May
27
2010
6

Voi che ne sapete:

qual è il miglior DVD del Ring di Wagner in circolazione? Boulez+Chéreau a Bayreuth? Altro? Ho bisogno di una dose di Richard W. e ho deciso che questa volta me la faccio anche visiva.

Per inciso: il documentario di Stephen Fry su messer Wagner mandato in onda da BBC4 è meraviglioso. So che saprete come procurarvelo.

Written by restodelmondo in: Calderone di post | Tags: ,
Jul
08
2009
6

Giornatina.

[Link e abbellimenti li aggiungo domani.]

Sveglia alle sei e mezza dopo tre ore di sonno - nemmeno le descrizioni delle manovre di Kutuzov facevano l’effetto-Valium sperato, anche perché continuavo a saltare avanti alla fine del secondo libro, a piangere di commozione, a tornare alle manovre, poi di nuovo al mio Pierre… Insomma, resta: sveglia alle sei con tre ore di sonno.

Mi rendo decente, impacchetto tutto il dovuto, diamine la borsa pesa ma non voglio perdere il treno e me la scammellerò, non si sa mai.

Treno perso per due minuti.

Vabbé, passiamo il quarto d’ora con un caffé e un succo di frutta.

Telefonata a mamma di buongiorno, divertitevi a vedere il castello, “ah, hai visto una scena di? Ma dài che hai capito che parlava con la sorella del suo lavoro, non è poco, hanno l’accento gallese, in America capirai tutto”.

Treno. Un signore meraviglioso mi fa passare verso l’ultimo posto a sedere.

South Kensington. “Alle 9 e 40 sono a lezione, amore - te lo dico adesso buon anniversario.”

“Je suis désolé, madame, est-ce-que vous pouvez me donner mon dévoirs de la dernière leçon?” (Antefatto: ieri sono stata male in stazione e ho saltato, incavolandomi come una iena. Devo studiarmi da sola il congiuntivo. Vabbé, è andata.)

Pranzo. Tiriamoci su andando da Tokyo Diner.

Chiuso per guasto all’impianto elettrico. Intanto piove.

Sul megaschermo in Leicester Square passa il trailer di Harry Potter. Al contrario - la gente cammina indietro, gli incantesimi rientrano nelle bacchette, la gravità è sfidata. Non si riesce a staccare lo sguardo dallo schermo. Lisergico.

Itsu a Long Acre. Proviamo il nuovo piatto. Mi dimentico di nuovo che i prezzi segnati non sono quelli eat-in. Amen, crepi l’avarizia.

Il piatto nuovo fa schifo, e mi toglie la fame. Pessimo segno.

Si gela. Anche con la giacca e la sciarpa di lana.

Corsa da Gap in Piccadilly Circus a prendere qualcosa in saldo a maniche lunghe e da Boots a prendere le calze.

Immantinente torna il sole in compagnia di almeno 22 gradi Celsius su Piccadilly.

Finalmente, quello per cui ieri fino alle tre continuavo a rigirarmi: Guy’s Hospital.

In ritardo, perché la Jubilee si ferma cinque minuti. Almeno stavolta non mi sono persa tra i reparti.

“Non c’è da preoccuparsi1, ma qualcosa c’è2. Fissa l’appuntamento tra un anno come al solito, però intanto facciamo mammografia e eco - tanto volevo iniziare a fartele. Ti chiamo non appena so i risultati. Venerdì questo ti va bene per gli esami?” Va bene. Quattro di pomeriggio e sì, ci sono le infermiere che prendono appuntamenti. Devo fotografare le vignette che hanno in reparto - umorismo da medici, mi piace sempre.

Quattro e dieci, sono a London Bridge. Comunico la notizia a marito e mamma.

“Amore, l’anno prossimo l’anniversario magari possiamo…” “Sì, lo passiamo insieme, o almeno ci proviamo. Intanto quando torno andiamo da Chisou e pasteggiamo a sake.” (Va anche detto che questa seccatura è la scusa per raddoppiare i festeggiamenti.)

Si sono riaperte le cateratte. Io fino a Bank non cammino. Vado verso la Northern. Ritardi. Torno indietro; Jubilee e Piccadilly fino a Holborn.

Cinque minuti per guardare la posta nell’atrio dell’università. La lettera che attendo non arriva.

Arriva l’amica.

Tour di Sainsburys per capire cosa prendere se ha solo un microonde per cucinare.

Dieci minuti in camera sua per darle tempo di cambiarsi, poi Masala Zone. Le piace, meno male.

Entriamo a Covent Garden al pelo.

