Feb
22
2010
0

Postilla al post sui ristoranti londinesi.

I sandwich di EAT sono decaduti, ahimé. Malemalemale. Le baguette di Pret no.

Il signore del baracchino delle ostriche di Borough Market mi riconosce (e mi fa lo sconto - vero - sulle native, avendomi preso come complice in un gioco delle tre carte: lui mi passa l’ostrica, io ingollo di gusto e mi volto verso chi osserva dicendo “sono deliziose”). Sì, lo so, ostriche, pesce crudo, eccetera. Dovessi stare attenta a tutti i rischi che corro, essendo immunodepressa, mi terrei in una bolla di plastica.

Ah, per inciso: evitate il baracchino dei dolci accanto a quegli  spacciatori di colesterolo e bontà di Kappacasein: igiene scarsa e qualità inferiore. Ma alla mia ultima visita se n’erano andati - bene.

Sempre al Borough Market, ma anche da Selfridge’s: Mediterranea. Il nome dice il genere, hanno un hummous (e un babagannoush) spettacolare - e non ho ancora provato le insalate e i dolci.

Se avete voglia di mangiar bene senza badare al prezzo, magari facendo una cena romantica con la vostra dolce metà. Il menu completo di Myung Ga è una delizia dei sensi (occhio che sono otto - non enormi, ma otto - portate), e l’itamae-san (chef di sushi) di Chisou è un artista che rende il mondo migliore.

Infine: Kulu Kulu. Sushi più che degno a prezzi ragionevoli.

Jan
03
2010
5

Cinema!

Lo Sherlock Holmes di Robert Downey Jr. e di Guy Ritchie è un bisessuale1 maniaco-depressivo2 con una tendenza alla razionalizzazione compulsiva3 che si muove in mezzo a una Londra vittoriana-steampunk4.

L’ho amato dal primo istante all’ultimo, in attesa del sequel5.

E, sia detto per inciso: Downey Jr è più fascinoso di Jude Law. La McAdams smuove qualche mezzo battito solo quando si traveste da maschio6, e direi che qui possiamo chiudere prima di finire sul monologo di Tarantino-Avery a proposito di Top Gun.

  1. non che sia un’interpretazione originale, percarità. Ma qui la battuta su “la nostra stanza” apre molti scenarî. []
  2. …but now and again a reaction would seize him, and for days on end he would lie upon the sofa in the sitting-room, hardly uttering a word or moving a muscle from morning to night. On these occasions I have noticed such a dreamy, vacant expression in his eyes, that I might have suspected him of being addicted to the use of some narcotic, had not the temperance and cleanliness of his whole life forbidden such a notion. Arthur Conan Doyle, A Study in Scarlet, ch.2 - vi basta come prova? []
  3. un geek, insomma. []
  4. in cui vale la geografia di Team America per cui dal Parlamento a Tower Bridge si arriva in cinque minuti senza un capello fuori posto. La sala ha rumoreggiato, noi glielo perdoniamo. []
  5. c’era bisogno di chiederlo? []
  6. voglio quel panciotto. []
Oct
31
2009
4

Ieri sera siamo anche passati alla fiaccolata contro l’omofobia in Trafalgar Square.

Su St.Martin-in-the-Fields batteva la bandiera arcobaleno.

E sono finita più commossa che arrabbiata.

Oct
07
2009
0

Sono un po’ presa, tra studio (ho bisogno di un controesempio, se non di un teorema!), casa (ma sarà Quella Giusta?), e resto del mondo. Cose da raccontare ce ne sarebbero - da “abbiamo visto Zachary Quinto (o il suo sosia) in Trafalgar square” (beh, questa l’ho appena raccontata, fatto!) a “ora ho paura della bambina con il clown“; e prima o poi faccio un altro post su quel che studio, promesso: ma potrebbe volerci un po’ prima che esca fuori qualcosa di decente.

Statemi bene, intanto.

Sep
27
2009
19

“Sono a Londra! Ho fame! Dove vado?”

Ecco qui un po’ di risposte.

