di biciclette. []
  4. e ho anche fatto tutti gli esami del master in quello stato, perché sono veramente giù di zucca, altro che bipolare. []
  5. tu guarda, da quando ho iniziato a uscire dall’armadio. Le coincidenze. []
  6. mio padre, ad esempio. Mai portarlo a vedere un film comico senza l’affare, o ci rischia le penne. Ditemi se non è una seccatura. []
  7. se sei depresso sei anche stanco. E a volte ti si bloccano le gambe, come se non ci fosse energia per mandarle avanti. Io ci sono finita per terra un bel po’ di volte. []
  8. uno dei sintomi di alcuni tumori è essere spossati. Sappiatelo, queste cose salvano le penne. []
  9. no, non è per questo. []
Jun
08
2009
11

The product of a system, or a patron.

The real issue here is that Italy is not a meritocracy. It is a highly evolved feudal society in which everyone is seen as — and inevitably is — the product of a system, or a patron.

La più precisa sintesi dei rapporti interpersonali in Italia che abbia mai letto, sul New York Times (l’ho trovato prima su emmanuelnegro che riporta lo Scorfano). Tutto l’articolo vale una lettura, per inciso.

Written by restodelmondo in: Calderone di post | Tags: ,
May
21
2009
4

L’opera non è un passatempo per signorine.

Sono tornata su, sto studiando e scrivendo, e sono ricascata nel tunnel di Wagner.

Eh, sì, Richard Wagner.

Oh, ciascuno ha i suoi guilty pleasure.

C’è chi sa a memoria Dawson’s Creek, per dire. Chi riconosce le canzoni degli Abba e di Raffaella Carrà dalle prime quattro battute. (Sto guardando te, sì.) Chi segue con ansia la vita sentimentale di Lindsay Lohan1.

Comunque. Io son qui che mi mangio le mani per non aver messo le zampe su un biglietto per il Ring di quest’estate alla Royal Opera House: quattro opere in quattro giorni, ero pronta a vedermele in piedi (e nel caso del Götterdämmerung sono più di quattro ore intervalli esclusi) - a dirla tutta una parte di me è tentata di dar fondo al conto in banca per uno dei posti di platea (se sono rimasti, no, non devo controllare se sono rimasti), non lo farò ma sono ben conscia della tentazione.

Intanto, considerato che devo ancora mettere sul nuovo computer il Wagner che ho, mi rifaccio con YouTube. Ovviamente va malissimo, visto che Wagner va ascoltato tutto di fila - è un flusso continuo (non aria - recitativo - cabaletta - recitativo - duetto - eccetera) che segue una storia, e una storia in cui succedono anche un bel po’ di cose. Quindi su YouTube finisci con frasi tagliate a metà, musicali e non - brutta roba.

E poi, su YouTube ci sono anche i nefasti commenti. Non dovrei leggerli, lo so. Ma ogni tanto capita. E, oltre ai soliti melomani piagnoni2, ti trovi delle perle.

Ad esempio. Finale del primo atto della Valchiria. Lo sfigatissimo Siegmund, dopo una vita da outsider, ritrova sua sorella Sieglinde nella donna di cui si è innamorato a prima vista; lei ritrova lui e ricambia; grazie a Sieglinde il nostro Siegmund riesce a trovare la spada Notung promessagli da loro padre e a (nudge, nudge, wink, wink) estrarre Notung dall’albero dove è fissata. Siegmund e Sieglinde cadono l’uno nelle braccia dell’altro, poi per terra, e iniziano a far sesso sfrenato mentre cala il sipario. Ah: questo l’ha scritto Wagner - non proprio “sesso sfrenato”, ma ha dato indicazioni precise sul fatto che i due debbano rotolare per il palcoscenico. E la musica è piuttosto chiara, per così dire, con tutti quegli acuti. Al che qualcuno commenta:

I believe Notung represents Siegmund’s weiner.

Maddài?

Comunque, è interessante questo pregiudizio per cui l’opera è tutta perbenino. Poi il mio studente va a vedere il Don Giovanni è se ne esce con un “but it was lewd!” - assolutamente stupito. E non sapendo l’italiano probabilmente si è perso una bella fetta di doppi sensi3. Ho il sospetto che se si sapesse la verità un po’ di più in giro ci sarebbero più persone interessate al genere.

(La faccenda “era nazista/non era nazista” un’altra volta. Sì, Meyerbeer gli stava sulle palle4, e non si è fatto troppi problemi a usare il fatto che fosse ebreo per insultarlo. Resta che Orff era proprio nazista, e nessumo si fa troppi problemi per i Carmina Burana.)

