Lasciate perdere Peck1.
La miglior mostarda in commercio è qui, o almeno credo.
(Hanno anche delizie tipo pescetti e anguilla in carpione e nervetti, oltre ai classici cotechini, zamponi, affettati di ogni ordine e grado, e rosticceria varia.)
Lasciate perdere Peck1.
La miglior mostarda in commercio è qui, o almeno credo.
(Hanno anche delizie tipo pescetti e anguilla in carpione e nervetti, oltre ai classici cotechini, zamponi, affettati di ogni ordine e grado, e rosticceria varia.)
Mio zio di novantaepassanni dice che il buon cibo è l’unica ricetta della longevità. Vediamo di seguire i consigli dell’esperienza…
Exedra. Piazza Cadorna 2, tel 02 7200 0251.
Carpaccio di ricciola strepitoso, filetto di orata con uva delizioso (ma io ho un debole per il misto frutta+salato1 ); avendo visto la preparazione per un altro tavolo mi sono quasi pentita di non aver chiesto la tartare di secondo.
Servizio cortese e impeccabile (ma eravamo con un habitué, quindi vai te a sapere).
Porzioni non dal ristorante fighétta di cui ha tutta l’aria: belle sostanziose.
La Cantina di Manuela. Via Poerio, civico e telefono ve li trovate senza problemi.
Tortelloni al cotechino con crema di lenticchie. Praticamente un pranzo di capodanno sintetizzato - solido ma giustamente leggero. Grandiosi. Costoletta alla milanese classica. Dolci - oh, i dolci. Tortino di cioccolato, ribes e peperoncino: una sintesi di rotondoacutofrizzante per le papille che vogliono chiudere in bellezza. Mousse di panettone - una rivisitazione del panettone con crema di mascarpone resa soffice.
Prezzi: tra i trenta e i quaranta euro a testa, contando tre portate e il vino.
Non mi ricordavo il nome qualche tempo fa,ora lo so: Antica trattoria Mirazzano. Vera cucina milanese, con qualche puntata un po’ più a sud (salame d’oca, tipico ingrediente della Lomellina). Lasciate perdere i menu, andate à la carte - soprattutto consiglio cassoeula, cinghiale e oca, ma anche i risotti sono favolosi; la prossima volta che ci capito devo sperimentare il pollo alla diavola. Buon appetito.
(Ah, qualcuno potrebbe dedurre dal menù perché l’affermazione apodittica “la cucina italiana è leggera e povera di grassi” mi fa sempre un po’ ridere. A meno che non venga da un leghista, ovviamente. Ricordo ai presenti in sala che per fare un buon risotto per quattro ci vuole un etto di burro - anche qualcosa di più, a volte - senza contare un brodo di carne serio.)
Intanto, una considerazione - affatto originale, me ne rendo conto. Gli italiani sono piuttosto vari tra di loro - se esistono davvero, essendo cosi’ vari (su questo ho idee a giorni alterni). Se avete mai avete lavorato fuori dalla vostra regione, se avete avuto una relazione con qualcuno che veniva dall’altra parte della Penisola (la qui presente: tre anni e mezzo con una morosa di famiglia pugliese), sapete perfettamente che l’Italia e’ un Paese multietnico, multiculturale, multiquelchel’e’. Molto.
Seconda considerazione, corollario della prima, anche questa poco originale. Quando ero bambina io c’erano i terroni. Che si sapeva che erano poco raccomandabili. E comunque strani. Che avevano questa cosa della famiglia, e tenevano sottomesse le donne, e… (Linko Visconti perche’ mi pare piu’ in tono, ma anche i Soliti Ignoti potrebbe andare.) Oh, percarita’: a volte erano effettivamente diversi dai polentoni - vedi al punto sopra: l’accento era diverso, il codice per darsi appuntamenti pure, alcune cose che per un milanese erano assolutamente irrilevanti diventavano importanti e viceversa. Fatto sta che ai tempi di mia mamma non si affittavano loro le case, salvo che appartamenti fatiscenti. Ai miei tempi, semplicemente, si beccavano delle battute sul Vesuvio in eruzione - e andava ancora bene: mi raccontavano di simpatiche situazioni nella Provincia in cui la classe non parlava al compagno i cui genitori provenivano al di sotto della Linea Gotica. Dieci anni dopo, semplicemente, la questione era non-esistente o quasi, se non come dato di fatto: evidentemente si era giunti alla conclusione che diverso non implica incompatibile.