Antonio Pappano sale sul palco e spiega che Rosina ha una caviglia rotta, quindi tutti i movimenti di scena sono stati modificati in due giorni per permetterle di cantare da una sedia a rotelle. Il pubblico applaude, felice e pronto a divertirsi.

Segue il miglior Barbiere della mia vita (almeno per ora). Per dire: quello meno bravo era Ferruccio-in-persona-Furlanetto, che alla sua età e alla sua corporatura zompa senza problemi su e giù da una sedia cantando Rossini. Le scenografie erano deliziose - genere “moderne ma intelligenti”; il finale del primo atto era il fuoco d’artificio nel fuoco d’artificio nel fuoco… che è, con la casa di Don Bartolo che letteralmente si alza in aria mentre dentro coro e cantanti (meno Rosina che resta a terra nella sua carrozzina) continuano a cantare (non oso pensare che sia, fisicamente, cantare un pezzo come quello sulle montagne russe). Juan Diego Flórez (su cui io ero scettica, l’avevo sentito agli Arcimboldi e “non era in serata”) era un tenore da lancio del reggipetto (e io sono un tipo da bassi-baritoni, non certo da tenori), Pietro Spagnoli scoppiettante come ogni buon Figaro, Joyce DiDonato ci ha convinti che una Rosina senza sedia a rotelle non è una vera Rosina (semi-cit, siete invitati a trovarla). Pappano - beh, Pappano è davvero straordinario, anche l’Amica che di musica ne sa ed è una melomane milanese (quindi: Scala, Scala e Scala) concordava.

Il pubblico si vuole divertire, come spesso capita da queste parti.3 E si diverte. E applaude. Tanto. Ci sono scrosci sui cinque minuti e passa a scena aperta - “scrosci” al plurale, molto plurale. E ride, come il Barbiere merita.

Undici, l’opera finisce. Io sono completamente a terra, eppure sono sulle nuvole e sveglia.

Ma quando perdo anche il treno per tornare a casa decido che, diamine, stavolta dò retta al marito (”buona fine di anniversario, amore”) e prendo un taxi. Che prende una scorciatoia, mi fa vedere un bell’angolino di Dulwich, e costa meno del previsto - gli lascio la differenza come mancia.

Lo sapete già che non ho resistito, “tanto devo dare il tempo alle medicine serali di fare effetto” (seee), mi sono vista la puntata di stasera sull’iPlayer della BBC. Non all’altezza della prima, non male - idee ne hanno. comunque. Ianto ha daddy issues e la battuta migliore, al solito (dopo aver scoperto che hanno cercato di farlo saltare per aria, la sorella chiede: “what sort of civil servant are you?” “Unappreciated ones”); Jack si vede poco ma - prima o poi sarebbe capitato - senza veli (sì, proprio senza veli); Eve Myles riesce a fare una faccia strepitosa al proposito (pensare che nella prima stagione pareva solo capace di sgranare gli occhioni e dire “Jàck”), i bambini fan sempre paura com’è giusto.

Un po’ di francese.

Questo post.

E ora a nanna. Domani ci si sveglierà con ben quattro ore e mezza di sonno, ma almeno il pomeriggio è libero.

  1. dolci parole []
  2. mettiamola così: almeno so che so riconoscere. []
  3. E’ uno dei motivi per cui mi piace andare a teatro qui. []
May
21
2009
4

L’opera non è un passatempo per signorine.

Sono tornata su, sto studiando e scrivendo, e sono ricascata nel tunnel di Wagner.

Eh, sì, Richard Wagner.

Oh, ciascuno ha i suoi guilty pleasure.

C’è chi sa a memoria Dawson’s Creek, per dire. Chi riconosce le canzoni degli Abba e di Raffaella Carrà dalle prime quattro battute. (Sto guardando te, sì.) Chi segue con ansia la vita sentimentale di Lindsay Lohan1.

Comunque. Io son qui che mi mangio le mani per non aver messo le zampe su un biglietto per il Ring di quest’estate alla Royal Opera House: quattro opere in quattro giorni, ero pronta a vedermele in piedi (e nel caso del Götterdämmerung sono più di quattro ore intervalli esclusi) - a dirla tutta una parte di me è tentata di dar fondo al conto in banca per uno dei posti di platea (se sono rimasti, no, non devo controllare se sono rimasti), non lo farò ma sono ben conscia della tentazione.

Intanto, considerato che devo ancora mettere sul nuovo computer il Wagner che ho, mi rifaccio con YouTube. Ovviamente va malissimo, visto che Wagner va ascoltato tutto di fila - è un flusso continuo (non aria - recitativo - cabaletta - recitativo - duetto - eccetera) che segue una storia, e una storia in cui succedono anche un bel po’ di cose. Quindi su YouTube finisci con frasi tagliate a metà, musicali e non - brutta roba.

