ma è comunque una bella soddisfazione: mi hanno upgraded a PhD student.
Adesso restano da trovare quei due cavolo di risultati originali che mancano.
ma è comunque una bella soddisfazione: mi hanno upgraded a PhD student.
Adesso restano da trovare quei due cavolo di risultati originali che mancano.
Ho appena avuto risposta dal Brasile, e subito mando una domanda per andare a una conferenza in Danimarca. Intendo prosciugare ogni fondo di ricerca a mia disposizione in biglietti Ryanair (ma dovrò pagare da me l’assicurazione sanitaria per il Brasile, temo - e temo sarà un bel salasso data la mia Nota Condizione Medica).
Ora mi riprendo - dall’emozione di pranzare accanto alla mia bibliografia, dalle gaffe che ho fatto perché sono ancora ignorante come una capra in troppe cose, dal fatto che le prime sessioni erano alle 8:30 e le ultime (almeno i primi giorni) finivano alle 21:30 - segue abbondante dose di vino.
Ho anche due problemi da risolvere, nuovi.
E due conferenze a cui andare.
Una è quella in Brasile (mi hanno preso! borsa completa! viaggio e alloggio! se qualcuno sa qualcosa su San Paolo del Brasile mi dica!).
Prima scenetta: Cosa può unire un giordano e un israeliano? 1. La computer science 2. La constatazione che Petra va visitata (ma non d’estate) 3. Il caffé al cardamomo 4. Tutte le precedenti. (Risposta: 4.)
Seconda scenetta. Premessa: i posti a tavola sono assegnati secondo un criterio casuale per massimizzare lo scambio intellettuale.
Pranzo. Il Ritorno della Rockstar Greca. E non solo, c’è anche l’autore dell’altro 1 paper fondamentale del campo. Detto tutto.
Cena. Signore alto due chilometri. Mi chiede della mia ricerca, racconto. Si dice molto interessato a sentire la presentazione (non la faccio io, è il turno del collega teutonico, mercoledì). Passo il piatto con la cotoletta, noto il nome. “Sorry, ma M. come l’esempio di…?” “Mah, sì, vecchia roba.”
Morale: a pranzo ero accanto alla mia tesi di master, a cena accanto alla prima parte di quella di dottorato. Considerato che non ho ancora una seconda parte sono molto curiosa di capire accanto a chi sarò domani a pranzo.
Vado a nanna, qui si inizia a lavorare presto e si finisce tardi…
[E non siamo nemmeno due donne come preventivato, siamo ben in cinque.]
Prima conferenza dell’anno: lo sciopero della British Airways.
Seconda conferenza: il vulcano islandese.
Terza conferenza: non vado per mancanza di fondi. Ma inizio a pensare che sia un bene, visto il trend.
Relatore: “Ecco, devo dirti una cosa a proposito del Convegno.”
RdM: “Tutto bene?”
Relatore: “Sì, solo che ci sono state un paio di rinunce ed insomma… siete due donne. Su tutto il convegno, siete due.”
Non gli ho risposto “beh, saremo il doppio di quel che siamo di solito al tavolo del pranzo” - perché (a) è il Relatore (b) in fondo è carino che si preoccupi, no?
[L'Altra è un'organizzatrice del Convegno. Giusto per dire che il soffitto non è così impermeabile, o almeno si spera.]
La presentazione è andata, e sono anche riuscita a parlare con il Grosso Matematico.
Sospiro di sollievo.
In compenso il posto dove siamo è una specie di Disneyland in mezzo a una città di mare d’inverno (siamo a Yasmine Hammamet, non Hammamet: il che è più o meno come dire Rapallo-ma-con-più-cemento e non Genova). La mestizia è totale, convegno a parte1: e quindi si è deciso per la fuga in anticipo2 (memo per il futuro: sempre prendere biglietti con possibilità di cambio).
E questo pomeriggio, Cartagine. Non vedo l’ora.
Ieri sono stata per un giorno a Liverpool. Niente docks, niente Penny Lane - questa bella cosa qui. La registrazione dell’inaugural lecture di Paul Goldberg dovrebbe apparire su YouTube prima o poi (il suo biondoboccoluto figlio registrava) e ve la consiglio vivamente (è una spiegazione divulgativa E precisa).
Ho fatto le mie gaffe (tipo non riconoscere il primo conferenziere della giornata alla fine della giornata medesima - a mia discolpa, mi ero alzata alle 4:30 di mattina).