Terza considerazione, personale, ma che da’ una misura di quanto il mondo non sia immobile. Quando ero alle elementari non ero considerata una vera milanese, in quanto di padre trentino - e di nonni trentini, lodigiani e emiliani. Oggi passo per una bauscia presso i piu’. Sic transit gloria puritatis Mediolanensis.
A Milano e’ un problema. Anche per una donna, eh: non e’ che gli stronzi che ti vedono come un tocco di carne si fermino davanti all’eta’.
E no, non per gli immigrati, cari consiglieri della Lega “i negher vogliono violentare le nostre donne”. Perche’ quando ero bambina in giro erano tutti dalla pelle candida - i piu’ scuri erano siciliani - eppure la mia bella quota di maniaci me la sono fatta, compreso quel laido che allungo’ le mani in Piazza Cinque Giornate quando avevo tredici anni e in un secondo si ritrovo’ il mio ombrello a tre centimetri dalla zucca (scappo’ a gambe levate: grande soddisfazione, anche se piu’ di soddisfazione sarebbe stato farglielo trovare quattro centimentri piu’ vicino alla zucca; ma ebbi comunque i miei problemi a passare da quelle parti per i successivi tre anni).
Il problema pare piu’ essere legato all’avere i genitali all’esterno - ma anche qui, non vorrei generalizzare, che’ maschi rispettosi ce ne sono a bizeffe.
Ad esempio c’e’ il signor Pierfrancesco Maran, da cui oggi sono molto onorata di essere stata sposata. Copioincollo le sue proposte - e i suoi risultati in materia - da una mail che mi e’ arrivata da un’amica (grazie, Elena).
1) Il bus by night: da oltre un anno è attivo un servizio il venerdì ed il sabato dalle 2 alle 5. L’ho inventato io con altri colleghi di centro-destra (ma non la Lega). In pratica, finito il servizio del radiobus utilizziamo gli stessi pullmini, facendoli partire da alcuni punti particolarmente frequentati dalla movida notturna (p.za xxiv maggio, via Valtellina, c.so como, via pagano, v.le umbria, via castelbarco, via ripamonti) e riportando fin sotto casa all’interno del Comune di Milano il viaggiatore al costo del biglietto ATM. E’ un servizio utilizzato nell’arco del 2008 da 18mila utenti e garantisce, soprattutto alle ragazze, la possibilità di tornare a casa con la massima sicurezza.
2) Il taxi rosa. E’ stata una battaglia mia e di altri consiglieri, me ne occupo da oltre due anni. In sostanza l’idea è che il Comune tagli, attraverso contributi, per le donne sole che prendono il taxi di sera tutta la tariffa iniziale, uno sconto di circa 6 euro che incentiverebbe molte donne a tornare a casa col taxi dalle 22 alle 5. Questa proposta si è concretizzata nel bilancio 2009 attraverso un emendamento di Grassi (IDV) che ha finanziato il progetto con 30mila euro. La Giunta Moratti (che annuncia questo progetto dall’estate 2006) non ha ancora attivato nulla. Perché tra l’altro?
3) I posti riservati per le donne sugli autobus di notte. Si, proprio la proposta Salvini senza la parte razzista. C’è una mia mozione depositata da due mesi in Consiglio Comunale che chiede che sui mezzi di superficie, dalle 22 in poi, i posti seduti a vista del conducente, nella parte anteriore dei bus, siano riservati alle donne, in modo che durante il viaggio se ci sono problemi di sicurezza possano rivolgersi all’autista con più facilità. Il Consiglio non ne ha ancora discusso, ma c’è!