E poi, su YouTube ci sono anche i nefasti commenti. Non dovrei leggerli, lo so. Ma ogni tanto capita. E, oltre ai soliti melomani piagnoni2, ti trovi delle perle.

Ad esempio. Finale del primo atto della Valchiria. Lo sfigatissimo Siegmund, dopo una vita da outsider, ritrova sua sorella Sieglinde nella donna di cui si è innamorato a prima vista; lei ritrova lui e ricambia; grazie a Sieglinde il nostro Siegmund riesce a trovare la spada Notung promessagli da loro padre e a (nudge, nudge, wink, wink) estrarre Notung dall’albero dove è fissata. Siegmund e Sieglinde cadono l’uno nelle braccia dell’altro, poi per terra, e iniziano a far sesso sfrenato mentre cala il sipario. Ah: questo l’ha scritto Wagner - non proprio “sesso sfrenato”, ma ha dato indicazioni precise sul fatto che i due debbano rotolare per il palcoscenico. E la musica è piuttosto chiara, per così dire, con tutti quegli acuti. Al che qualcuno commenta:

I believe Notung represents Siegmund’s weiner.

Maddài?

Comunque, è interessante questo pregiudizio per cui l’opera è tutta perbenino. Poi il mio studente va a vedere il Don Giovanni è se ne esce con un “but it was lewd!” - assolutamente stupito. E non sapendo l’italiano probabilmente si è perso una bella fetta di doppi sensi3. Ho il sospetto che se si sapesse la verità un po’ di più in giro ci sarebbero più persone interessate al genere.

(La faccenda “era nazista/non era nazista” un’altra volta. Sì, Meyerbeer gli stava sulle palle4, e non si è fatto troppi problemi a usare il fatto che fosse ebreo per insultarlo. Resta che Orff era proprio nazista, e nessumo si fa troppi problemi per i Carmina Burana.)

  1. grazie V. per tenerci aggiornati, e spero si trovi una brava ragzza non troppo magra e faccia un altro Mean Girls, e qui divaghiamo []
  2. “La Scala non ha più soprani…” - citazione, vediamo se riconoscete la citazione. Aiuto: c’entrano una Carlotta e la sua amica. []
  3. E ancora che non era l’ultimo atto delle Nozze di Figaro (che resta la cosa più saggia in materia di amore coniugale e gelosia che abbia mai visto, ma anche qui, non divaghiamo). []
  4. come un mucchio di gente, il signor Richard W. doveva essere un bel caratterino []
Apr
30
2009
3

Urgel viva!

(Seguono spoiler. Ma di solito all’opera si va sapendo la trama, quindi non mi pare cosi’ grave. Seguono anche succosi dettagli inediti della mia vita.)

Nulla di meglio di un bel Trovatore per tirarti su il morale.

Se poi la regia e’ tutta una citazione viscontiana[1]-risorgimentale, con Manrico in camicia rossa, Azucena che pare Anita Garibaldi, Leonora vestita da Alida Valli, aquila degli Asburgo in bella vista, bei duelli non “ci diamo due colpi stilizzati” ma “duellone romantico da cappa e spada”[2].

Se i cantanti son bravi (oh, io non sono un’esperta: ma piu’ che degni mi son sembrati proprio), e Manrico e’ pure quel gran bel figliolo di Roberto Alagna (marpione? certo. Tenore).

Azucena ha sbagliato un verso (ha cantato quello dopo, poi si e’ ripresa con assoluto aplomb), Leonora nel primo atto aveva un trucco un po’ da passeggiatrice (troppo rosso sulle labbra), un corno ha mancato di una frazione un attacco (dice il marito, io non l’ho sentito), il Miserere era un po’ veloce per i miei gusti.

Non me ne importa nulla.

Uno puo’ fare il blase’ quanto vuole, la musica in sei ottavi e il libretto dal linguaggio aulico (con quell’”infame” che segna drammaticamente la provenienza napoletana del librettista, e le vette di “come d’aurato sogno fugente imago”[3]), la trama che non regge, il protagonista che e’ un fesso e pure un po’ invischiato in un rapporto incestuoso con mamma-che-poi-non-e’-mamma[4], la protagonista che e’ una masochista (se dovete seguire un link di questo post, seguite questo). Tutto vero, percarita’.

Vero che e’ dura trattenersi dal chiosare il “Non son tuo figlio, e chi son io, chi dunque?” con un “Tu sei un tenore, quindi un pirla[5] - e l’hai appena dimostrato”. (Se non avete mai sentito il Trovatore: “mamma” ha appena rivelato di aver fatto fuori suo figlio al posto del figlio del suo rivale.)