Ho ritrovato un po’ di persone.
Ho visto il mio nome su una slide, è stata una bella soddisfazione.
Il rientro è consistito in due ore e mezza di pendolino in cui abbiamo1 cercato di costruire quel cavolo di algoritmo. Continua a sfuggire, il fellone.
Arrivata a casa alle undici di sera (ribadisco: sveglia alle 4:30). Sto ripigliandomi ora.
Farò la mia prima relazione a un convegno.
Ad Hammamet.
No, davvero, ad Hammamet, quella Hammamet!
(Tutto questo è per distrarmi dal fatto che parlerò davanti a un Mostro Del Campo del suo algoritmo. Che devo ancora capire. Che ho un mese per capire. Aiuto.)
E’ un vecchio aneddoto a sfondo matematico, quello del diario di Julia Robinson che consiste solo in “Lunedì, provato a dimostrare teorema. Martedì, provato a dimostrare teorema.” fino a “Venerdì, teorema dimostrato falso.”
Beh, ci ho messo (ci abbiamo messo) due mesi.
Ma quel che cercavamo (non lo chiamerei teorema, più una proposizione) è stato dimostrato.
Falso, ovviamente.1
(Il Teutonico Relatore ha lanciato un urlo, letteralmente. Il Genietto Oggettivista non ci credeva. Io me ne accorgerò tra qualche giorno, infatti scrivo queste righe a mo’ di puntura di spillo per testare la realtà e non il sogno.)
(Ah, abbiamo anche firmato il contratto per la casa.)
[Un post di fatti miei.]
La presentazione sul teorema di Scarf (1967) nella dimostrazione di Aharoni e Holzman (1995), detta anche “perché non scrivo nulla da un po’”, è andata. Come sempre l’avevo preparata troppo lunga, ma mi piaceva troppo metterci anche un’applicazione in teoria dei grafi; almeno l’Olandese Cortese, che si occupa di grafi e calcolo combinatorio, ha apprezzato. Ah, la dimostrazione in questione non l’abbiamo ancora capita del tutto (plurale non majestatis)1: ma ora la domeremo (lo stiamo dicendo da due settimane).
Ho detto una cazzata (pardon) al Libanese Entusiasta a proposito del calcolo degli equilibri di Nash in strategie pure guardando solo la matrice dei payoff (puoi farlo anche con più di un equilibrio). Ho prontamente rettificato non appena me ne sono accorta. E’ stato quando mi sono svegliata con il “che diamine ho detto” alle cinque di mattina, ma capita a tutti, no?
Ho l’autografo di Jorge Cham e un suo disegno (”Chi vuoi?” “Beh, Cecilia, ovviamente.”) sulla mia copia di Piled Higher and Deeper chapter 4 - Academic Stimulus Package. Sono stata anche una delle due persone in sala a ridere per la battuta sulla regola di L’Hôpital. Temo che questo faccia di me una nerd, ma almeno una nerd felice.
La solicitor (che riconosce la mia voce al telefono, tanto non mollo l’osso) dice che il contratto è sul suo tavolo. Dovremmo essere nella Casa Con Cantina (un selling point della casetta insieme all’essere stata risistemata davvero bene) prima del mio compleanno. Ovviamente ora salta fuori un appartamento nella mia via preferita del quartiere, ma - come mi fa notare il marito - (a) non ci si tira indietro adesso, sono i miei cold feet a parlare (b) è un appartamento, meno vendibile se dovessimo stare stretti in una-stanza-uno-studio2, soprattutto considerando che (c) le spese condominiali folli al limite (destro) dell’idiozia lo rendono, sui tempi di un mutuo, caro come una casa. In chiesa ogni domenica ho da parte di tutta la comunità una pletora di consigli in proposito che la metà basta, il che mi fa sentire molto - non proprio coccolata, ma cared for. E mi fa pensare a un possibile housewarming party molto variegato. (E il prossimo che mi chiede se gli inglesi sono freddi, ecco.)
Quasi dimenticavo. Non devo più comprimere due specialisti: uno dei due mi ha detto che per quanto li riguarda io posso andare avanti chiedendo le ricette al medico di base, arrivederci solo in caso di emergenza o se tra cinque anni sono stata sempre bene e decido di provare a togliere le medicine3.
Faccio un post su quello che studio, promesso. E una postilla al post sulle pappe londinesi.
Ma questo finesettimana, riposo!
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