4) Ho depositato una mozione per la rete di bus notturni da attivare nel Comune di Milano. E’ una proposta dettagliata di 6 linee “N” con anche i percorsi disegnati. Su facebook hanno aderito oltre 4mila persone attraverso il gruppo “anche a milano i trasporti notturni – vogliamo i night bus”. Nella mozione è scritto, nero su bianco, che sui bus notturni deve esserci a bordo anche il controllore, per garantire maggiore sicurezza agli utenti (oltre che per far pagare il biglietto). Abbiamo scelto di investire sui bus, e non sulla metro di notte, sia perché a Milano ci sono problemi di manutenzione sulla rete metropolitana che impediscono di usarla tutta la notte, sia perché i bus costano meno della metro, sia perché sulla metro il problema non è tanto di sicurezza sui vagoni ma di difficile controllo della stazione. La mozione attende di essere discussa ma è depositata anch’essa da due mesi, anzi sarebbe proprio ora di discuterla.
5) Non è una proposta mia ma la segnalo ugualmente. I City Angels hanno chiesto da tempo all’ATM, per i loro volontari, la possibilità di viaggiare gratis sui mezzi pubblici, garantendo in cambio l’attività di presidio che già fanno in zone della città a rischio. Non hanno ancora ricevuto una risposta positiva.
La mail continua con l’invito a contattarlo per eventuali altre proposte - la mail la trovate sul sito linkato qui sopra.
[Ah, blogroll: Yossarian propone carrozze separate per i pirla (e' abbastanza lombardo, pirla?), Palmiro chiosa "nelle stesse carrozze - piombate, cosi' la gente per bene non si impressiona alla vista di certa gente - ci si fa viaggiare anche il titolista del Corriere (che btw e' diventato una merda, ci sto male a ripensare al Corriere di quando ho cominciato a leggere quello di mio padre da ragazzino) che pala di "provocazione" Provocazione un cazzo! Do you know Alabama in the sixties?". Almeno una parte di me tende a concordare. Un'altra parte e' piu' per la rieducazione, ma la vedo dura.]
Un post che dovevo scrivere da un mese, dalla mia ultima visita a Milano per la precisione. Avete in mente come mi piacciano gli elenchi di posti dove si soddisfa il palato? Beh, mi rendo conto di non averne mai dedicato uno alla mia citta’ natale. E’ ora di cambiare le cose. Un po’ di posti sono famosi, i piu’ sono piccoli e poco noti - altrimenti leggevate la Michelin, non la qui presente scribacchina.
(A questo punto i milanesi hanno capito in che quartiere sono cresciuta e dove sono andata al liceo, credo.)
Ah, SECca: se mi dici nome e indirizzo del luogo di delizie dove mi hai portata l’ultima volta, lo metto in lista. Gnocco fritto e raspadura: grande combinazione.
Locali storici. Ristoranti esclusi, stavolta.
Locali “etnici”. Che poi: per me anche il peperoncino e’ “etnico”, se si intende “ingrediente non presente nella cucina dei propri avi”.
Se fate una gita fuori porta a Pavia:
In chiusura, niente cibo. Ma - incredibile dictu - scarpe.
Frasi milanesi che mi sono sempre piaciute: “va’ a ciapaa’ i ratt” (vai al diavolo), “oh Signu’r de pueri’tt” (invocazione al Protettore della gente semplice), “trasu’ de ciucc” (del colore che potrebbe richiamare il rigurgito di un avvinazzato, molto utile per descrivere le villette nuove della provincia).
“Ma a Milano non c’e’ niente da vedere”: filate a Santa Maria delle Grazie (per l’Ultima Cena dovete prenotare, per il chiostro no), a Sant’Ambrogio, a farvi venire strizza in San Bernardino alle ossa, a Santa Maria presso San Satiro a farvi prendere in giro da Bramante, a perdervi per le viuzze (via Bigli soprattutto, scoprirete il legame tra Einstein e la contessa Maffei; ma anche via Spiga, e alla casa di Manzoni e a quella degli Omenoni), in San Fedele e piazza relativa, a Brera, e a salutare la Pieta’ Rondanini al Castello.
Come salire in Loggione (sempre che le regole di dieci anni fa siano ancora valide) un’altra volta, se volete.
A Milano,
Morale/1: se sei cattolico (meglio se immanicato con la Curia) sei - come dicevamo pocanzi - al di sopra di qualunque valutazione.
Morale/2: se non sei cattolico non sarai mai un cittadino italiano.
Mi fanno vomitare.
Se non sei un Vero Italiano Quindi Cattolico, si intende.