Vero che il facepalm del marito quando Azucena ha gridato proprio il nome di Manrico proprio nell’accampamento del Conte di Luna era giustificato, e non lo dico perche’ e’ il marito.

Ma intanto: come notava Luca Fontana in un pezzo per Diario anni orsono: Il Trovatore e’ la somma di una serie di ossessioni ache si combinano in qualcosa di assolutamente, tipicamente, italiano. E se sei nato e cresciuto in Italia non puoi non ritrovarci qualcosa - se non di quel che sei - di quello in cui sei venuto su: e non resti del tutto indifferente.

Un elenco. Il pregiudizio contro la zingara, la mamma che-ce-n’e'-una-sola (anche quando non proprio) e che a colpi di passivo-aggressivo ti distrugge la vita (strepitosa la regia di certi momenti in cui Manrico non poteva far altro che mettersi le mani nei capelli, come a dire “ancora questa storia che soffre tantotanto se non faccio esattamente come dice lei, che cavolo rispondo”), la gelosia per la donna, l’eroismo che va di pari passo con l’idiozia, ovviamente la lotta tra fratelli; e persino la sensazione che la situazione possa sempre essere tragica (il libretto e’ un fiorire di scene splatter, e alla fine muoiono praticamente tutti[6]) non e’ mai seria: come puoi prendere sul serio un pezzo in sei ottavi pronto per essere usato dalla banda del paese?

Ma poi. La musica di Verdi e’ potente, seiottavi o no. Ti lascia senza fiato, anche se la conosci e ti aspetti ogni battuta. E’ bella, santinumi, bella. Ha dei momenti in cui l’armonia fa dei salti mortali e dei giochi di prestigio che non ci credi - con l’aria di essere la cosa piu’ naturale del mondo, come capita con tutti i grandi giocolieri. Solo che non e’ naturale, nemmeno un po’. Un dettaglio: uscendo dal teatro il marito commentava “ma un pezzo ha un contrappunto che pare scritto cinquant’anni piu’ tardi” (il finale della prima scena, atto primo - credo).

La maggior parte dei personaggi sono meglio del loro libretto. Manrico e’ un idiota (vedi sopra): ma anche un ragazzotto (ha diciassette anni, a occhio[7]) con una mamma ingombrante che vuole farsi strada (”giovinetto i passi tuoi d’ambizione lungi movea”, nelle parole di mamma) - probabilmente anche per mettere un po’ di spazio tra se’ e l’ingombrante genitrice che a ogni occasione ha una bella allucinazione splatter a base di roghi (”gia’ l’arso crine al ciel manda faville / osserva le pupille fuor dell’orbita loro” - ecco, una roba cosi’ come favola della buonanotte e vedi tu se non cresci con qualche issue). Leonora - no, Leonora in effetti e’ indifendibile: e’ gia’ stato detto molto qui (il link di sopra), aggiungeteci quel “entro in convento / no non entro in convento” e la fine programmazione del piano nel quarto atto… Ma il Conte, invece. Un baritono in un’opera italiana: e’ cattivo, amen. E invece e’ innamorato davvero, come un fesso (se era intelligente non si innamorava di Leonora, che va bene che l’amore e’ cieco ma a tutto c’e’ un limite), e non ha tutti i torti a voler vendicare il fratello (anche qui, nella mia fanfic me lo immagino cresciuto a colpi di “ah, il tuo fratellino, quello che la zingara ha ammazzato, lui si’ che era buono”: devastante). E Azucena, che si e’ vista la madre bruciata perche’ della razza sbagliata (iniziamo bene), e ha fatto la grossa cazzata, e ora tira avanti avvinghiata alla famiglia ideale che si e’ costruita: lei, il suo figlio-che-non-e’-suo-ma-e’-meglio-che-suo, e lo spirito di mamma a vegliare.  Cosi’ attaccata al modello che non solo manda tutto a catafascio quando il figlio vuol portare a casa una nuora, ma addirittura non salva il figlio facendo l’unica cosa logica - dire al Conte che cosa e’ successo. Certo, lei finirebbe al rogo comunque: ma almeno il suo amato Manrico avrebbe una chance. Last but not least, Ferrando: un uomo che regge la baracca da vent’anni almeno, con quel pisquano del Conte che non vede altro che la sua Leonora anche se c’e’ una guerra civile in corso - una guerra che sarebbe persa se non fosse Ferrando e i suoi uomini: suoi di Ferrando, che’ se il Conte sta sveglio per guardare le finestre della fanciulla Ferrando sta sveglio a tenere compagnia ai soldati tenendo viva la memoria di quel che e’ la famiglia di Luna. E li’ parte l’”abietta zingara”, e - si’ certo, come dicevo nella nota qui sotto: e’ uno stronzo  razzista, ma c’ha piu’ classe lui che tutto il resto della compagnia.