  1. grazie V. per tenerci aggiornati, e spero si trovi una brava ragzza non troppo magra e faccia un altro Mean Girls, e qui divaghiamo []
  2. “La Scala non ha più soprani…” - citazione, vediamo se riconoscete la citazione. Aiuto: c’entrano una Carlotta e la sua amica. []
  3. E ancora che non era l’ultimo atto delle Nozze di Figaro (che resta la cosa più saggia in materia di amore coniugale e gelosia che abbia mai visto, ma anche qui, non divaghiamo). []
  4. come un mucchio di gente, il signor Richard W. doveva essere un bel caratterino []
May
18
2009
17

Slap a Jap!

Superdickery e’ un sito su cui puoi passare delle piacevoli ore a ridere come un’idiota. L’idea e’ quella di raccogliere copertine e vignette di fumetti “storici” che viste con il senno di poi (o forse anche con il senno di allora…) sono esilaranti, imbarazzanti o tutt’e due. Involontariamente esilaranti o imbarazzanti, si intende.

C’e’ la sezione “Suffering Sappho!” dedicata a Wonder Woman e la sua passione per il BDSM - l’ho usata qualche giorno fa.

C’e’ la sezione “Seduction of the Innocent” (riferimento a Fredric Wertham, ovviamente), dove Batman la fa da padrone

Un classico. E gli autori erano consci del sottotesto, oppure completamente idioti.

Un classico. E gli autori erano consci del sottotesto, oppure completamente idioti.

ma ci sono anche perle come il giant-size man-thing.

La goliardia e stata superata a destra a 160 km/h.

La goliardia e' stata superata a destra a 160 km/h.

Superman brilla negli “Examples of Superdickery”, ossia di idiota antipatia.

E poi c’e’ la propaganda. E prima del politicamente corretto, dopo Pearl Harbour e dalle parti dei campi di “relocation” non si andava giu’ sul leggero. Erano nemici, e musi gialli.

Sul sito ce ne sono di altrettanto notevoli; questa e probabilmente la piu famosa. Notare le fattezze quasi non-umane del jap.

Sul sito ce ne sono di altrettanto notevoli; questa e' probabilmente la piu' famosa. Notare le fattezze quasi non-umane del "jap".

Sapete una cosa? Erano altri tempi, sono pronta a mettere in prospettiva storica, i giapponesi erano effettivamente un impero militarista (e razzista a sua volta) alleato di Hitler. Non dico fosse una cosa anche solo vagamente decente, ma sicuramente non era la cosa peggiore che stesse capitando (i campi di cui sopra, per dire, erano peggio).

Ma oggi. Con il senno di oggi.

MUSI GIALLI?!?!??!!!

Ma siamo, come dire, SCEMI? Non dico impazziti, che’ dei malati psichiatrici ho troppo rispetto. Proprio: scemi?

Lasciamo stare l’indecenza di essere razzisti, a quella questi qui non ci arrivano. Vediamo se posso spiegarla in termini brutali, di utile…

Vogliamo sempre fare i soliti italiani che si sentono furbi e superiori a tutto, tanto loro c’hanno lo stile, e chisseneimporta di quei quattro sfigati che hanno a che fare - per amore, per lavoro o per entrambi - con i Paesi in cui gli insulti a sfondo razziale sono una cafonata? E non dico che siano Paesi senza razzismo, eh: ma ci sono forme e cortesie che si rispettano, diamine. “Musi gialli” non lo scrive nemmeno il Daily Heil, cazzo (pardon). Oppure decidi che la tua cifra stilistica e’ il bar dello sport “da Piero”: ma allora li’ resti, tu e i tuoi amici tutti del paesello da generazioni. E non fai vergognare del loro passaporto tutti quelli che con i musi gialli hanno rapporti, o potrebbero aver rapporti, o semplicemente non avrebbero problemi ad aver rapporti.

Inutile, mi viene fuori una tirata: ma sono troppo infuriata.

(Via: molta gente. Tanta che volevo farci un post da un po’, ma solo stasera ho trovato da dove iniziare. Ah, complimenti a Yossarian per il titolo del suo post sulla questione.)