Cucina inglese. E no, non è un ossimoro. E’ solo che, da brava cucina ricca, se non è buona vi terrà compagnia per i successivi giorni: quindi state attenti. Per il Fish&Chips consiglio Masters Super Fish, a Waterloo. Non è l’ambiente per una cenetta romantica, non andrei da quelle parti la sera tardi (in zona girano coltelli1; anche se l’autobus arriva a pochi metri e sull’autobus siete sicuri). Se avete fame, per contro: porzioni abbondanti di pesce che si scioglie in bocca racchiuso in una crosta croccante, patatine deliziose, sottaceti rudi (non cipolline, ma cipolle) fatti in casa magistralmente. Il marito conosce un posto a Whitechapel, cambierò il post quando l’avrò provato. Per le Pie (torte salate di pasta sfoglia): EAT e Pieminster ne hanno di creative, per quelle tradizionali, come per una degna cucina tradizionale (non incredibilmente geniale, ma ottimo confort food invernale - e dolci da sbattersi per terra) potete andare da Porters dalle parti di Covent Garden. Ma veniamo a un classico della cucina inglese:

Sandwich e pranzi veloci. EAT e Pret a Manger sono due catene. Fanno panini. Vi pare poco allettante, vero? Ecco, no. Tutti ingredienti selezionati, panini fatti in giornata. Ci sono anche zuppe e insalate (quelle di Pret un po’ troppo condite, se mettete tutto l’olio che vi forniscono - ma nessuno vi obbliga a farlo); EAT ha anche pies (vedi sopra). Le baguette sono migliori da Pret, le zuppe da EAT. Evitate ad ogni costo Camden Food Co. e la sua mefitica insalata di patate. Altri panini si trovano nei supermercati - quelli di Marks&Spencer (praticamente in tutte le stazioni), quelli di Sainsbury’s (un po’ meno) e quelli di Waitrose (il meraviglioso supermercato di lusso) sono più che degni. M&S ha anche delle deliziose confezioni “bastoncini di carote da un lato, hummus dall’altro” (o gamberetti e salsa rosa, eccetera). Il che (saltando Wasabi, ne parlerò tra i giapponesi) ci porta al capitolo

Frutta. Se volete risparmiare, prendetela al supermercato (hanno quella pronta da mangiare) o ai banchetti in giro per la città. Se no, Eat e Pret hanno banane, mele, arance, uva, ananas, mango e melone. Vi basta? Ecco.

Ma veniamo alla cucina straniera!

Cinese. Leong’s Legend (e Leong’s Legend continues). Taiwanese, mi dicono. E’ buono, ma proprio buono. Il dim sum (fino alle 5) è spettacolare; mi raccomando, ordinate i ravioli di gamberetti e i ravioli speciali che vengono in porzione da otto (questi ultimi hanno del brodo bollente all’interno, occhio). Per il resto: la pancetta è grassissima e goduriosa, lo sticky rice con il porco una delizia, il pancake (di fatto un frittatone) con le ostriche imperdibile. Non tutto piccante, anzi, di solito è delicato (ecco: il tofu con l’uovo conservato no, il che non mi impedisce di ordinarlo ogni volta). Se invece volete del piccante, Boazi Inn è quel che fa per voi. Con un décor tutto stelle rosse (di solito non mi importa dell’ambiente, solo del cibo: ma qui è talmente over-the-top…) e poster di Mao. Economicissimo, se prendete il menu sarete sazî con sette sterline o meno. La specialità sono i Baozi, delle specie di mollicone ripiene (non piccanti), e la cucina del Nordest della Cina - e lì si va giù di spezie. Le insalate sono ottime, soprattutto spinaci e “three layers”; gli spaghetti di patate sono piccantissimi ma favolosi. Per il resto, non ho ancora trovato qualcosa men che buono.

Giapponese. Se volete una serata di lusso con degli sushi da urlo, Chisou. Se non avete problemi con le bacchette, consiglio il chirashi2 fatto con il pesce migliore del giorno (potete chiedere all’itamae-san, ossia allo chef, di mettervi quel che volete: consiglio il butter fish e il granchio fresco). Se siete più tipi da maki3, non perdetevi quello con il soft shell crab. Se non siete tipi da sushi, tutto il resto è spettacolare comunque: tempura, soba e udon4 - ma i piatti del giorno in primo luogo, prendetene tre o più in due e dividete. Tutto questo vale per la sera - e la sera è caro, ma li vale. Se invece volete stare attenti al portafogli, fatevi un menu a pranzo e con meno di £20 (a volte meno di £15) avrete soddisfatto le vostre papille come raramente. Per qualcosa di più economico: udon e soba, oppure curry5, oppure il mitico katsudon6 di Tokyo Diner, e non dimenticate la melanzana aubergine age bitashi o l’agedashi tofu7. Un altro giapponese a buon prezzo è Taro - noi l’abbiamo sperimentato solo una volta, ma ci è piaciuto molto. La catena Wasabi fa sushi a prezzi popolari, non geniali ma non orribili. Evitate i piatti caldi, però. Wagamama è un’altra catena, specializzata in piattoni di spaghetti in brodo o passati in padella con verdure e ingredienti vari. Ci sono anche insalate non malvage, anzi - e i gyoza8 sono ottimi. Io consiglio gli yaki udon. I prezzi sono sempre medi - soprattutto considerato che le porzioni sono belle corpose.