Basta, direi che ho detto fin troppo. Anche con la carica data dal Trovatore di piu’ e’ meglio che non scriva.

Ma volete mettere, i duelli?

[1]  C’e’ un complesso rapporto tra me, mio padre e Luchino Visconti. Atto primo. Avevo otto anni, non guardavo quasi televisione e vedevo poco cinema; mio padre mi porto’ all’unica lezione che tenne in un liceo. A Siena, per la precisione[1.1]. Tema: analisi delle immagini (mio padre nella vita fa quello - anche quello, meglio; comunque lo fa piuttosto bene). Il genitore mostra la prima sequenza del Gattopardo, e si dilunga sul simbolismo delle tende. Io vedo che il mio vicino di posto ha un orologio digitale con la calcolatrice, e gli propongo di prestarmelo in cambio delle mie palline magnetiche (eravamo proprio negli anni ‘80). Una cosa tira l’altra, e le ultime due file della classe non seguono la lezione per colpa mia. Io tentai di scusarmi con un “ma stavi dicendo che le tende si muovono, e quello lo vedevano tutti” - niente, bandita per sempre dalle sue lezioni, conferenze, seminari e quant’altro. Atto secondo, circa dodici anni dopo. Non avevo smesso di essere una rompipalle, ma in compenso ero anche una cinefila (anche se il termine non mi e’ mai piaciuto). Insomma: mi ero fatta una piccola cultura in materia, e anche io andavo in sollucchero perche’ le tende si muovono e quindi. Andavo molto in sollucchero, anzi. Mi sarebbe anche piaciuto seguire una delle lezioni del genitore, ma il bando era sempre in vigore. Mio padre e io stiamo discutendo, come quasi sempre, e lui lascia cadere la definizione-bomba del nostro rapporto: il tuo problema e’ che sei viscontiana, io sono rosselliniano. Ce la rimpalliamo da allora, con variazioni (che possono o non possono coinvolgere La nave bianca) - e fan dieci anni e qualcosa.
[1.1] L’albergo dove alloggiavamo era piuttosto bello, ma aveva un problema: dava sullo stadio. Il giorno della partita. Siena-Livorno. Mio padre non e’ una beghina (una tavola di Crepax e’ sempre stata in salotto senza problemi), ma quando ero bambina non si e’ mai tirato indietro dal decidere che “per quello non sei ancora abbastanza grande”, e ogni volta che qualcuno usava un termine “non adatto” mi spiegava che “quella parola non si dovrebbe usare”. Quel pomeriggio desistette da quest’ultima attivita’ dopo dieci minuti, per KO.
[2] Inutile, i duelli sono una mia passione. Effetti collaterali di un’infanzia salgariana (non vedevo quasi la televisione, qualcosa dovevo pur fare, no?).
[3] No, non vale “erano centocinquant’anni fa”: Lorenzo Da Ponte era duecentoventi anni fa e certe cose non le faceva.
[4] Dicevamo: Azucena era un’Anita. E Manrico un garibaldino. Un capo garibaldino. Garibaldi meno la barba? Forse. Leonora in tutto questo - come dire - ha qualche problema a trovare spazio. Peraltro: c’era tutta una progressione del vestito di Leonora da dama di corte a zingara - come Azucena: come se Leonora sapesse che Manrico al dunque non amera’ mai altri che Azucena.
[5] Datemi un ruolo cantato da un tenore che non sia il ruolo di un pisquano. Al piu’ mi viene in mente Almaviva, la cui intelligenza si riassume nel rendersi conto che non ce la fa, e allora meglio affidarsi a Figaro. Ma la mia cultura operistica e’ penosa, eh.
[6] La battuta finale del Conte mi fa sempre pensare che lui sia il prossimo, via suicidio. Il che lascerebbe solo Ferrando, Ines e Ruiz. Il primo c’ha sessant’anni per gamba, gli altri son come il due di bastoni quando la briscola e’ denari. (Sempre detto che Ferrando e’ il migliore. Anche se e’ uno stronzo razzista, ovviamente.)
[7] “un fanciul, prole di conti, involato al suo castello / son tre lustri”. Piu’ di diciott’anni non ha. E ha incontrato Leonora che aveva sedici anni, visto che era una “lunga stagion” prima.

Powered by WordPress | Theme: Aeros 2.0 by TheBuckmaker.com