[OK, vediamo di riprovare con calma. Ho passato tutto l'anno ad avere a che fare con asiatici - nessun giapponese, ma un'abbondanza di cinesi (di varia provenienza: quasi tutti specificano da dove), malesi (piu' di quanti immaginassi), una thailandese, non contando i britannici di famiglia asiatica. L'anno prossimo sara' lo stesso. Ora, un giornale italiano che dice musi gialli non solo mi fa schifo, mi danneggia pure: perche' se avessi un alunno che sa di questa faccenda dovrei fare il doppio dello sforzo per fargli capire che se gli do' un'insufficienza non e' perche' io sono bianca e lui no (con possibili seguiti di appelli in sede accademica - evviva). O perche' se dovessi vendere le mie capacita' a un datore di lavoro sarebbe piu' difficile non fargli pensare che io abbia problemi a relazionarmi con un ambiente multietnico. Chiaro, ora?]

May
18
2009
7

I cattolici.

Non sono quella massa compatta e adorante il balcone di San Pietro di cui vi parla il TG1.

Non lo sono nemmeno in Italia, per quel che ne so: discussioni da “credenti adulti” a parte, le migliori battute di argomento religioso le ho sentite fare a dei cattolici - area gesuita - non di certo ai miei amici atei.

Non lo sono sicuramente negli Stati Uniti. Qui la mia esperienza e’ di seconda mano: i racconti di mio padre che e’ decisamente cattolico e da quella parte dell’oceano passa un bel po’ del suo tempo.

Ditemi che non e bellissimo, quale che sia la vostra fede.

L'avevo ritrovato l'altro giorno, mi andava di metterlo, non leggete troppo nella mia scelta. E ditemi che non e' bellissimo, quale che sia la vostra fede.

Qui c’e’ un bell’articolo in proposito sul Washington Post, trovato via questo splendido post (anche i commenti che ho letto - ma non li ho letti tutti - sono interessanti) su Jezebel.

Se poi qualche cattolico (o non!) di passaggio vuole discuterne, mi fa felice.

May
12
2009
0

Non volevo lasciarlo andare.

Arrivato a casa alle undici e mezza di ieri mattina.

Iniziato all’una di pomeriggio meno qualcosa.

Finito alle quattro di notte.

Al lordo, fan quindici ore.

Al netto di: andare in ospedale (esame del sangue e radiografia, mezz’ora scarsa senza appuntamento); vedere un’opera (Lohengrin, quattro ore e mezza senza intervalli); mangiare una merendapranzocena (cinese-ma-noi-siamo-del-nordest-non-cantonesi, non male); fare due chiacchiere con il Teutonico Oggettivista; avere un attacco di panico (quattro ore di sonno la notte prima, mi si prospettavano le quattro ore e mezza di Riccardo W., triplo caffe’ delle cinque sopra l’Earl Grey delle tre e mezza: non una buona idea); rassegna stampa e blog serale: non so.

Anche perche’ negli intervalli del Lohengrin leggevo, e ancora un po’ e leggevo mentre mi facevano la radiografia, e tra un boccone e l’altro di noodles - indovinato! - divoravo anche pagine.

Mi e’ piaciuto, avrete intuito.

Non vi voglio rovinare la sorpresa di quel che c’e’ dentro; anche se c’e’ dentro tanto, ci sono personaggi - soprattutto ragazze e donne, e che ragazze e donne!; ci sono luoghi; succedono cose. E quel che c’e’ ha dietro un lavoro di ricerca, di conoscenza dei luoghi fisici e mentali, e anche dei dettagli. Pur non essendo autobiografico: eppure ci credi.

Sulla musica non mi pronuncio - sono sempre stata una capra per quanto riguarda la musica che piace a Violetta. Mi dicono che se ne sapete appena vale il libro.

Ma la quasi-battuta su “le Dodici Querce” e’ troppo bella per lasciarla passare inosservata.

E a condire il tutto, quell’amoralita’: incantevole. Non compiaciuta. Solo realistica. Quasi morale.

Insomma: leggete e fate leggere. Ve ne viene anche in tasca qualcosa.

May
12
2009
0

Stranieri in terra familiare/postilla.

Il professor Beccaria non e’ sicuramente un esponente della gauche-caviar. Piu’ del centro-destra-salame-piacentino, direi.

Il professor Beccaria ironizza sull’impossibilita’ di un’Italia monoetnica con grande arguzia.

Qualcosa mi dice che il post abbia a che vedere con il fatto che il professor Beccaria lavora a scuola. Immagino quindi che veda da vicino la composizione delle prossime generazioni di italiani.

(Magari le sue classi sono solidamente di italiani da generazioni, eh. Le classi di mia madre, per contro, hanno smesso di esserlo da quasi una decina d’anni: con interessanti racconti su come - ad esempio - un musulmano sia l’uomo perfetto per organizzare tutte le feste, dato che non si ubriachera’ mai - e se ha anche spirito imprenditoriale riesce pure a farsi pagare dalla RedBull.)

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