Coreano. Corean Chilli non è male. Ma stasera abbiamo provato il barbecue e parte dei fritti di Myung Ga, ed è stato un’esperienza. Basti sapere che abbiamo mangiato piccante e barbecue a sazietà, e siamo usciti leggeri come piume. No, non è il posto più economico del mondo - soprattutto se andate à là carte (per contro i menu, soprattutto per pranzo, sono un ottimo value for money). Ma se vi piace il piccante e volete provare un coreano - ecco qui.

Sudest asiatico. Nusa Dua e i suoi menu sono una certezza. Anche qui, il piccante non è raro (ma non obbligatorio). Rasa Sayang è un malese più che piacevole. Thai Square è una catena - ottima, ma un po’ troppo cara e fighétta.

Indiano. Masala Zone è un’onesta catena, consiglio i thali - piattoni con un pasto completo di contorni - o gli antipasti più strani tra i vegetariani. Buono, non geniale. Evitate la branch di Soho (dietro Carnaby Street), andate a Covent Garden. Sì, non abbiamo ancora trovato un curry house veramente soddisfacente in più di tre anni di Londra.

Hummus Bros. fa - sorpresa - hummus, servito con un pita (o dei bastoncini di carote) e qualcosa per “rafforzare” - fave, funghi, polpette… Ha un’insalata di melanzane splendida, e sazia più di quanto possa sembrare. Consiglio: té alla menta fresca.

Americano. BBQ, per la precisione: la catena Bodean’s. Le costine sono buone da sbattersi per terra, gli hamburger la passione del marito, gli onion rings croccanti e il coleslaw delicato. Oh yeah.

[Tutti questi locali si trovano via Google. Poi, se mai, metto i link - ma intanto pubblico.]

  1. no, non è un’iperbole. E’ Elephant & Castle. []
  2. boccia di riso, sopra il pesce, dei funghi e una foglia di shiso. []
  3. rotolini con le alghe. []
  4. spaghettoni: udon di grano tenero, soba di grano saraceno, in brodo saporito oppure freddi - fidatevi, sono ottimi []
  5. sì, c’è il curry giapponese. Pieno di patate e verdure, a volte con una bella cotolettona. []
  6. ciotolona di riso con frittata di cipolle e cotoletta. Se fatto bene - e qui lo fanno bene - è una delizia dei sensi. []
  7. tofu impanato e fritto in brodo tiepido - qui è spettacolare []
  8. ravioli passati in padella e stufati. []
Written by restodelmondo in: Calderone di post | Tags: ,
Sep
25
2009
3

Vento e libertà di pensiero.

Due biglietti dell’ultimo minuto, e stasera c’eravamo.

Dei mostri di bravura, semplicemente.

Dei mostri di bravura, semplicemente.

Consiglio vivamente a tutti i londinesi e a chi di passaggio in città. E’ bello, incredibilmente bello, dalla regia all’ultimo delle comparse sono tutti imbarazzantemente avvincenti1, è una difesa meravigliosa della libertà e del pensiero, e lo è pure in modo intelligente.

[Per la cena prima del teatro, Masters Super Fish - poco più avanti su Waterloo Road. Fish & chips superlativo (e non dimenticate i sottaceti fatti in casa), nel locale più "cucina triste della zia degli anni '60" in cui metterete mai piede.]

  1. come si divertono, come si fanno punto di divertirsi a teatro le persone qui, senza fisime - ah, che meraviglia, da non crederci. []
Sep
14
2009
6

A questo posto ancora non ci credo/edizione satanica.

Oggi sono andata a fare il mio primo colloquio formale, che non era di lavoro ma di volontariato - ma va bene così, tutto fa curriculum e questo è anche (soprattutto) qualcosa che sentivo di dover fare da anni.

Comunque, entro nell’edificio.

Guardia della security. Giacca e cravatta, ovviamente. “Firma il modulo.”

Qualcosa sulla sua giacca.

Spilletta.

Con il pentagramma e i teschi.