Copioincollo da qui:
Servizio civile, laicità e democrazia - 13/02/2009
Vorremo, in questo giorno in cui si celebra nelle nostre Chiese la libertà civile raggiunta il 17 febbraio 1848 raccontarvi una vicenda che ci è capitata non solo come Diaconia valdese, ente che gestisce per conto delle Chiese valdesi e metodiste in Italia diverse decine di giovani volontari del Servizio civile nazionale, ma anche, pensiamo, come cittadini.
Ripercorriamo brevemente i fatti:
- La settimana scorsa l’Ufficio nazionale del Servizio civile (Unsc), che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, ha divulgato l’invito a tutti i giovani volontari di Servizio civile a partecipare il 28 marzo a un’udienza dal papa. Nell’invito si diceva che l’udienza era valevole per i volontari come “formazione generale” (cioè rientrava tra la formazione che è per legge obbligatoria e a carico degli enti).- Il 6 febbraio la Csd-diaconia valdese ha diffuso una nota per manifestare il proprio stupore per l’iniziativa ed evidenziava come questa “marchi una disuguaglianza e ancora una volta la mancanza di un corretto riconoscimento dei relativi ambiti di azione della religione e dello Stato”.
- Subito sono state numerose le segnalazioni di condivisione alla presa di posizione della Csd-diaconia valdese e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia che contemporaneamente ha manifestato il proprio sconcerto per l’iniziativa dell’Unsc.
- Il 10 febbraio dall’Unsc è giunta alla Csd-diaconia valdese la seguente nota: “Con riferimento al Comunicato Stampa del 6 c.m. corre l’obbligo di precisare che non è consentito a chi è ispirato da pregiudizi ideologico-religiosi, valutare la portata formativa dell’incontro dei giovani del SCN con Sua Santità Benedetto XVI, illustre cattedratico, indipendentemente dal suo carisma di Sommo Pontefice. L’udienza dei giovani con Sua Santità, perciò, non inficia i valori fondanti del SCN citati - laicità compresa…”.
Faceva effetto leggere queste parole tra l’altro mentre ci si preparava a ricordare le libertà civili concesse ai valdesi con le lettere Patenti il 17 febbraio 1848.- Increduli, ma agguerriti e pronti a rispondere, l’11 febbraio abbiamo chiesto alla direzione generale del Servizio civile nazionale di confermare o smentire queste parole inammissibili in un Paese non solo laico ma anche democratico.
- Il 12 mattina il sottosegretario Carlo Giovanardi con delega al Servizio civile, ha deciso di prendere in pugno la situazione telefonando al presidente della Csd-Diaconia valdese, Marco Armand Hugon, intanto per smentire quanto affermato nella nota del 10 febbraio, affermazioni ritenute anche dal lui inammissibile, e per comunicare la decisione presa di non dare più valore di “formazione” all’udienza papale.
- Nella mattina stessa del 12 febbraio la dicitura “l’Udienza, è riconosciuta quale formazione generale” è scomparsa dall’annuncio pubblicato sul sito Internet dell’Unsc. Ora siamo in attesa, ma confidiamo che arriverà presto come del resto promessa e preannunciata dal sen. Giovanardi, la lettera ufficiale di scuse per la nota del 10 febbraio.
Il nostro racconto finisce, per il momento, qui: una vicenda inquietante conclusa meglio di come era iniziata.
Ma ci chiediamo: se tacevamo avrebbe imboccato la stessa strada?
Il 17 febbraio di cui si parla è questo. Se siete a Milano magari vi interessa fare un salto alle 18 in Piazza San Babila, dove si svolge una manifestazione a sostegno della proposta di legge di istituire il 17 febbraio di ogni anno la “giornata della libertà di coscienza, di religione e di pensiero”.
(Sempre a proposito di valdesi, potreste esservi persi la perla di Avvenire che ha usato “valdese” come insulto/insinuazione di appartenenza a Poteri Forti. Qui una rassegna stampa, qui e qui due repliche di valdesi.)
Mi arriva una lettera, e devo dividerla con i miei dodici lettori e mezzo - ci ho fatto una sonora risata, e magari a qualcuno interessa l’invito…
9 febbraio 2009 - ore 18.00
Da Bart a Barth
Per una teologia all’altezza dei Simpson
Centro culturale protestante di Milano, ovviamente.
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