Sorriso. “E’ la prima volta che vedo una spilla così con una suit.”

Sorrisone. “Ho anche l’anello.”

Il colloquio mi farà sapere la settimana prossima, non mi pare sia andato così male.

Jul
10
2009
3

Cose che ho imparato oggi.

L’inventore della mammografia sarà anche un benefattore dell’umanità, ma è un sadico comunque.

Per chi non lo sapesse: mammografia vuol dire stare con l’asse dato dalla tua schiena a dieci gradi dalla normale al pavimento, abbracciate a una macchina in cui una parte ti tende a venire nell’occhio mentre una tua tetta è schiacciata tra due ripiani della macchina stessa. Schiacciata tanto. Ripetere due volte ciascuno per tutti i seni disponibili.

Se poi contate che il seno che mi dà fastidio è anche quello dove ho la cicatrice del portacath, abbiamo fatto filotto.

Comunque: tutto a posto! Lo sapevo, eh. Ma fa sempre piacere sentirselo dire.

(E di nuovo complimenti all’efficienza del Guy’s. In meno di tre settimane hanno fatto tutto.)

Uscita dall’ospedale, Kappacasein. Cinque sterline di formaggio fondente e cipolla e pane francese di lusso - colazione, pranzo e merenda. La raclette è anche meglio. Mangiato oziando sulla South Bank guardando St. Paul’s. Amo vivere in questa città.

(Nel pomeriggio, invece, ortopedico a Bromley, al Princess Royal. Anche quello un bel tipo scrupoloso - non si è fidato del fatto che il male è quasi passato, ho una risonanza nel mio futuro; e con un’infermiera che mi ha svegliato molto gentilmente dal sonno che mi era preso in sala d’attesa - ero arrivata un’ora in anticipo, mi hanno visto dopo mezz’ora.)

Jul
08
2009
6

Giornatina.

[Link e abbellimenti li aggiungo domani.]

Sveglia alle sei e mezza dopo tre ore di sonno - nemmeno le descrizioni delle manovre di Kutuzov facevano l’effetto-Valium sperato, anche perché continuavo a saltare avanti alla fine del secondo libro, a piangere di commozione, a tornare alle manovre, poi di nuovo al mio Pierre… Insomma, resta: sveglia alle sei con tre ore di sonno.

Mi rendo decente, impacchetto tutto il dovuto, diamine la borsa pesa ma non voglio perdere il treno e me la scammellerò, non si sa mai.

Treno perso per due minuti.

Vabbé, passiamo il quarto d’ora con un caffé e un succo di frutta.

Telefonata a mamma di buongiorno, divertitevi a vedere il castello, “ah, hai visto una scena di? Ma dài che hai capito che parlava con la sorella del suo lavoro, non è poco, hanno l’accento gallese, in America capirai tutto”.

Treno. Un signore meraviglioso mi fa passare verso l’ultimo posto a sedere.

South Kensington. “Alle 9 e 40 sono a lezione, amore - te lo dico adesso buon anniversario.”

“Je suis désolé, madame, est-ce-que vous pouvez me donner mon dévoirs de la dernière leçon?” (Antefatto: ieri sono stata male in stazione e ho saltato, incavolandomi come una iena. Devo studiarmi da sola il congiuntivo. Vabbé, è andata.)

Pranzo. Tiriamoci su andando da Tokyo Diner.

Chiuso per guasto all’impianto elettrico. Intanto piove.

Sul megaschermo in Leicester Square passa il trailer di Harry Potter. Al contrario - la gente cammina indietro, gli incantesimi rientrano nelle bacchette, la gravità è sfidata. Non si riesce a staccare lo sguardo dallo schermo. Lisergico.

Itsu a Long Acre. Proviamo il nuovo piatto. Mi dimentico di nuovo che i prezzi segnati non sono quelli eat-in. Amen, crepi l’avarizia.

Il piatto nuovo fa schifo, e mi toglie la fame. Pessimo segno.

Si gela. Anche con la giacca e la sciarpa di lana.

Corsa da Gap in Piccadilly Circus a prendere qualcosa in saldo a maniche lunghe e da Boots a prendere le calze.

Immantinente torna il sole in compagnia di almeno 22 gradi Celsius su Piccadilly.

Finalmente, quello per cui ieri fino alle tre continuavo a rigirarmi: Guy’s Hospital.

In ritardo, perché la Jubilee si ferma cinque minuti. Almeno stavolta non mi sono persa tra i reparti.

“Non c’è da preoccuparsi1, ma qualcosa c’è2. Fissa l’appuntamento tra un anno come al solito, però intanto facciamo mammografia e eco - tanto volevo iniziare a fartele. Ti chiamo non appena so i risultati. Venerdì questo ti va bene per gli esami?” Va bene. Quattro di pomeriggio e sì, ci sono le infermiere che prendono appuntamenti. Devo fotografare le vignette che hanno in reparto - umorismo da medici, mi piace sempre.

Quattro e dieci, sono a London Bridge. Comunico la notizia a marito e mamma.

“Amore, l’anno prossimo l’anniversario magari possiamo…” “Sì, lo passiamo insieme, o almeno ci proviamo. Intanto quando torno andiamo da Chisou e pasteggiamo a sake.” (Va anche detto che questa seccatura è la scusa per raddoppiare i festeggiamenti.)

Si sono riaperte le cateratte. Io fino a Bank non cammino. Vado verso la Northern. Ritardi. Torno indietro; Jubilee e Piccadilly fino a Holborn.

Cinque minuti per guardare la posta nell’atrio dell’università. La lettera che attendo non arriva.

Arriva l’amica.

Tour di Sainsburys per capire cosa prendere se ha solo un microonde per cucinare.

Dieci minuti in camera sua per darle tempo di cambiarsi, poi Masala Zone. Le piace, meno male.

Entriamo a Covent Garden al pelo.

Antonio Pappano sale sul palco e spiega che Rosina ha una caviglia rotta, quindi tutti i movimenti di scena sono stati modificati in due giorni per permetterle di cantare da una sedia a rotelle. Il pubblico applaude, felice e pronto a divertirsi.

Segue il miglior Barbiere della mia vita (almeno per ora). Per dire: quello meno bravo era Ferruccio-in-persona-Furlanetto, che alla sua età e alla sua corporatura zompa senza problemi su e giù da una sedia cantando Rossini. Le scenografie erano deliziose - genere “moderne ma intelligenti”; il finale del primo atto era il fuoco d’artificio nel fuoco d’artificio nel fuoco… che è, con la casa di Don Bartolo che letteralmente si alza in aria mentre dentro coro e cantanti (meno Rosina che resta a terra nella sua carrozzina) continuano a cantare (non oso pensare che sia, fisicamente, cantare un pezzo come quello sulle montagne russe). Juan Diego Flórez (su cui io ero scettica, l’avevo sentito agli Arcimboldi e “non era in serata”) era un tenore da lancio del reggipetto (e io sono un tipo da bassi-baritoni, non certo da tenori), Pietro Spagnoli scoppiettante come ogni buon Figaro, Joyce DiDonato ci ha convinti che una Rosina senza sedia a rotelle non è una vera Rosina (semi-cit, siete invitati a trovarla). Pappano - beh, Pappano è davvero straordinario, anche l’Amica che di musica ne sa ed è una melomane milanese (quindi: Scala, Scala e Scala) concordava.

Il pubblico si vuole divertire, come spesso capita da queste parti.3 E si diverte. E applaude. Tanto. Ci sono scrosci sui cinque minuti e passa a scena aperta - “scrosci” al plurale, molto plurale. E ride, come il Barbiere merita.

Undici, l’opera finisce. Io sono completamente a terra, eppure sono sulle nuvole e sveglia.

Ma quando perdo anche il treno per tornare a casa decido che, diamine, stavolta dò retta al marito (”buona fine di anniversario, amore”) e prendo un taxi. Che prende una scorciatoia, mi fa vedere un bell’angolino di Dulwich, e costa meno del previsto - gli lascio la differenza come mancia.

Lo sapete già che non ho resistito, “tanto devo dare il tempo alle medicine serali di fare effetto” (seee), mi sono vista la puntata di stasera sull’iPlayer della BBC. Non all’altezza della prima, non male - idee ne hanno. comunque. Ianto ha daddy issues e la battuta migliore, al solito (dopo aver scoperto che hanno cercato di farlo saltare per aria, la sorella chiede: “what sort of civil servant are you?” “Unappreciated ones”); Jack si vede poco ma - prima o poi sarebbe capitato - senza veli (sì, proprio senza veli); Eve Myles riesce a fare una faccia strepitosa al proposito (pensare che nella prima stagione pareva solo capace di sgranare gli occhioni e dire “Jàck”), i bambini fan sempre paura com’è giusto.

Un po’ di francese.

Questo post.

E ora a nanna. Domani ci si sveglierà con ben quattro ore e mezza di sonno, ma almeno il pomeriggio è libero.

  1. dolci parole []
  2. mettiamola così: almeno so che so riconoscere. []
  3. E’ uno dei motivi per cui mi piace andare a teatro qui. []
Jul
05
2009
9

In tutto questo,

il Pride di ieri è stato una delizia.

E non solo per la compagnia di una splendida blogger e scrittrice, che è sempre un piacere incomparabile rivedere.

Non ha piovuto (è bastato che comprassi un cappello), la parata era un meraviglioso turbinare di varia umanità: dalle Forze Armate ai Quaccheri passando per i dipendenti del trasporto pubblico, medici, avvocati, rugbyisti e giocatori di cricket e subacquei (Gay Lesbian Underwater Group, ossia GLUG - sto ancora ridendo), un alcune drag favolose, se non altro ingegneristicamente1, un paio di mediocri, e Stonewall che ha sempre lo slogan migliore del secolo,

some people are gay, get over it.

Non ho visto famosi attori (sì, Claudio, ce l’ho sempre con te per aver preso in braccio il capitano Jack Harkness John Barrowman :P).

Ho dato il mio contributo alla scienza, indicando quanto sono gay2 e lasciando il mio DNA a tre biologhe del King’s College che studiano eventuali origini genetiche dell’omosessualità femminile. Molto puntata di CSI. Molto carine anche le biologhe, va detto.

Mi sono commossa per le famiglie e per le coppie di vecchietti3, come sempre.

Foto a seguire.

  1. un abito che occupa metà di Regent Street ha i suoi perché architettonici []
  2. una simil-scala di Kinsey - in cui però si considerava non il comportamento quanto l’orientamento - da “mi piacciono solo i maschi” a “mi piacciono solo le femmine” passando per altri cinque gradi. []
  3. c’è anche il gruppo over-55, che orgamizza corsi di balli tradizionali scozzesi. Ditemi se non sono meravigliosi. []
Jun
25
2009
13

Guy’s Hospital - il centralino. Recensione.

Dovevo prenotare un appuntamento - o meglio, dovevo chiedere di anticiparne uno - al Guy’s Hospital.

(No, non è nulla. Sono io ipocondriaca. Ma non mi va di rischiare.)

Prima telefonata: mi si para davanti lo scoglio del centralino automatico che non mi capisce; mi sento Chekov nel nuovo Star Trek1, poi capisco che si chiama “Breast Clinic” e non “Breast Unit”2 quando dopo il terzo tentativo vengo passata a un operatore; l’operatore mi dice che il professore non è in studio, di riprovare dieci minuti dopo all’interno - che mi fornisce.

Seconda telefonata: l’infermiera chiede quale sia il problema, capisce rapidamente che no, sono sempre paziente lì anche se l’ultimo controllo era sei mesi fa, mi passa al signore che gestisce gli appuntamenti dandomi anche il numero interno nel caso cadesse la linea; la linea non cade, no, non ho il mio hospital number, spelling del cognome che viene capito alla prima volta3, appuntamento tra meno di due settimane4.

Tempo: venti minuti, cinque al netto dell’aspettare che il dottore rientrasse.

(Per il resto, dell’ospedale conosco solo la suddetta “Breast Clinic”, che mi ha sempre fatto una buona impressione - ma era solo una faccenda di controlli post-radioterapia, quindi nulla di trascendente. Ah, un’avvertenza: prendete bene nota di dove volete andare se entrate al Guy’s - meno al St.Thomas5. E’ enorme, labirintico, e rischiate di perdervi. Chiedetemi come lo so.)

  1. filate a vederlo. []
  2. io qui mi immagino la tetta gigante di Woody Allen che va in ospedale. []
  3. non mi capita quasi mai, nemmeno in Italia: quando andiamo fuori a cena diamo il cognome del marito; se sono con i miei e basta quello di mia mamma. Non è un cognome particolarmente strano, è un banalissimo cognome trentino che finisce pure in vocale: ma nessuno pare capirlo. []
  4. così non solo faccio l’anniversario di matrimonio con il marito alle Canarie, ma pure con il pomeriggio in ospedale. Spero che almeno passino con il té - di solito lo fanno. Fortuna che per la sera ho un biglietto per il Barbiere a Covent Garden. []
  5. che tu guarda è esattamente dove dovrebbe essere l’ospedale dove si svolge Smith & Jones. No, non ho visto blue box parcheggiati lì fuori. []

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